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  • La VII CONFERENZA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE

    UN IMPEGNO ISTITUZIONALE UNANIME

    La VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, svoltasi a Roma venerdì 7 novembre 2025, ha rappresentato un momento cruciale di confronto politico e sociale, ponendo il tema della prevenzione, del trattamento e del contrasto alle dipendenze al centro dell’agenda nazionale. L’evento ha messo in luce la necessità di un intervento sistemico, congiunto e prioritario da parte di tutte le istituzioni statali e della società civile, sottolineando la complessità del fenomeno nel contesto contemporaneo. La conferenza è stata caratterizzata da interventi di alto livello che hanno concordato sulla serietà della sfida e sulla necessità di una risposta unitaria.

    Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fornito un contributo determinante, lanciando un appello per un “impegno corale” della nazione. Questa espressione sottolinea come la lotta alle dipendenze non possa essere delegata a un singolo settore (sanitario o repressivo), ma debba coinvolgere pienamente le istituzioni, le scuole, le famiglie e le comunità. L’intervento del Capo dello Stato ha rafforzato il senso di responsabilità collettiva verso una problematica che tocca la salute pubblica, la coesione sociale e il futuro delle nuove generazioni.

    Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha allineato la posizione del Governo, ribadendo che il contrasto alle dipendenze è una “priorità dello Stato”. Questa dichiarazione impegna l’esecutivo non solo sul piano repressivo, ma anche in termini di allocazione di risorse, sviluppo di politiche di prevenzione efficaci e rafforzamento delle reti di supporto e recupero. La sua enfasi sulla “priorità” indica una volontà politica di agire in modo deciso per affrontare le nuove forme di dipendenza, sia da sostanze che comportamentali.

    Un momento di profonda riflessione è stato offerto dal videomessaggio di Papa Leone, che ha aperto i lavori della conferenza focalizzando l’attenzione sul contesto psicologico e sociale che rende i giovani vulnerabili:

    “La paura del futuro rende i giovani fragili.” Questa osservazione mette in luce come l’incertezza economica, la pressione sociale e la mancanza di prospettive possano agire da fattori di rischio, spingendo le nuove generazioni a cercare rifugio nelle sostanze o nelle dipendenze comportamentali (come il gioco d’azzardo online o la dipendenza digitale). Il messaggio papale invita a guardare alle dipendenze non solo come un vizio o un crimine, ma come un sintomo di disagio esistenziale e sociale.

    Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è intervenuto con una dichiarazione decisa, toccando il dibattito sulla percezione delle sostanze illecite:

    “I derivati dalla cannabis non hanno nulla di leggero.”

    Questa affermazione mira a contrastare la tendenza alla minimizzazione dei rischi associati ad alcune sostanze, in particolare tra i giovani, e ribadisce la linea dura del Governo in materia di prevenzione. L’intervento del sottosegretario sottolinea la preoccupazione per gli effetti neuropsichiatrici e i rischi per la salute mentale legati all’uso anche occasionale, respingendo l’idea di una “cannabis leggera” come ossimoro sanitario e sociale.

    Nel complesso, la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze ha stabilito un punto di svolta, passando dalla semplice analisi del problema a una dichiarazione di mobilitazione istituzionale unificata per affrontare un fenomeno in continua evoluzione e dalla complessa radice psicofisiologica e sociale.

    Ma perché si diventa dipendenti da qualcosa o qualcuno per la psicologia?

    Secondo alcune posizioni rilevanti nel mondo della psicologia si diventa dipendenti da qualcosa o qualcuno perché la dipendenza offre un meccanismo, seppur disfunzionale e temporaneo, per modulare stati emotivi interni spiacevoli e per soddisfare bisogni psicologici fondamentali.

    Il processo è complesso e coinvolge l’interazione tra neurobiologia (il circuito della dopamina), fattori psicologici individuali e il contesto sociale.

