Categoria: News & events

  • “Come stare in un mondo che ci mette alla prova?”

    Una serata per rimettere al centro il nostro benessere interiore

    Viviamo in un’epoca che corre veloce, fatta di aspettative continue, impegni quotidiani e sfide che spesso ci fanno sentire sopraffatti. Quante volte ci siamo chiesti: “Come faccio a reggere il passo senza perdere la mia serenità?”

    Spesso pensiamo che il disagio, lo stress o la fatica mentale siano problemi da gestire in solitudine. Invece, fermarsi a riflettere su come stiamo è il primo passo per ripartire con più leggerezza.

    Nell’ambito della seconda edizione del Festival della Salute, promosso dal Comune di Spirano in collaborazione con l’Ambulatorio Strove di Verdello, ti aspetto per un incontro speciale pensato proprio per chi non è un addetto ai lavori, ma desidera prendersi cura della propria mente.

    Io sono Vladimiro Colombi, psicologo, e mercoledì 11 novembre ti invito a un dialogo aperto, sincero e senza barriere tecniche.

    Non sarà la solita conferenza accademica, ma uno spazio protetto e accogliente dove esplorare insieme:

    • Come riconoscere e gestire lo stress di tutti i giorni.
    • Come trovare risorse inaspettate dentro di noi quando il mondo ci mette alla prova.
    • Come trasformare la fatica mentale in una maggiore consapevolezza.

    📍 I dettagli dell’appuntamento:

    • Quando: Mercoledì 11 novembre alle ore 20:30
    • Dove: Sala Consiliare di Spirano
    • Ingresso: Completamente gratuito e aperto a tutta la cittadinanza

    Mettiti comodo, porta la tua curiosità e le tue domande. Ti aspetto per passare una serata di valore, insieme. Perché il benessere psicologico non è un lusso, ma un diritto di tutti.

  • LE RAGIONI PSICHICHE DELLO STRESS E L’IMPIEGO DEL FITOTERAPICO

    Un approccio integrato e personalizzato per la salute e il benessere psicofisico

    Evento formativo in presenza riservato ai Professionisti della Salute

    Siamo lieti di annunciare l’apertura delle iscrizioni per la nuova edizione del corso dedicato all’analisi e al trattamento dello stress. Un’opportunità formativa di alto livello per approfondire i meccanismi neurobiologici della risposta allo stress e scoprire l’efficacia della fitoterapia integrata nella pratica clinica.

    📋 Programma in sintesi

    Il corso offre una visione completa sulle dinamiche psicologiche e neurobiologiche alla base dello stress, analizzandone le manifestazioni clinicamente rilevanti e le ripercussioni sull’equilibrio dell’organismo.

    Durante la mattinata verranno forniti strumenti pratici per e utilizzare la fitoterapia e le formulazioni botaniche come efficace supporto terapeutico e sviluppare un approccio integrato, personalizzato e basato su evidenze scientifiche.

    🎙️ Relatori d’eccezione

    • Dott. Vladimiro COLOMBI

    Psicologo e Neuropsicologo del benessere

    Specializzato in disturbi d’ansia, dell’umore e approccio integrato PNEI. Già ospite esperto in diversi interventi televisivi e radiofonici (Telecolor, RadioInblu).

    • Dott. Ezio ABBIATI

    Direttore Scientifico e Coordinatore della ricerca clinica e universitaria

    Esperto di livello internazionale in fitoterapia e nello sviluppo di formulazioni botaniche integrative.

    📍 Dettagli dell’Evento

    • Data: Sabato, 28 Novembre 2026
    • Orario: 09:00 – 13:00 (Sessione mattutina)
    • Sede: Glam Hotel — P.zza Duca d’Aosta 4/6, Milano (fronte Stazione Centrale)

    👉 Posti limitati. Riserva subito il tuo posto per aggiornare le tue competenze professionali con due dei massimi esperti del settore.

    Registrati qui:

    https://www.phytoitalia.it/eventi/6c6a8d0a
  • Le Ragioni Psichiche dello Stress e l’Impiego della Fitoterapia

    Dalla comprensione della mente al supporto della natura: le strategie giuste per vincere lo stress.

    Accompagnati dal Dr. Vladimiro Colombi, psicologo esperto, affronteremo le dinamiche emotive e relazionali alla base dello stress e scopriremo come la fitoterapia possa diventare un potente alleato naturale per la tua salute psicofisica.

