Il ginestrino (Lotus corniculatus) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Sebbene sia spesso considerata una pianta foraggera, la fitoterapia moderna ne apprezza le proprietà sedative e ansiolitiche, agendo in modo mirato sul sistema nervoso centrale (SNC).
Ecco la spiegazione scientifica del suo meccanismo d’azione contro lo stress:
1. Il Profilo Fitochimico
L’efficacia del ginestrino non è legata a un singolo componente, ma a un “fitocomplesso” (un insieme di sostanze che lavorano in sinergia). I protagonisti sono:
Flavonoidi: Come la quercetina e il kaempferolo, noti per le proprietà antiossidanti e neuroprotettive.
Glicosidi Cianogenetici: Presenti in tracce minime (che non rendono la pianta tossica ai dosaggi terapeutici), esercitano un’azione blandamente sedativa.
Tannini e Saponine: Contribuiscono alla stabilità biochimica degli estratti.
2. Meccanismo d’Azione sul Sistema Nervoso
Il ginestrino agisce principalmente attraverso due vie:
Modulazione del Sistema GABAergico: Si ritiene che alcuni flavonoidi presenti nella pianta possano interagire con i recettori del GABA (acido gamma-amminobutirrico), il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello. Aumentando l’efficacia del GABA, il ginestrino aiuta a “frenare” l’iperattività neuronale tipica degli stati d’ansia.
Regolazione dell’Asse HPA: Lo stress cronico attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, portando a un eccesso di cortisolo. I principi attivi del ginestrino aiutano a mitigare questa risposta, riducendo la percezione fisica dello stress (tachicardia, contratture muscolari).
Il GABA (acido gamma-amminobutirrico) è il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale dei mammiferi. Se il tuo cervello fosse una macchina, il glutammato (un altro neurotrasmettitore) sarebbe l’acceleratore, mentre il GABA sarebbe il pedale del freno.
Senza una quantità adeguata di GABA, i neuroni sparerebbero impulsi troppo frequentemente e in modo disordinato, portando a ansia, insonnia e attacchi di panico.
1. Sintesi e Struttura Chimica
Il GABA è un amminoacido non proteogenico (non serve per costruire proteine) sintetizzato a partire dal glutammato (che è, ironicamente, il principale eccitatorio).
La reazione chimica è mediata dall’enzima GAD (glutammato decarbossilasi) con l’aiuto della vitamina B6:
2. Come funziona? (Il meccanismo “Serratura e Chiave”)
Il GABA agisce legandosi a recettori specifici sulla superficie dei neuroni. Esistono due tipi principali:
GABA-A (Recettori Ionotropici): Sono i più veloci. Quando il GABA si lega a loro, apre un canale che permette l’ingresso di ioni Cloro ($Cl^-$), che hanno carica negativa, all’interno del neurone.
GABA-B (Recettori Metabotropici): Agiscono più lentamente, attivando proteine interne che portano all’uscita di potassio o alla chiusura di canali calcio.
Il risultato finale? La carica negativa interna del neurone aumenta (iperpolarizzazione), rendendo molto più difficile per quel neurone “eccitarsi” e trasmettere un segnale. Il sistema si calma.
3. Gli effetti sul corpo e sulla mente
Il GABA non serve “solo” per la calma; è fondamentale per l’equilibrio biologico:
Riduzione dell’ansia: Inibisce i circuiti della paura nell’amigdala.
Qualità del sonno: Durante la notte, i livelli di GABA aumentano per permettere al cervello di entrare nelle fasi profonde del sonno.
Controllo motorio: Regola il tono muscolare. Bassi livelli di GABA sono associati a spasmi e tremori.
Focus mentale: Sembra paradossale, ma “frenando” i rumori di fondo (pensieri intrusivi), il GABA permette una concentrazione più pulita.
4. Il legame con il Ginestrino e i Farmaci
Molte sostanze agiscono modulando i recettori del GABA:
Benzodiazepine: Si legano al recettore GABA-A potenziandone l’effetto (sono modulatori allosterici).
Alcol: Mimica l’azione del GABA (ecco perché causa rilassamento iniziale e perdita di coordinazione).