    La dipendenza non è semplicemente una “mancanza di volontà”, ma il risultato di un profondo processo di apprendimento e adattamento disfunzionale.

    La ragione psicologica più forte è la modulazione emotiva negativa:

    Fuga dal Disagio: La sostanza o il comportamento dipendente (il trigger) viene utilizzato per soffocare o anestetizzare stati emotivi interni difficili da tollerare, come ansia, noia, solitudine, trauma o depressione.

    Riduzione del Carico Allostatico: In termini psicofisiologici, la dipendenza fornisce un sollievo immediato dal Carico Allostatico (l’usura dovuta allo stress cronico), anche se il sollievo è illusorio e a lungo termine aumenta il carico.

    Anedonia: Col tempo, l’uso cronico desensibilizza il circuito della dopamina, portando all’anedonia (incapacità di provare piacere) nelle attività normali. A questo punto, il dipendente usa la sostanza/comportamento non più per “stare bene”, ma per evitare di “stare male” o raggiungere un livello emotivo “normale”.

    Il cervello impara rapidamente a collegare lo stimolo (la sostanza o la persona) al sollievo o al piacere: l’uso iniziale provoca un rilascio massiccio di dopamina nel Nucleus Accumbens (il circuito del reward), che il cervello etichetta come un comportamento essenziale e da ripetere.

    Il sollievo che si prova dalla crisi d’astinenza o dal disagio emotivo, rinforza ulteriormente il comportamento, spingendo all’uso successivo.

    Quando la dipendenza è rivolta a una persona (dipendenza affettiva o relazionale), il meccanismo è simile, ma il trigger e la ricompensa sono sociali. La dipendenza affettiva sorge spesso da un attaccamento insicuro formatosi nell’infanzia. La persona dipendente cerca di soddisfare in modo esclusivo e compulsivo il fondamentale bisogno di sicurezza, valore e appartenenza attraverso il partner. Il partner dipendente utilizza l’altro come un mezzo per co-regolare le proprie emozioni, senza sviluppare l’autonomia emotiva. La paura dell’abbandono è il motore primario. Anche nelle relazioni, la dopamina è coinvolta: nei momenti di riavvicinamento o il superamento di una crisi relazionale (dopo un periodo di “astinenza” emotiva o conflitto) possono innescare un forte rilascio di dopamina, rinforzando il ciclo disfunzionale di conflitto e riconciliazione.

    La psicologia inquadra la dipendenza attraverso il modello Biopsicosociale, che integra tutti i fattori:

    Biologici: Genetica, alterazioni del circuito dopaminergico, funzionamento dell’Asse HPA.

    Psicologici: Storia di traumi, bassa autostima, difficoltà nella regolazione emotiva, stili di coping disadattivi.

    Sociali: Contesto socio-culturale (come l’Era della Dopamina), pressione dei pari, isolamento o disfunzioni familiari. Aumentare la consapevolezza dei rischi del comportamento e dei potenziali benefici del cambiamento può rappresentare la svolta. L’individuo riconosce l’esistenza del problema e sta attivamente pensando di cambiare (solitamente entro i prossimi sei mesi), ma è ancora ambivalente.

  • STILE DI VITA E DNA: QUANDO IL DNA NON E’ IL TUO DESTINO!

    Sapevi che il DNA non è un destino immutabile?Un numero sempre maggiore di studi dimostra come lo stile di vita possa influenzare l’espressione dei geni.