    • Data: 31 Ottobre 2026 | Ore 9:00 – 13:00
    • Location: Glam Hotel, Piazza Duca d’Aosta 4/6, Milano

  • L’UTILIZZO DEI BIOMARCATORI VOCALI PER LO STUDIO DELLE NEURODEGENERAZIONI

    Uno studio, pubblicato di recente e intitolato “Vocal Biomarkers for Parkinson’s Disease Classification Using Audio Spectrogram Transformers” (edito su riviste del circuito ScienceDirect / Journal of Voice), rappresenta un passo avanti molto importante nell’uso dell’intelligenza artificiale per la diagnosi precoce e non invasiva del morbo di Parkinson.

    Ecco una spiegazione dettagliata e strutturata di come funziona lo studio, degli strumenti utilizzati e dei risultati ottenuti.

    Il contesto: perché la voce?

    Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce il sistema motorio. Tra i primissimi sintomi, che spesso compaiono molto prima dei classici tremori visibili, ci sono le alterazioni della voce e della parola (una condizione nota come disartria, che colpisce fino al 90% dei pazienti). I pazienti affetti da Parkinson mostrano spesso:

    • Riduzione del volume della voce (ipofonia).
    • Parlata monotona e priva di intonazione.
    • Voce roca, affannata o tremula.
    • Articolazione imprecisa delle parole.

    Poiché registrare la voce è un’operazione economica, rapida e totalmente non invasiva (eseguibile anche da remoto tramite uno smartphone), la ricerca scientifica sta cercando di trasformare la voce in un biomarcatore digitale per diagnosticare la malattia.

    L’innovazione tecnologica: l’Audio Spectrogram Transformer (AST)

    I metodi tradizionali di intelligenza artificiale analizzavano la voce estraendo parametri acustici manuali (come il jitter per l’instabilità della frequenza o lo shimmer per l’ampiezza), oppure trasformavano l’audio in un’immagine (lo spettrogramma) per poi analizzarlo con reti neurali nate per le immagini (i CNN).

    Questo studio introduce l’uso dell’Audio Spectrogram Transformer (AST).

    • Cos’è uno spettrogramma? È una rappresentazione visiva di un suono che mostra come variano le frequenze nel tempo.
    • Cos’è un Transformer? È l’architettura di intelligenza artificiale alla base dei moderni modelli di linguaggio (come GPT o Gemini). I Transformer utilizzano un meccanismo chiamato “self-attention” (auto-attenzione).

    Come funziona l’AST nel Parkinson: Il modello non guarda l’audio come un semplice blocco, ma lo scompone in “patch” (frammenti) di tempo e frequenza, analizzando le relazioni tra i diversi momenti della parlata. L’auto-attenzione permette al modello di catturare anomalie micro-acustiche e correlazioni a lungo termine nel parlato che i modelli tradizionali non riuscivano a rilevare.

    Come è stato condotto lo studio (I Dati)

    I ricercatori hanno testato il modello AST su registrazioni vocali provenienti da 150 partecipanti, suddivisi in due database principali:

    1. PC-GITA (Colombia): 100 partecipanti (50 pazienti con Parkinson e 50 controlli sani) di lingua spagnola.
    2. ITA (Italia): 50 partecipanti (28 pazienti con Parkinson e 22 controlli sani) di lingua italiana.

    I partecipanti hanno eseguito diversi compiti vocali, tra cui la fonazione di vocali sostenute (ad esempio, tenere la “A” o la “O” per diversi secondi) e la lettura di frasi o testi continui.

    L’AST è stato messo a confronto con i modelli di deep learning tradizionali più forti del settore (come le reti ResNet, VGG16, VGG19 e i classici Vision Transformer). Il modello AST ha superato nettamente tutte le altre architetture tradizionali, dimostrando un’accuratezza straordinaria:

    • 97,14% di accuratezza sul dataset italiano (ITA).
    • 91,67% di accuratezza sul dataset colombiano (PC-GITA).
    • 92,73% di accuratezza combinando insieme i dati.