Fitoterapici (come il Ginestrino): I flavonoidi del ginestrino agiscono come modulatori dolci, rendendo i recettori del GABA leggermente più sensibili senza creare la dipendenza tipica dei farmaci sintetici.
Curiosità: Il GABA non attraversa facilmente la barriera emato-encefalica. Per questo integrare direttamente GABA puro spesso è meno efficace rispetto all’uso di piante (come il ginestrino) o precursori che aiutano il cervello a produrlo autonomamente.
3. Effetti Clinici Specifici
A differenza di altri sedativi più potenti (come la valeriana), il ginestrino ha un profilo d’azione più “gentile”, rendendolo ideale per:
Distonia Neurovegetativa: Regola i disturbi causati dallo stress che si manifestano sul corpo, come palpitazioni o spasmi gastrici.
Insonnia da “Ruminazione”: È particolarmente efficace per chi non riesce a prender sonno a causa di pensieri ossessivi o ansia da prestazione, poiché favorisce il rilassamento senza causare eccessiva sonnolenza diurna.
La Risposta di Rilassamento (Relaxation Response) è un termine coniato negli anni ’70 dal Dr. Herbert Benson, professore alla Harvard Medical School.
Si tratta dell’esatto opposto biologico della risposta “attacca o fuggi” (fight-or-flight). Mentre lo stress attiva il sistema nervoso simpatico (aumentando battito e cortisolo), la Risposta di Rilassamento attiva il sistema nervoso parasimpatico, riportando il corpo in uno stato di equilibrio e riparazione.
I 4 Pilastri della Tecnica
Benson ha studiato diverse forme di meditazione e preghiera, estraendone gli elementi scientifici comuni per renderli accessibili a chiunque, senza connotazioni religiose. Per attivarla servono quattro elementi:
Un ambiente tranquillo: Un luogo con minime distrazioni.
Un supporto mentale: Una parola, un suono, una breve preghiera o il ritmo del respiro su cui focalizzarsi.
Un’attitudine passiva: È l’elemento più importante. Se la mente vaga, non bisogna punirsi o sforzarsi, ma riportare dolcemente l’attenzione al supporto mentale.
Una posizione comoda: Solitamente seduti, per evitare di addormentarsi (che è diverso dal rilassamento vigile).
Cosa succede al corpo (Fisiologia)
Quando attivi questa risposta, il tuo organismo subisce cambiamenti misurabili:
Riduzione del consumo di ossigeno: Il metabolismo rallenta.
Rallentamento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.
Riduzione della pressione arteriosa (particolarmente efficace per gli ipertesi).
Cambiamento delle onde cerebrali: Aumento delle onde alfa (associate al rilassamento vigile).
Connessione con i tuoi disturbi gastrointestinali
Dato che stavamo parlando di reflusso e psicosomatica, la tecnica di Benson è considerata una “medicina comportamentale” d’eccellenza per questi casi.
Lo stress cronico mantiene lo stomaco in uno stato di contrattura e altera la produzione di acido. Praticare la Risposta di Rilassamento per 10-20 minuti due volte al giorno aiuta a “resettare” il sistema nervoso, permettendo al cardias (la valvola dell’esofago) di funzionare correttamente e riducendo l’acidità sistemica.
Come praticarla ora (Esercizio rapido)
Siediti comodamente e chiudi gli occhi.
Rilassa tutti i muscoli, dai piedi al viso.
Respira con il naso e, ogni volta che espiri, ripeti mentalmente una parola neutra (Benson suggeriva il numero “Uno”, ma puoi usare “Pace” o “Calma”).
Continua per 10 minuti. Quando i pensieri arrivano, sorridi e torna al tuo “Uno”.
La “Risposta di Rilassamento” non è un singolo comando, ma un insieme di cambiamenti fisiologici coordinati. Quando il dottor Herbert Benson la isolò scientificamente, dimostrò che potevamo “istruire” il nostro corpo a disattivare la risposta allo stress in modo volontario.
Ecco nel dettaglio cosa succede al tuo organismo quando attivi correttamente questa risposta:
1. I Cambiamenti Fisiologici (Cosa succede dentro)
Mentre la risposta allo stress (“Attacca o Fuggi”) accelera tutto, la Risposta di Rilassamento è un freno biologico:
Riduzione del Metabolismo: Il consumo di ossigeno cala drasticamente (più che durante il sonno profondo), indicando un riposo cellulare totale.