    Epigenetica: Il DNA come Spartito

    Il DNA è spesso paragonato a una libreria di istruzioni o a uno spartito musicale mentre lo stile di vita è il “direttore d’orchestra” che influenza quali sezioni dello spartito genetico vengono eseguite. Lo stile di vita (comportamento e ambiente) può alterare l’epigenoma attraverso processi come la metilazione del DNA e le modifiche degli istoni, influenzando direttamente la tua salute. Ciò può avvenire sia attraverso l’alimentazione (Nutrigenomica) e sia attraverso l’esercizio fisicom (in quanto l’attività fisica regolare (anche in dosi moderate) è un potente segnale epigenetico). L’esercizio può alterare i marcatori epigenetici nelle cellule muscolari, migliorando l’efficienza metabolica. A livello cerebrale, può influenzare l’espressione di geni legati alla neuroplasticità e alla salute cognitiva. Lo stress cronico (un alto carico allostatico) innesca un rilascio prolungato di ormoni come il cortisolo che può causare modifiche epigenetiche che alterano la regolazione dei geni coinvolti nella risposta allo stress e nell’infiammazione. Le pratiche di benessere (Mindfulness, sonno di qualità) agiscono invertendo o prevenendo queste modifiche, promuovendo la resilienza biologica. E’ stato anche dimostrato come l’isolamento sociale sia uno stressor potente, mentre le relazioni positive sono protettive.Le ricerche dimostrano che vivere una vita guidata dal Benessere Eudaimonico (scopo, crescita personale, significato) è fortemente correlato a un profilo epigenetico protettivo. Un forte Scopo nella Vita e l’impegno Eudaimonico sono associati a una minore attivazione dei geni pro-infiammatori e a una maggiore integrità dei telomeri. Inoltre le scelte di vita che riflettono i propri valori (coerenti con l’eudaimonia) inviano segnali biochimici al corpo che promuovono l’omeostasi e riducono il carico allostatico, dimostrando come la mente e i comportamenti possano riscrivere attivamente il proprio destino biologico. Sebbene si possa ereditare una predisposizione genetica a una condizione, lo stile di vita determina se, quando e come quella predisposizione si manifesti. Se il DNA carica la pistola, è lo stile di vita che preme il grilletto.

  • ALLA RICERCA DELLA FELICITA’:

    LA TEORIA “BROADEN AND BUILD” DI BARBARA FREDICKSON

    La Teoria Broaden-and-Build (Teoria dell’ampliamento e della costruzione) di Barbara Fredrickson è un modello fondamentale della Psicologia Positiva che spiega la funzione evolutiva e adattiva delle emozioni positive (come gioia, interesse, soddisfazione e amore).

    La teoria sostiene che, a differenza delle emozioni negative che limitano il nostro repertorio di pensiero e azione a risposte specifiche e immediate per la sopravvivenza (fight or flight), le emozioni positive hanno l’effetto opposto:

    La teoria si articola in due fasi interconnesse:

    1. Ampliamento (Broaden)

    Le emozioni positive ampliano il nostro repertorio momentaneo di pensieri e azioni (thought-action repertoires) e lo fanno sia a livello Cognitivo che comportamentale-

    Sotto il primo aspetto il pensiero diventa più creativo, flessibile e integrato essendo che diventiamo più aperti a nuove idee e a elaborare informazioni a un livello più ampio e globale.

    Sotto il secondo aspetto (a livello comportamentale) diventiamo secondo la ricercatrice più inclini all’esplorazione, alla curiosità, al gioco e alla creazione di nuove opportunità, piuttosto che a reazioni rigide.

    Grazie a questo ampliamento temporaneo, le persone intraprendono azioni che nel tempo costruiscono riserve durevoli (enduring personal resources).

    Queste risorse non sono solo momentanee, ma sono persistenti e possono essere utilizzate in futuro per affrontare le avversità e lo stress (un concetto chiave per la Psicofisiologia del Benessere e la resilienza). Come lo fa? In quattro modi:

    Risorse Intellettuali: Sviluppo di nuove conoscenze e skills (es. l’interesse ci spinge a imparare).

    Risorse Sociali: Rafforzamento dei legami sociali e delle relazioni di supporto (es. la gioia e l’amore approfondiscono le connessioni).

    Risorse Psicologiche: Aumento della resilienza, dell’ottimismo e del coping produttivo.

    Risorse Fisiche: Miglioramento della salute e del benessere generale (es. il gioco porta a un migliore fitness).