    I risultati migliori in assoluto sono stati ottenuti analizzando le vocali sostenute (con una precisione del 97% e un recupero/recall del 96%). Questo accade perché mantenere una vocale stabile richiede un controllo motorio fine e continuo delle corde vocali, che nel Parkinson viene a mancare precocemente, creando micro-interruzioni e instabilità che l’AST intercetta perfettamente.

    La generalizzazione cross-linguistica (Il vero punto di forza)

    Uno dei problemi storici dei modelli di analisi vocale è che spesso funzionano solo sulla lingua per cui sono stati addestrati, poiché le diverse lingue hanno ritmi, accenti e fonetiche proprie. L’aspetto più rivoluzionario di questo studio è che l’AST ha dimostrato una robusta capacità di generalizzazione cross-linguistica. Superando gli altri modelli del 5%-10%, l’AST si concentra sulle alterazioni biomeccaniche universali della laringe e dell’apparato fonatorio del Parkinson, indipendentemente dal fatto che il paziente parli italiano o spagnolo.

    Conclusioni e impatto futuro

    Lo studio conclude che l’Audio Spectrogram Transformer è uno strumento estremamente affidabile per la classificazione del morbo di Parkinson.

    Cosa significa per il futuro della medicina? Apre le porte allo sviluppo di strumenti di screening clinico accessibili a tutti. In futuro, un medico di base o un paziente da casa potrebbe semplicemente registrare pochi secondi di voce su un’applicazione per smartphone. L’algoritmo AST potrebbe analizzare lo spettrogramma in tempo reale, offrendo un segnale di allarme precoce sul Parkinson, permettendo di intervenire tempestivamente con le terapie prima che i sintomi motori gravi si manifestino.

  • Una Pausa dai Social Migliora la Salute Mentale dei Giovani

    Uno studio recente, pubblicato su Jama Network Open (https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen), rivela che una singola settimana di disintossicazione dai social media è sufficiente per ridurre significativamente i sintomi di ansia, depressione e insonnia nei giovani adulti.

    La ricerca si inserisce nel dibattito sempre più acceso sull’uso intensivo dei dispositivi e degli schermi da parte di bambini e ragazzi, sollevando allarmi anche da parte dei pediatri.

    Lo studio guidato da Maddalena Cipriani dell’Università di Bath (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41284297/), in collaborazione con scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hai coinvolto 373 giovani adulti, con un’età media di 21 anni, arruolati tra marzo 2024 e marzo 2025. Dopo due settimane di monitoraggio di base, i partecipanti hanno preso parte a un intervento facoltativo di “social detox” di una settimana, riducendo l’uso di piattaforme come Facebook, TikTok, Instagram, Snapchat e X.

    Lo studio ha confermato che l’uso problematico dei social media è fortemente associato a esiti negativi per la salute mentale (ansia, depressione e insonnia ma anche benessere psico fisico in generale). L’intervento di “disintossicazione” di una settimana ha prodotto i seguenti miglioramenti misurabili. L’ansia si è ridotta del 16,1%, la depressione del 24,8% e l’insonnia del 14,5%. Gli autori hanno scelto di valutare interventi a breve termine perché li ritengono più praticabili per migliorare il benessere nella popolazione giovanile, una fascia d’età particolarmente vulnerabile. Nonostante la sfida, 295 partecipanti hanno completato la fase di detox, e la maggior parte (265) ha ridotto il tempo trascorso sullo schermo in media di 9,2 ore. I social dove la riduzione è stata più alta sono stati TikTok, X e Facebook, mentre Instagram e Snapchat hanno mostrato i tassi di utilizzo più elevati anche durante la disintossicazione.

    Gli autori concludono che gli interventi di modifica del comportamento digitale possono avere un impatto significativo e positivo sulla salute mentale. Tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio la durata di questi risultati e il loro impatto a lungo termine, specialmente su popolazioni più diversificate.

    Fonte: Calvert, E., Cipriani, M., Chen, K., Dhima, A., Burns, J., & Torous, J. (2025). Evaluating clinical outcomes for anxiety and depression: A real-world comparison of the digital clinic and primary care. Journal of Affective Disorders, 377, 275-283.

  • SMARPTPHONE E CERVELLO: I POSSIBILI EFFETTI CAUSATI DA UN USO INAPPROPRIATO DELLA TECNOLOGIA

    L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior(comportamento di controllo compulsivo) è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.

    La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.

    L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa

    Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.

    Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress

    L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergico della ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checking funge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.

    E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia

    L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:

    Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.

    Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.

    Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.

      La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.

      La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita  con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.

      Fonte:

      1. Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
      2. Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.

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    1. IL PARADOSSO DEL PIACERE

      La società contemporanea è caratterizzata da una iper-stimolazione ambientale che facilita l’accesso immediato alla gratificazione dei desideri, una condizione senza precedenti nella storia evolutiva umana. Questa facilità innesca un rilascio frequente e significativo di dopamina (DA), un neurotrasmettitore fondamentale nel circuito mesolimbico o sistema di ricompensa . L’interazione con i dispositivi elettronici (i cosiddetti device) funge da stimolo condizionato. La ricezione di notifiche (ad esempio, messaggi, like, e-mail) agisce come un rinforzo positivo che provoca il rilascio di dopamina a livello del nucleus accumbens (NAc), un’area chiave del sistema di ricompensa.

      Questo rilascio induce una sensazione di piacere anticipatorio (wanting) e gratificazione (liking), promuovendo l’apprendimento associativo: l’azione di controllare il dispositivo viene rinforzata dalla ricompensa neurochimica.

      Tale meccanismo instaura un circuito di rinforzo a feedback positivo, che spinge l’individuo a ripetere l’azione (controllare il dispositivo) per ricercare ulteriori stimoli e il conseguente boost dopaminergico. La ripetizione costante dell’azione conduce a una sensibilizzazione del circuito dopaminergico legato al wanting, che è distinto dal liking. Questo significa che il desiderio (la spinta a cercare la ricompensa) aumenta, spesso in modo sproporzionato rispetto al piacere effettivo provato (la gratificazione). L’atteggiamento si evolve in un comportamento compulsivo (craving), manifestandosi con la tendenza a controllare il telefono anche in assenza di cue esterni (notifiche), nella ricerca ossessiva di un nuovo rilascio di dopamina.

      La chiave è la consapevolezza e la costanza nel creare abitudini che privilegino ricompense a lungo termine rispetto alla gratificazione istantanea

      Questo modello neurobiologico è il fondamento della dipendenza (o addiction). Il cervello umano, programmato evolutivamente per ricercare ricompense essenziali (cibo, sesso, interazione sociale), viene “dirottato” da stimoli super-normali (come le notifiche digitali) che attivano il sistema dopaminergico con un’efficacia e una frequenza innaturali. La sovrastimolazione cronica può portare a una desensibilizzazione parziale dei recettori, rendendo l’individuo meno reattivo ai piaceri naturali e costringendolo a cercare dosi sempre maggiori o più frequenti di stimoli per mantenere il livello di eccitazione desiderato.

      COSA FARE PER RIDURRE LA DIPENDENZA DA DOPAMINA

      La dipendenza comportamentale basata sulla dopamina, come quella descritta nel contesto digitale, non è una dipendenza fisica nel senso stretto del termine (come quella da sostanze), ma si basa su un meccanismo di rinforzo neurochimico e abitudine.

      L’obiettivo principale delle strategie per ridurla è resettare la soglia di gratificazione e ripristinare l’equilibrio dopaminergico. Questo si ottiene riducendo l’accesso alle ricompense immediate e a basso sforzo e aumentando il coinvolgimento in attività che rilasciano dopamina in modo più lento e sostenibile. Queste azioni mirano a interrompere il ciclo di rinforzo immediato per ridurre volontariamente l’esposizione a tutte le fonti di gratificazione istantanea (social media, videogiochi, binge-watching, snack dolci) per un periodo definito e permettere ai recettori dopaminergici di riposare e resensibilizzarsi, aumentando l’apprezzamento per stimoli a basso rilascio di dopamina (come leggere o camminare).

      Anche disattivare tutte le notifiche non essenziali (suoni e banner) per interrompere lo stimolo condizionato che innesca il rilascio di dopamina può essere molto utile. Spostare le app che creano dipendenza in cartelle o schermate difficili da raggiungere o rimuoverle del tutto per creare una barriera di sforzo (aumentando il “costo” per ottenere la ricompensa).

      Infine definire momenti o luoghi (es. camera da letto, pasti, prima ora del mattino) in cui l’uso del dispositivo è rigorosamente vietato. Questo aiuta a separare la gratificazione digitale dai comportamenti automatici quotidiani.