Battito Cardiaco e Pressione: Il cuore rallenta e le pareti dei vasi sanguigni si distendono, abbassando la pressione arteriosa.
Frequenza Respiratoria: Il respiro diventa più profondo e lento, migliorando lo scambio gassoso.
Muscolatura: La tensione muscolare involontaria (quella che causa il mal di schiena o i crampi allo stomaco) si scioglie.
2. Le Risposte a Livello Biochimico
A differenza di un semplice riposo sul divano, la risposta di Benson modifica la chimica del sangue:
Crollo del Cortisolo: Si riduce l’ormone dello stress che, se alto per troppo tempo, danneggia il sistema immunitario e la mucosa gastrica.
Aumento delle Endorfine: Vengono rilasciati neurotrasmettitori che agiscono come antidolorifici naturali e stabilizzatori dell’umore.
Attivazione del Nervo Vago: Viene stimolato il principale nervo del sistema parasimpatico, che governa la digestione e la calma interiore.
3. Effetti sulla Mente e sul Cervello
Non è solo una sensazione fisica; il cervello cambia “marcia”:
Onde Alfa e Theta: L’attività cerebrale passa dalle onde frenetiche della veglia vigile (Beta) a onde più lente (Alfa), tipiche della creatività e del rilassamento profondo.
Focus Mentale: Migliora la capacità di concentrazione e si riduce la “rumore di fondo” dei pensieri ansiosi (quello che in psicosomatica chiamiamo rimuginio).
Come riconoscerla mentre accade?
Se stai praticando correttamente la tecnica di Benson (o la respirazione diaframmatica), avvertirai dei segnali precisi:
Calore alle estremità: Le mani e i piedi diventano caldi (perché il sangue torna a circolare verso la periferia invece di restare bloccato nei muscoli vitali).
Salivazione: La bocca torna umida (lo stress la rende secca).
Movimenti intestinali: Potresti sentire dei “gorgoglii” addominali. È un ottimo segno: significa che il sistema digerente si sta riattivando e rilassando.
Oggi vorrei condividere con voi alcuni importanti riflessioni in merito ad una ghiandola nota ma spesso trascurata: la tiroide.
La tiroide è spesso definita l’orologio biologico del nostro corpo. In ambito psicosomatico, questa ghiandola non si limita a regolare il metabolismo, ma riflette il nostro rapporto con il tempo, l’urgenza e la realizzazione personale.
Dal punto di vista della medicina psicosomatica, la tiroide funge da ponte tra il cervello (pensiero) e il resto del corpo (azione).
In psicosomatica, la tiroide è legata alla capacità di “esprimere la propria voce” e di dare ritmo alla propria vita. Le problematiche insorgono spesso quando c’è un conflitto tra il ritmo interno della persona e le richieste del mondo esterno. Le più comuni forme di alterazione tiroidea inclusono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo.
Ipertiroidismo: “La corsa contro il tempo”
Chi soffre di ipertiroidismo vive spesso in uno stato di iper-efficienza e accelerazione costante. Il conflitto spesso nasce dal bisogno inconscio di fare tutto velocemente per sopravvivere a una minaccia o per ottenere approvazione, mentre il profilo psicologico riporta a persone che si sentono indispensabili, che non sanno delegare e che vivono con la sensazione che “il tempo non basti mai”. Anche il messaggio del corpo è coerente con questo quadro: “Devo correre più forte per essere all’altezza”.
Ipotiroidismo: “Il freno a mano tirato”
L’ipotiroidismo rappresenta un rallentamento generale delle funzioni vitali. In questo caso il conflitto può derivare da un senso di rassegnazione o dalla sensazione di essere schiacciati da responsabilità troppo grandi e il profilo psicologico emerge in chi ha rinunciato a esprimere i propri desideri o si sente bloccato in una situazione che non può cambiare. Il rallentamento è una forma di “sciopero” o di protezione dal mondo esterno ed è collegato ad preciso messaggio del corpo: “Mi fermo, non voglio più subire questo ritmo”.