    Un concetto centrale della teoria è la “spirale ascendente” (upward spiral): le risorse personali accumulate grazie alle emozioni positive rendono più probabile sperimentare ulteriori emozioni positive in futuro.

    Si crea così un ciclo di rinforzo positivo che conduce a una maggiore salute fisica, al benessere psicologico e, in ultima analisi, alla “fioritura” (flourishing), un termine che richiama il concetto di Eudaimonia.

    In sintesi, Fredrickson spiega che le emozioni positive non sono solo un premio per aver raggiunto un obiettivo, ma sono un agente attivo che modella e potenzia l’essere umano nel tempo.

  • L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI NELLA PSICOFISIOLOGIA DEL BENESSERE

    Le relazioni giocano un ruolo centrale e non solo accessorio nella Psicofisiologia del Benessere, agendo come potenti regolatori biologici e predittori di salute fisica e mentale.

    L’essere umano è un animale sociale; l’interazione con gli altri non è solo un bisogno psicologico, ma un imperativo biologico che influenza direttamente l’attività del nostro Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e il nostro equilibrio ormonale.

    L’importanza delle relazioni è spiegata attraverso il concetto di co-regolazione e l’attivazione di sistemi neurobiologici specifici che include la Teoria Polivagale (sviluppata da Stephen Porges), e il Vago Ventrale (che media il Sistema di Coinvolgimento Sociale).

    Quando siamo in presenza di relazioni sicure, supportive e accoglienti, si attiva il Vago Ventrale. Questo stato è associato alla calma, a una frequenza cardiaca regolare, a una respirazione tranquilla e alla capacità di connessione sociale (come il contatto visivo, l’espressione facciale e il tono di voce modulato).

    Una relazione sicura funge da “ancora” che aiuta a co-regolare il nostro sistema nervoso, riportandolo allo stato di calma anche dopo momenti di stress.

    Le interazioni sociali positive e il contatto fisico (anche solo il contatto visivo rassicurante) stimolano il rilascio di neuropeptidi e ormoni che hanno effetti calmanti e protettivi tra i quali l’ossitocina (l’ormone dell’amore” o del legame che è rilasciata durante le interazioni positive e il contatto e che ha un potente effetto ansiolitico e contribuisce a ridurre la produzione di ormoni dello stress come il cortisolo ma anche le endorfine (gli oppioidi Endogeni che promuovono sensazioni di piacere e benessere, rafforzando i legami sociali).

    Le relazioni di supporto fungono da tampone fisiologico contro gli effetti tossici dello stress cronico in quanto verifica una minore attivazione Simpatica (poiché sapere di poter contare su qualcuno e disporre di un supporto emotivo o strumentale che riduce la percezione di minaccia, attenuando l’attivazione del sistema simpatico (la risposta di “attacco o fuga”) e, di conseguenza, la reattività fisiologica (es. meno aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca sotto stress).

    Le evidenze scientifiche confermano che la qualità delle relazioni è un fattore predittivo cruciale per la salute a lungo termine promuovendo la longevità, la salute cardiovascolare, la salute mentale e il sistema immunitario

    Studi storici (come il Grant Study di Harvard) hanno dimostrato che la qualità delle relazioni è il fattore più forte per la longevità e la felicità, superando anche la genetica, il QI o la classe sociale. Forti legami sociali sono associati a una pressione sanguigna più bassa e a un minor rischio di malattie cardiache mentre la solitudine e l’isolamento sono correlati a un’infiammazione cronica e a un indebolimento della funzione immunitaria. Le relazioni positive sembrano sostenere la funzione immunitaria e le reti di supporto sociale rafforzano la resilienza, riducendo i livelli di ansia, depressione e migliorando il senso di autostima e controllo sulla propria vita.