      Esistono poi le strategie di Sostituzione (Ricompense a Lungo Termine) Queste strategie mirano a reindirizzare il sistema motivazionale verso ricompense che richiedono sforzo e tempo, attivando la dopamina in modo più salutare e sostenibile.

      Per esempio impegnarsi in attività che portano a un rilascio di dopamina legato al raggiungimento di obiettivi (es. apprendimento di una nuova skill, esercizio fisico regolare, progetti creativi). Il rilascio di dopamina in questi casi è legato alla previsione e al superamento di sfide, non solo all’impulso immediato.

      L’attività fisica, specialmente quella aerobica, non solo rilascia endorfine (liking), ma modula anche il sistema dopaminergico (wanting), migliorando l’umore e riducendo il craving per altre fonti di gratificazione.

      Utilissimo poi praticare la meditazione e la mindfulness che aiutano a osservare e distaccarsi dagli impulsi e dal desiderio compulsivo (wanting) senza agire immediatamente su di essi. Questo rafforza la corteccia prefrontale, che esercita un controllo inibitorio sul sistema di ricompensa mesolimbico.

      Nei casi in cui il comportamento sia diventato clinicamente rilevante (ossia, interferisce significativamente con la vita quotidiana, lavoro o relazioni) si possono poi valutare la terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) che aiuta a identificare e modificare gli schemi di pensiero distorti e i comportamenti che innescano la ricerca di dopamina (es. “Devo controllare il telefono o mi perdo qualcosa”) e la terapia farmacologica (raro per la Dipendenza Digitale). Sebbene non esista un farmaco specifico per la “dipendenza da dopamina digitale,” in casi selezionati e gravi di dipendenza comportamentale, alcuni farmaci che modulano i sistemi dopaminergici o oppioidergici possono essere considerati sotto stretta supervisione medica.

    2. DIPENDENZE IN ITALIA: UN ALLARME SILENZIOSO. CINQUE MILIONI IN ITALIA A RISCHIO TRA ALCOL E DROGHE

      L’Italia è stretta nella morsa di una devastante emergenza dipendenze. Si stimano cinque milioni di cittadini a rischio, un numero che include 910.000 giovani che fanno uso regolare di sostanze, una vera e propria “Generazione sballo”. Il quadro, che sarà discusso al X Congresso Nazionale della S.I.Pa.D., è aggravato dall’identificazione di 79 nuove sostanze psicoattive solo quest’anno.

      Il Dott. Claudio Leonardi, Presidente S.I.Pa.D., lancia un appello: “Non possiamo più ignorare questa realtà. Ogni numero rappresenta una storia, una famiglia distrutta. È tempo di risposte concrete e innovative.”

      I dati sono impietosi: quattro milioni di italiani bevono alcol in modo rischioso, con un aumento dell’80% nel consumo femminile nell’ultima decade. Sebbene gli accessi ai pronto soccorso droga-correlati (8.378 nel 2024) siano leggermente diminuiti, il 10% degli accessi riguarda minori.

      L’innovazione nel mercato delle droghe, dominato da catinoni e cannabinoidi sintetici, complica la gestione dell’emergenza. Questo scenario ha portato oltre 160.000 studenti italiani a essere definiti ‘poli consumatori’, combinando cannabis, nicotina e alcol.

      I SerD (Servizi pubblici per le Dipendenze) assistono circa 135.000 persone, ma il sommerso stimato è di oltre mezzo milione di individui, per lo più giovani a rischio, che non sono intercettati dalle statistiche ufficiali.

      I danni derivanti dalle dipendenze da sostanze sono vasti e si manifestano su più livelli: fisico, psicologico, comportamentale e sociale. Non riguardano solo la persona che ne è dipendente, ma l’intero contesto familiare e sociale. Ma quali danni produce questa situazione?