In psicosomatica esiste poi anche un legame tra tiroide e Comunicazione. La posizione della tiroide, situata nella gola, è strategicamente importante. È la zona del quinto chakra (secondo le tradizioni orientali), il centro dell’espressione e della creatività. Molti disturbi tiroidei sono preceduti da anni di parole non dette, emozioni soffocate o pianti trattenuti. Se una persona sente di non poter realizzare i propri progetti o di non poter dire la propria verità, la zona della gola può accumulare una tensione che si riflette sulla ghiandola.
Un approccio integrato potrebbe offrire migliori risultati nei problemi alla tiroide
È fondamentale ricordare che la psicosomatica non sostituisce la medicina convenzionale. Se i valori di TSH, T3 e T4 sono alterati, la terapia farmacologica (come l’Eutirox o i farmaci antitiroidei) è essenziale. Tuttavia, affiancare un percorso psicologico può aiutare a rimodulare il ritmo imparando a gestire l’ansia da prestazione e il senso di urgenza, dare voce ai bisogni imparando a comunicare in modo assertivo senza “ingoiare il rospo” e ascoltare il corpo (comprendendo cosa sta cercando di dirci quel rallentamento o quell’accelerazione improvvisa).
Va inoltre ricordato come la tiroide sia estremamente sensibile allo stress (cortisolo). Spesso, un trauma o un periodo di forte pressione emotiva agiscono da “trigger” per patologie autoimmuni come la Tiroidite di Hashimoto.
In una visione integrata occorre però ricordare come alcuni studi importanti abbiano chiaramente mostrato enormi potenzialità nel trattamento di alcune diffuse patologie tiroidee di un estratto vegetale: la prunella vulgaris.
La ricerca scientifica sulla Prunella vulgaris L. in relazione alla tiroide è molto attiva, specialmente negli ultimi anni (2020-2026), con un focus particolare sulla medicina integrata. La pianta è utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese (nota come Xia Ku Cao), ma gli studi moderni stanno cercando di mappare i meccanismi molecolari esatti.
L’estratto mostra importanti azioni protettive sia nel caso della tiroidite di hashimoto che nell’ipertiroidismo e morbo di graves.
Tiroidite di Hashimoto (Autoimmune)
È il campo dove la ricerca è più promettente. Studi pubblicati su Frontiers in Endocrinology e Heliyon (2020-2025) indicano che la Prunella agisce come immunomodulatore innato attraverso una riduzione anticorpi. È stato infatti dimostrato che l’estratto di Prunella può ridurre significativamente i titoli di TPO-Ab (anti-perossidasi) e TG-Ab (anti-tireoglobulina) attraverso un meccanismo che agisce sulle cellule Th17 (linfociti T helper) e sopprime le citochine infiammatorie (come TNF-α e IL-6) tramite l’inibizione del segnale HMGB1/TLR9. In pratica, aiuta a “calmare” l’attacco immunitario contro la ghiandola. L’estratto inoltre garantisce una protezione cellulare (come confermato da studi del 2024 che suggeriscono come essa protegga i tireociti (le cellule della tiroide) dal danno ossidativo causato da un eccesso di iodio.
Ipertiroidismo e Morbo di Graves
Una meta-analisi sistematica pubblicata su Frontiers in Pharmacology (Febbraio 2025) ha analizzato l’uso della Prunella in combinazione con i farmaci antitiroidei (ATD).
Sinergia: L’aggiunta di Prunella alla terapia standard ha mostrato una maggiore riduzione di T3 e T4 libero rispetto ai soli farmaci, riducendo anche il rischio di recidive.
Stress Ossidativo: La ricerca (2024) indica che il componente attivo luteolina, presente nella pianta, riequilibra il rapporto tra cellule T-regolatorie e T-follicolari, riducendo lo stress ossidativo tipico del Graves.
Anche nellatiroidite subacuta, la Prunella è studiata per ridurre la dipendenza dai corticosteroidi (prednisone) offrendo un risparmio di farmaci. Pubblicazioni sugli Annals of Translational Medicine hanno riportato che l’uso di Prunella permette di ridurre il dosaggio di cortisone mantenendo la stessa velocità di remissione del dolore e del gonfiore tiroideo, minimizzando così gli effetti collaterali del farmaco.