  • PSICOFISIOLOGIA DEL BENESSERE, EPIGENETICA E BENEFICI

    La Psicofisiologia del Benessere è un campo interdisciplinare che studia la relazione bidirezionale tra i processi psicologici (mente) e i processi fisiologici (corpo), con un focus specifico sulla promozione e il mantenimento di uno stato di benessere ottimale. Essa si basa sul principio che la mente e il corpo non sono entità separate, ma un sistema integrato in cui pensieri, emozioni e stress influenzano direttamente le funzioni biologiche (es. ritmo cardiaco, respirazione, attività ormonale) e viceversa.

    La psicofisiologia del benessere ha un visione olistica (adotta cioè una visione olistica della persona, considerando l’individuo nella sua totalità (fisica, emotiva, cognitiva) e studia studia come le emozioni si manifestano nel corpo e come le persone possono imparare a autoregolare le proprie risposte fisiologiche e cognitive per migliorare la propria salute e benessere.

    Questo campo si avvale di diverse tecniche per la misurazione, l’intervento e l’autoregolazione:

    Biofeedback: Permette di misurare e monitorare in tempo reale alcune risposte fisiologiche (come la frequenza cardiaca, la tensione muscolare, la conduttanza cutanea) e di imparare a modificarle volontariamente per raggiungere uno stato di rilassamento o controllo.

    Neurofeedback: Simile al biofeedback, ma focalizzato sull’attività cerebrale (onde EEG), per allenare il cervello a produrre schemi di onde più funzionali al rilassamento, alla concentrazione o alla gestione dello stress.

    Tecniche Psicocorporee: Include pratiche come lo yoga, la Bioenergetica, la Mindfulness e le tecniche di respirazione (come quelle descritte nel libro “Respirando le emozioni: Psicofisiologia del benessere”), che mirano a sciogliere i blocchi fisici ed emotivi e ad aumentare la consapevolezza corporea. La Psicofisiologia del Benessere viene applicata in diversi ambiti:

    Gestione dello Stress e Ansia: Aiuta a riconoscere e modificare le risposte fisiologiche disfunzionali allo stress cronico.

    Potenziamento Cognitivo e Performance: Utilizzata per migliorare l’attenzione, la concentrazione e le prestazioni in ambito lavorativo, sportivo o scolastico (spesso tramite la Neuropsicologia del Benessere).

    Promozione della Salute: Contribuisce alla prevenzione e al supporto nel trattamento di disturbi psicosomatici e di alcune patologie croniche.

    Grazie alla psicofisiologia del Benessere è possibile fornire una base scientifica per comprendere come prenderci cura della nostra salute fisica attraverso la gestione della nostra vita emotiva e mentale.

  • UNA NUOVA STRADA PER IL TUO BENESSERE: LA NEUROPSICOLOGIA DEL BENESSERE

    La Neuropsicologia del Benessere è un approccio innovativo e interdisciplinare che applica le conoscenze delle neuroscienze e della neuropsicologia allo studio e alla promozione del benessere psicologico, della qualità della vita e della performance mentale in individui sani (senza lesioni o deficit neurologici). Questa innovativa branca della psicologia si focalizza sull’ottimizzazione delle funzioni cognitive ed emotive per favorire un migliore equilibrio psicofisico.

    A differenza della neuropsicologia clinica che si concentra sulla diagnosi e riabilitazione di deficit dovuti a lesioni cerebrali, la Neuropsicologia del Benessere è orientata allo sviluppo delle risorse personali e al potenziamento delle capacità esistenti.

    Gli obiettivi principali includono:

    Potenziamento Cognitivo: Migliorare funzioni come la memoria, l’attenzione, il problem solving e le funzioni esecutive (pianificazione, autoregolazione, capacità decisionale).

    Regolazione Emotiva e Stress: Fornire strategie basate sulle neuroscienze per una migliore gestione dello stress e delle emozioni.

    Aumento della Resilienza: Incrementare la capacità di adattarsi e affrontare le sfide quotidiane con maggiore efficacia.

