
Il Rilassamento Muscolare Progressivo (PMR), ideato dal medico Edmund Jacobson, è una tecnica basata sulla stretta correlazione tra mente e corpo: Jacobson osservò che la tensione mentale si riflette sempre in una tensione muscolare e che, imparando a decontrarre i muscoli, è possibile indurre uno stato di calma profonda anche nella mente.
EDMUND JACOBSON
Jacobson è considerato il “padre” scientifico del rilassamento moderno. Medico e fisiologo di Chicago, Jacobson fu il primo a dimostrare scientificamente il legame inscindibile tra stato muscolare e stato mentale.
Negli anni ’20, Jacobson utilizzò strumenti di elettromiografia (per misurare gli impulsi elettrici nei muscoli) e scoprì che anche quando pensiamo di essere rilassati, i nostri muscoli mantengono delle micro-tensioni e che un pensiero ansioso genera sempre una contrazione muscolare, anche impercettibile. Jacobson osservò che se si riesce a eliminare la tensione nel muscolo, la mente deve calmarsi. Non è una scelta, è una conseguenza fisiologica. Jacobson strutturò un percorso che oggi viene spesso abbreviato anche se il suo metodo originale era molto rigoroso.
I 3 PILASTRI DI JACOBSON
Jacobson chiamava l’ansia “iper-attivazione neuromuscolare”. L’ansia richiede tensione mentre la rabbia è una preparazione all’attacco. Jacobson insegnava a intercettare i muscoli che si preparano al colpo (pugni, spalle, mascella) e a disabilitarli prima che l’emozione diventi esplosiva. Jacobson insegnava che si può essere rilassati mentre si fa qualcosa: se stai scrivendo al computer, devi tendere solo i muscoli delle dita e delle braccia. Se tendi anche le gambe, la schiena o la fronte, stai sprecando energia e accumulando ansia. Il suo obiettivo era insegnare a usare il minimo sforzo necessario per ogni azione.
Come funziona il metodo e ii benefici principali
L’obiettivo è imparare a riconoscere la differenza tra la sensazione di tensione e quella di rilassamento: si procede contraendo un gruppo muscolare alla volta per pochi secondi per poi rilasciarlo bruscamente.
Essendo una tecnica “attiva” (richiede di fare qualcosa fisicamente), è spesso più facile da apprendere per chi fatica a meditare o a stare fermo con i pensieri.
In ambito clinico numerosi professionisti spesso integrano il metodo Jacobson con il Training Autogeno o la Mindfulness. Mentre il metodo di Jacobson è eccellente per chi ha bisogno di un approccio fisico e concreto, il Training Autogeno lavora più su suggestioni mentali di calore e pesantezza.
Differenza tra rilassamento progressivo di jacobsen, traning autogeno e mindfulness
Sebbene l’obiettivo finale sia comune — ridurre lo stress e migliorare il benessere — queste tre tecniche funzionano con meccanismi psicofisici molto diversi.
Rilassamento Muscolare Progressivo (Jacobson)
È la tecnica più fisica e concreta. Si basa sull’azione muscolare diretta si basa su un meccanismo di contrazione volontaria di un muscolo seguita da un rilascio immediato ed è adatto a chi ha molta energia residua, soffre di tic, tensioni muscolari croniche (es. bruxismo) o trova difficile restare immobile a pensare. Il mantra è: “Sento la tensione, la lascio andare fisicamente”.
Training Autogeno (Schultz)
È una tecnica di auto-distensione da concentrazione. Si basa sulla mente che influenza il corpo tramite la ripetizione mentale di formule (es. “Il mio braccio destro è pesante”, “Il mio plesso solare è piacevolmente caldo”) ed è adatto a chi ha una buona capacità di immaginazione, soffre di disturbi psicosomatici (gastriti, tachicardia da ansia) e preferisce un approccio passivo e meditativo. Il mantra: “Il mio corpo si rilassa da solo attraverso la mia mente”.
Mindfulness (Protocolli MBSR/MBCT)
Non è una tecnica di rilassamento in senso stretto, ma una pratica di consapevolezza. Il rilassamento è un “effetto collaterale”, non l’obiettivo primario e si basa sull’osservazione non giudicante del momento presente (pensieri, emozioni, sensazioni). E’ adatto a chi soffre di rimuginio mentale e nsia per il futuro o vuole cambiare il proprio rapporto con le emozioni difficili. Il mantra: “Resto presente a ciò che c’è, senza cercare di cambiarlo”.