Infine la prunella si è dimostrata utilissima nel supporto al trattamento ai noduli tiroide.
Studi di meta-analisi (2021) su trial clinici randomizzati suggeriscono che la Prunella, usata come coadiuvante alla levotiroxina, può aiutare a ridurre il diametro dei noduli tiroidei e migliorare l’efficacia clinica complessiva del trattamento.
Le ricerche di “Network Pharmacology” (farmacologia di rete) hanno isolato i seguenti composti come responsabili degli effetti sulla tiroide:
Acido Rosmarinico: Il principale responsabile dell’azione anti-infiammatoria e della riduzione degli anticorpi.
Luteolina: Fondamentale per la modulazione del sistema immunitario nell’ipertiroidismo.
Quercetina e Kaempferolo: Agiscono sui percorsi di morte cellulare (apoptosi), proteggendo il tessuto ghiandolare sano.
Sebbene ci sia una “forte evidenza” (cit. ResearchGate 2025) per l’efficacia della Prunella vulgaris, la maggior parte degli autori concorda su come il fitoterapico sia più efficace come terapia adiuvante (associata ai farmaci) piuttosto che come cura unica e presenti un profilo di sicurezza elevato, con rari effetti collaterali (principalmente lievi rush cutanei o disturbi gastrici in soggetti sensibili).
Le riviste Frontiers in Endocrinology e Heliyon sono state tra le più attive negli ultimi anni (periodo 2020-2025) nel pubblicare studi di Network Pharmacology (farmacologia di rete) e trial clinici sulla Prunella vulgaris applicata alle patologie tiroidee.
Una delle pubblicazioni più citate (spesso indicata come studio di Network Pharmacology) ha analizzato come i composti della Prunella interagiscano con le proteine umane nella Tiroidite di Hashimoto e nel Graves.
Identificazione dei Target: Lo studio ha identificato 14 composti attivi (tra cui Quercetina, Luteolina e Acido Kaempferolico) che agiscono su oltre 150 geni correlati alla tiroide.
Percorso Stat3/IL-6: La ricerca evidenzia che la Prunella inibisce il percorso di segnalazione STAT3. Questo è cruciale perché STAT3 promuove l’infiammazione e la sopravvivenza dei linfociti autoreattivi che attaccano la tiroide.
Regolazione delle T-reg: Lo studio conclude che l’estratto favorisce l’equilibrio tra cellule Th17 (pro-infiammatorie) e cellule Treg (regolatorie), riducendo l’aggressione autoimmune.
In un importante studio multicentrico e di revisione pubblicato su Heliyon, i ricercatori si sono concentrati sull’efficacia clinica della Prunella nel trattamento dei noduli tiroidei benigni e hanno osservato una riduzione del volume. Nel corso della ricerca i dati mostrano che la somministrazione di estratti di Prunella spesso in combinazione con terapie standard porta a una riduzione statisticamente significativa del volume dei noduli rispetto al gruppo di controllo. Inoltre sono state osservate un’azione anti-angiogenica (la ricerca suggerisce che la Prunella inibisca il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), riducendo l’apporto di sangue al nodulo e frenandone la crescita. La rivista Heliyon riporta che l’incidenza di effetti collaterali è estremamente bassa, rendendola un’opzione valida per trattamenti a lungo termine sotto supervisione medica.
L’eccesso di iodio potrebbe essere mitigata da prunella vulgaris
Sia Frontiers che Heliyon hanno esplorato il “paradosso dello iodio”. Un eccesso di iodio può scatenare tiroiditi autoimmuni in soggetti predisposti. Gli studi indicano che l’Acido Rosmarinico contenuto nella Prunella agisce come uno scudo antiossidante, prevenendo l’apoptosi (morte cellulare) dei tireociti indotta dall’eccesso di iodio.