      L’abuso cronico di sostanze attacca diversi organi e sistemi del corpo

      Tutte le droghe alterano la chimica e la struttura del cervello, soprattutto il sistema nervoso centrale. Le conseguenze includono riduzione delle capacità di apprendimento, memorizzazione, capacità affettiva e di giudizio critico. Particolarmente colpito il fegato da alcol e alcune sostanze, può portare a epatiti, cirrosi e insufficienza epatica. Documentato poi un aumento del rischio di infarti, ictus, ipertensione e disturbi cardiaci, specialmente con l’uso di stimolanti come la cocaina, problemi ai polmoni: Problemi respiratori, asma e rischio di tumori (nel caso di fumo o inalazione) e ai reni (danni e insufficienza renale, specie con alcune nuove sostanze sintetiche. Sono infine documentati altri innumerevoli problemi: indebolimento Immunitario, aumento di malattie trasmissibili il rischio di overdose e morte:, e danni in gravidanza.

      Le alterazioni cerebrali e lo stile di vita imposto dalla dipendenza portano a gravi problemi mentali: sono spesso sia causa che conseguenza dell’abuso, con un peggioramento delle condizioni preesistenti, della perdita di contatto con la realtà, allucinazioni e comportamenti paranoidi, specialmente con stimolanti o cannabinoidi sintetici.

      La ricerca e l’uso della sostanza diventano la priorità assoluta, distruggendo la vita sociale e lavorativa

      Si tratta di un tema grave le cui cause sono sicuramente complesse e multifattoriali ma per le quali occorre intervenire per non rischiare un disastro futuro.

    3. IN 10 ANNI PSICOFARMACI QUASI TRIPLICATI: PIU’ PILLOLE ANCHE AI BIMBI. FORSE QUALCOSA NON VA?

      La notizia del giorno non è delle migliori:Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha messo in luce un trend molto preoccupante: il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti (0-17 anni) è quasi triplicato in meno di dieci anni. In particolare, è stato registrato un vero e proprio boom (+25% in un solo anno) nell’uso dei farmaci per il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).I Numeri di una Crescita Esplosiva:

      1) Consumo quasi triplicato: Le confezioni vendute per 1000 bambini sono passate da 20,6 nel 2016 a 59,3 nel 2024.

        2) Incidenza raddoppiata: Oggi un minore ogni 175 riceve una prescrizione, contro un minore ogni 385 del 2016.

        3) Picco tra gli adolescenti (12-17 anni): In questa fascia d’età si registra un consumo di 129,1 confezioni per 1000 ragazzi, il che significa che oltre un teenager su cento (1,17%) fa uso continuativo di psicofarmaci.

        4) Antipsicotici, Antidepressivi e ADHD: Questi farmaci sono i più prescritti, con le ricette per i medicinali contro l’ADHD che hanno subito un aumento di quasi il 25% (24,9%) in un solo anno.

        Questo incremento ha portato gli psicofarmaci a entrare tra le tipologie di medicinali più utilizzate dalla popolazione under 18.

        Le Possibili Cause e il Contesto

        Secondo gli esperti, l’aumento non è casuale ma riflette una maggiore prevalenza dei disturbi mentali nei giovani. Due grandi fenomeni contemporanei sono visti come fattori scatenanti:

        L’impatto del Covid-19: La prolungata chiusura, l’isolamento e la mancanza di scuola e socialità hanno lasciato una “lunga onda” di conseguenze psicologiche.

        Nuove Dipendenze: L’uso problematico e intensivo di internet e social media è considerato un ulteriore fattore di rischio.

        Sebbene l’Italia sia ancora distante da Paesi come gli Stati Uniti – dove circa un adolescente su quattro utilizza psicofarmaci – il trend di crescita nazionale è ormai consolidato e netto.

        L’Uso Complessivo di Farmaci Pediatrici

        I dati Aifa rivelano che, in totale, quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti (circa la metà della popolazione pediatrica) hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica nel 2024. Considerando le oltre 20 milioni di confezioni vendute, si parla di una media di più di due farmaci a testa. Tra i 30 medicinali più usati per i minori, sei sono destinati a curare il sistema nervoso centrale. A livello nazionale, la spesa farmaceutica totale ha continuato a crescere, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto all’anno precedente). Tre quarti di questa spesa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ammonta a 10,2 miliardi di euro. Ma c’è anche una novità: I farmaci anti-obesità sono entrati nella Top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più. Infine un ultimo dato: i farmaci antitumorali rimangono al vertice per spesa, mentre si conferma un uso eccessivo di antibiotici.

        Qualche riflessione su questi dati forse potrebbe essere utile: e se si lavorasse sul potenzialmento delle risorse individuali anzichè provare a risolvere tutto con una pastiglia?