    Miglioramento della Performance: Ottimizzare le prestazioni in ambito lavorativo, sportivo, accademico o personale.

    Prevenzione del Declino Cognitivo: Promuovere la salute cerebrale a lungo termine, specialmente con l’avanzare dell’età.

    I principi si basano sulla comprensione di come il cervello elabora informazioni, emozioni e risposte allo stress, sfruttando concetti come la plasticità cerebrale per indurre cambiamenti positivi.

    Per raggiungere questi obiettivi, il professionista (spesso chiamato Neuropsicologo del Benessere) utilizza un set di strumenti e tecniche scientificamente validate tra le quali:

    Training Neurocognitivo (o yoga, la Bioenergetica, la Mindfulness e le tecniche di respirazione ): Esercizi mirati per stimolare specifiche funzioni cognitive.

    Tecniche di Rilassamento: Come la Mindfulness (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza) per migliorare la regolazione neurocognitiva.

    Biofeedback e Neurofeedback: Metodi per monitorare e autoregolare le risposte fisiologiche e l’attività cerebrale (es. frequenza cardiaca, onde cerebrali) in relazione al benessere e alla performance.

    Coaching Neuropsicologico: Supporto per il raggiungimento di obiettivi personali e professionali basato sulla conoscenza dei meccanismi neurali della motivazione e del cambiamento.

    Ma quali sono gli ambiti di intervento della neuropsicologia del benessere?

    Questa innovativa branca della psicologia si applica in alcuni ambiti particolarmente importanti per il benessere individuale tra cui:

    Crescita Personale: Sviluppo dell’autoefficacia, della lucidità mentale e della motivazione.

    Performance Sportiva: Ottimizzazione della concentrazione, gestione dell’ansia pre-gara e incremento della resilienza mentale.

    Contesto Aziendale/Lavorativo: Miglioramento della produttività, delle capacità decisionali e del benessere organizzativo.

    Ambito Accademico: Supporto per studenti nel migliorare le strategie di apprendimento, la memoria e la gestione dello stress da esame.

    La neuropsicologia del benessere può rappresentare una possibilità ulteriore per massimizzare il benessere individuale e migliorare la qualità di tutti noi, soprattutto per chi soffre di ansia o disturbi dell’umore.

  • CURARE L’ANSIA ATTRAVERSO I SUONI

    La terapia sonora (o musicoterapia) sfrutta la capacità del suono di influenzare direttamente il nostro stato fisiologico ed emotivo per interrompere il circolo vizioso dell’ansia.

    L’ascolto di musica e suoni specifici può indurre una risposta di rilassamento nel corpo e nel cervello attraverso diversi meccanismi. Innanzitutto attraverso la riduzione del cortisolo. Infatti melodie lente e armoniose (spesso con ritmi vicini al battito cardiaco a riposo) sono state scientificamente associate alla diminuzione dei livelli di cortisolo. Il cortisolo è un ormone steroideo fondamentale, prodotto dalle ghiandole surrenali (situate sopra i reni). Sebbene sia essenziale per la sopravvivenza, è universalmente noto come l’”ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta drasticamente quando il corpo percepisce un pericolo o si trova in una situazione di elevata tensione (stress fisico o emotivo). Il cortisolo fa parte di un complesso meccanismo chiamato Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA), che regola la risposta del corpo allo stress (la reazione di “lotta o fuga”). Le sue funzioni essenziali attengono alla mobilitazione energetica (aumentando rapidamente i livelli di glucosio nel sangue), convertendo proteine e grassi in energia immediatamente disponibile. Questo rifornimento di “carburante” è cruciale per i muscoli e il cervello in caso di emergenza. Ma il cortisolo è utile anche per la regolazione Metabolica, modula la risposta immunitaria e infiammatoria, regola la pressione sanguigna e il ciclo sonno-veglia.

    L’utilizzo dei suoni, sia attraverso banalmente una musica piacevole e sia tramite la somministrazione di suoni specifici può produrre effetti significativi nella produzione di onde Cerebrali.