Secondo queste riviste, la Prunella vulgaris non agisce “come un farmaco” che sostituisce l’ormone, ma come un modulatore di sistema:
Target Molecolare
Effetto riscontrato (Frontiers/Heliyon)
Patologia di riferimento
TNF-α / IL-6
Riduzione dell’infiammazione sistemica
Tiroidite di Hashimoto
VEGF
Inibizione della vascolarizzazione del nodulo
Noduli Tiroidei
STAT3
Soppressione dell’attacco autoimmune
Morbo di Graves / Hashimoto
Caspasi-3
Protezione dalla morte cellulare
Danni da eccesso di Iodio
Le pubblicazioni su queste testate concordano sul fatto che la Prunella vulgaris è particolarmente efficace nel ridurre il titolo anticorpale (TPO-Ab e TG-Ab) e nel migliorare l’ecogenicità della ghiandola (segno di minore infiammazione).
La Salutogenesi è un concetto teorico e un approccio scientifico alla salute sviluppato dal sociologo medico Aaron Antonovsky (1923-1994) che si distingue dalla tradizionale patogenesi perché non si concentra sulle cause della malattia (pathos), ma sulle origini e le risorse che generano e mantengono la salute (salus).
Il modello salutogenico di Antonovsky si basa sull’idea che la salute non sia una condizione dicotomica (sano o malato), ma un continuum dinamico tra i poli del “benessere” (salute ottimale) e del “malessere” (malattia grave). Tutti gli individui si collocano in un punto lungo questo spettro e sono costantemente esposti a fattori di stress. Antonovsky vede l’essere umano in un flusso costante, dove la salute è un processo dinamico di adattamento e non uno stato fisso. La domanda centrale non è “Perché le persone si ammalano?”, ma “Perché le persone rimangono sane (o si muovono verso il polo della salute) nonostante l’esposizione costante allo stress?”.
Il concetto cardine della Salutogenesi è il Senso di Coerenza (SOC), definito come un orientamento globale che esprime quanto un individuo ha un sentimento di fiducia per cui:
Comprensibilità (Comprehensibility): Gli stimoli che provengono dall’ambiente interno ed esterno sono percepiti come strutturati, prevedibili e spiegabili. Gli eventi della vita sono compresi cognitivamente.
Gestibilità (Manageability): L’individuo percepisce di avere risorse adeguate (le proprie o quelle disponibili esternamente) per far fronte alle richieste poste dagli stimoli. C’è la fiducia di poter affrontare e gestire le sfide.
Significatività (Meaningfulness): Le sfide della vita sono percepite come degne di investimento, impegno e partecipazione emotiva. È la dimensione motivazionale: le richieste non sono viste come fardelli, ma come sfide da affrontare.
La salutogenesi cambia l’approccio spostando il focus da ciò che ci fa ammalare a ciò che genera salute
Le Risorse di Resistenza Generalizzate (GRR) sono fattori biologici, materiali e psicosociali che aiutano l’individuo a gestire efficacemente le tensioni e a sviluppare un SOC forte. Sono le risorse che permettono di vedere la vita come coerente, strutturata e comprensibile e includono fattori Biologici (come una sana costituzione, un buon funzionamento del sistema neuro-endocrino-immunitario), fattori Materiali (come denaro e un ambiente di vita sicuro) e fattori Psico-sociali/Culturali (come conoscenza, esperienza, intelligenza, supporto sociale, autostima, tradizioni culturali e resilienza). Il SOC è, in sostanza, la capacità di una persona di mobilitare e utilizzare queste GRR per affrontare lo stress e mantenere o migliorare la propria posizione sul continuum salute-malattia.
Un senso di coerenza elevato è associato a una migliore capacità di coping (affrontamento dello stress) e a un movimento verso il polo della salute nel continuum
La Salutogenesi fornisce una cornice teorica che ha importanti implicazioni in diverse discipline scientifiche:
1) Medicina Preventiva e Sanità Pubblica: Sposta il focus dalla mera riduzione dei fattori di rischio (tipica della patogenesi) alla promozione attiva dei fattori che generano salute, incoraggiando lo sviluppo del SOC e delle GRR a livello individuale e comunitario.
2) Psicologia della Salute e Neuroscienze: Sottolinea l’importanza degli stati mentali ed emotivi (come il senso di coerenza e la percezione di controllo) nell’influenzare biologicamente la risposta immunitaria e l’equilibrio omeostatico, in linea con il modello PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia).
3) Organizzazione del Lavoro: Il SOC è correlato al burnout e alla salute lavorativa. Ambienti di lavoro che promuovono la chiarezza dei ruoli (Comprensibilità), la partecipazione alle decisioni (Gestibilità) e l’attribuzione di valore al compito (Significatività) sono considerati salutogenici.
Fonte:
Lindström, B., & Eriksson, M. (2005). Professor Aaron Antonovsky (1923–1994): the father of the salutogenesis. Journal of Epidemiology & Community Health, 59(6), 511-511.
La Psicologia di Segnale è stata formalizzata da un lavoro congiunto tra il medico Luca Speciani e lo psicologo Benedetto Tangocci.
La loro opera Psicologia di Segnale. L’incontro tra Medicina di Segnale e psicoterapia (pubblicata nel 2022) è considerata il testo di riferimento per questa disciplina, che nasce con l’obiettivo specifico di unire i due piani (psichico e biologico) in un modello unitario di intervento.
La Psicologia di Segnale è nata come un’estensione e un approfondimento della Medicina di Segnale, un approccio sviluppato precedentemente dal Dott. Luca Speciani.
La Medicina di Segnale si basa sull’idea che il corpo umano sia un sistema che risponde a segnali biologici (es. insulina, cortisolo, citochine infiammatorie) e che la salute si mantenga modulando questi segnali tramite lo stile di vita.
La Psicologia di Segnale (PdS) è un modello teorico-clinico italiano che si basa su una prospettiva Psico-Neuro-Endocrino-Immunologica (PNEI), enfatizzando la stretta interdipendenza tra mente (psiche) e corpo (sistemi biologici) attraverso il concetto di “segnale”.
Non si tratta di una scuola psicoterapeutica mainstream nel senso stretto del termine (come la CBT o la Psicoanalisi), ma piuttosto di una cornice interpretativa e operativa sviluppata in sinergia con la Medicina di Segnale, che applica i principi dell’integrazione mente-corpo all’intervento psicologico.
La Psicologia di segnale potrebbe rappresentare un nuovo approccio integrato e olistico di facile praticabilità per migliorare la propria salute
Questo modello articola attorno a due concetti fondamentali: l’unità dell’organismo (PNEI) e la polarità dei segnali.
Sotto il primo aspetto lo studio della psicologia di segnale e della psiconeuroendocrinoimmunologia dimostra scientificamente che i sistemi nervoso, endocrino e immunitario non operano in modo isolato, ma comunicano costantemente tra loro, influenzando direttamente lo stato psichico e comportamentale dell’individuo. In questo senso le molecole (neurotrasmettitori, ormoni, citochine) agiscono come molecole segnale, trasferendo informazioni bidirezionalmente tra la sfera emotiva/cognitiva e la fisiologia del corpo. Ad esempio, lo stress (segnale psichico) innesca l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene) che rilascia cortisolo (segnale biologico), influenzando metabolismo e infiammazione.
Sotto il secondo aspetto (la polarità dei segnali psichici verso quelli biologici) introduce e distingue due tipi di segnali interconnessi: i segnali biologici (che sono il focus della Medicina di Segnale che include movimento, esercizio fisico, alimentazione e farmaci e i segnali psichici (focus della Psicologia di Segnale) che sono l’insieme di informazioni psicologiche, emotive e cognitive che la mente elabora e produce e la cui polarità (positivo/negativo) ha un impatto diretto sui segnali biologici.
Polarità
Esempi di Segnali Psichici
Impatto Biologico (PNEI)
Positivi
Senso di scopo, speranza, autoefficacia, gratitudine, relazioni di supporto, esposizione alla natura.
Promuovono la resilienza, modulano positivamente il tono del nervo vago (sistema parasimpatico), riducono il rilascio di cortisolo.
Negativi
Stress cronico, ruminazione (pensieri ossessivi), isolamento sociale, senso di impotenza (helplessness), paura.
Attivano la risposta di fight or flight (sistema simpatico), aumentano l’infiammazione sistemica, possono portare a disregolazione glicemica o esaurimento cortisurrenale.
L’obiettivo dello Psicologo di Segnale è duplice e sinergico con l’eventuale intervento medico:
1. Diagnosi Funzionale (Segnaletica): Identificare i segnali psichici negativi che mantengono o aggravano lo stato patologico (sia fisico che mentale) e i segnali psichici positivi che sono sottoutilizzati o assenti.