    Alcune terapie sonore mirano a stimolare la produzione di onde cerebrali Alfa (associate al rilassamento) o Theta (associate alla meditazione profonda) attraverso stimoli come i battiti binaurali (due frequenze leggermente diverse presentate separatamente a ciascun orecchio, che il cervello percepisce come un’unica frequenza “battente”). I risultati possono essere rapidi e al contempo profondi e ci posso aiutare a lavorare con maggiore serenità nel corso di un incontro con lo psicologo (o altro terapeuta).

    L’utilizzo dei suoni può essere vantaggioso inoltre anche per il rallentamento del Sistema Autonomo. Esistono suoni che possono indurre il rallentamento della frequenza cardiaca e l’abbassamento della pressione sanguigna, attivando il sistema nervoso parasimpatico (riposo e digestione).

    Non dobbiamo pensare al mondo della psicologia in modo limitato e rigido: oggi la psicologia ci consente di supportare una persona che attraversa un momento di difficoltà anche attraverso l’utilizzo di strumenti non strettamente convenzionali che siano in grado di favorire un veloce benessere.

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  • L’ARTE DELLA FELICITA’

    La Psicologia Positiva, fondata da Martin Seligman a partire dal suo mandato come Presidente dell’American Psychological Association (APA) nel 1998, rappresenta una svolta scientifica che sposta il focus della disciplina dalla semplice riparazione del danno mentale all’esplorazione e costruzione delle risorse e qualità che rendono la vita degna di essere vissuta.

    Il suo obiettivo non è rendere le persone “sempre felici” (una meta irrealistica), ma promuovere il Modello PERMA (la fioritura), ovvero uno stato di benessere ottimale.

    Prima di Seligman, la psicologia post-bellica si era concentrata prevalentemente sul modello della malattia, dedicando enormi risorse allo studio e alla classificazione delle patologie (come evidenziato dal DSM).

    La Psicologia Positiva è nata dalla constatazione che l’indagine scientifica sui punti di forza, le virtù e le esperienze positive era stata ampiamente trascurata. Seligman ha definito la Psicologia Positiva come lo studio scientifico del funzionamento umano ottimale, con l’intento di integrare la visione tradizionale della psicologia (che aiuta chi soffre) con una prospettiva che supporta chi sta bene a fiorire completamente.

    Il pensiero di Seligman si è evoluto in due modelli principali:

    A. La Teoria della Felicità Autentica (Authentic Happiness Theory)

    Il modello iniziale definiva la felicità (H) come la somma di tre percorsi distinti, che l’individuo poteva perseguire per aumentare il proprio benessere:

    La Vita Piacevole (The Pleasant Life): Si concentra sull’aumento delle emozioni positive (gioia, piacere, calore, ecc.) e sull’apprendimento delle abilità per amplificarle. È limitata dall’adattamento edonico (l’abitudine rapida agli eventi positivi) e in parte dipendente dalla genetica.

    La Vita Buona (The Good Life): Si concentra sul Coinvolgimento (Engagement), ovvero l’esperienza di Flusso (Flow) teorizzata da Mihály Csíkszentmihályi. Il flusso è uno stato in cui si è totalmente assorbiti in un’attività, usando le proprie forze caratteriali (vedi punto 3), perdendo la consapevolezza di sé e del tempo.

    La Vita Significativa (The Meaningful Life): Si concentra sull’uso delle proprie forze caratteriali e dei propri talenti al servizio di qualcosa di percepito come più grande di sé (religione, comunità, missione, ecc.).

     B. Il Modello PERMA (Il Modello del Benessere)

    Seligman ha successivamente riconosciuto che la “Felicità Autentica” era troppo limitata. Nel suo libro del 2011, Fiorire (Flourish), ha proposto il modello PERMA, che non è una teoria della felicità, ma una teoria più complessa e misurabile del Benessere Psicologico (Well-being).