Modulazione Comportamentale e Cognitiva: L’intervento mira a modificare i pensieri (cognizioni), le emozioni e i comportamenti che agiscono come amplificatori dei segnali negativi o come inibitori dei segnali positivi. L’intervento è altamente pratico e si concentra sullo stimolo attivo di segnali positivi, come:
a)Attivazione Comportamentale: Incoraggiare il paziente ad adottare stili di vita che generano segnali biologici positivi (es. movimento fisico) che a loro volta producono segnali psichici positivi (es. senso di competenza e rilascio di endorfine).
b)Ristrutturazione Cognitiva: Lavorare sull’interpretazione degli eventi (riduzione della ruminazione) per impedire che stimoli neutri vengano percepiti come segnali di minaccia che attivano costantemente l’asse dello stress.
L’approccio è quindi un modello integrato e olistico, che richiede una stretta collaborazione interdisciplinare tra il medico (che lavora sui segnali biologici con dieta, farmaci, ecc.) e lo psicologo (che lavora sui segnali psichici con psicoterapia e coaching sul cambiamento).
Fonte: “Mente e maratona” Luca Speciani, Pietro Trabucchi. Edizioni correre
Uno studio recente, pubblicato su Jama Network Open (https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen), rivela che una singola settimana di disintossicazione dai social media è sufficiente per ridurre significativamente i sintomi di ansia, depressione e insonnia nei giovani adulti.
La ricerca si inserisce nel dibattito sempre più acceso sull’uso intensivo dei dispositivi e degli schermi da parte di bambini e ragazzi, sollevando allarmi anche da parte dei pediatri.
Lo studio guidato da Maddalena Cipriani dell’Università di Bath (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41284297/), in collaborazione con scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hai coinvolto 373 giovani adulti, con un’età media di 21 anni, arruolati tra marzo 2024 e marzo 2025. Dopo due settimane di monitoraggio di base, i partecipanti hanno preso parte a un intervento facoltativo di “social detox” di una settimana, riducendo l’uso di piattaforme come Facebook, TikTok, Instagram, Snapchat e X.
Lo studio ha confermato che l’uso problematico dei social media è fortemente associato a esiti negativi per la salute mentale (ansia, depressione e insonnia ma anche benessere psico fisico in generale). L’intervento di “disintossicazione” di una settimana ha prodotto i seguenti miglioramenti misurabili. L’ansia si è ridotta del 16,1%, la depressione del 24,8% e l’insonnia del14,5%. Gli autori hanno scelto di valutare interventi a breve termine perché li ritengono più praticabili per migliorare il benessere nella popolazione giovanile, una fascia d’età particolarmente vulnerabile. Nonostante la sfida, 295 partecipanti hanno completato la fase di detox, e la maggior parte (265) ha ridotto il tempo trascorso sullo schermo in media di 9,2 ore. I social dove la riduzione è stata più alta sono stati TikTok, X e Facebook, mentre Instagram e Snapchat hanno mostrato i tassi di utilizzo più elevati anche durante la disintossicazione.
Gli autori concludono che gli interventi di modifica del comportamento digitale possono avere un impatto significativo e positivo sulla salute mentale. Tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio la durata di questi risultati e il loro impatto a lungo termine, specialmente su popolazioni più diversificate.
Fonte: Calvert, E., Cipriani, M., Chen, K., Dhima, A., Burns, J., & Torous, J. (2025). Evaluating clinical outcomes for anxiety and depression: A real-world comparison of the digital clinic and primary care. Journal of Affective Disorders, 377, 275-283.
L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior (comportamento di controllo compulsivo)è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.
La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.
L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa
Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.
Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress
L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergicodella ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checkingfunge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.
E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia
L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:
Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.
Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.
Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.
La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.
La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.
Fonte:
Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.
“La società della stanchezza” (Müdigkeitsgesellschaft) è un saggio filosofico molto influente scritto da Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano che insegna in Germania che analizza la società contemporanea e i suoi mali, proponendo una tesi centrale: il passaggio dalla Società Disciplinare alla Società della Prestazione.
Han sostiene che siamo passati dalla “società disciplinare” descritta da Foucault (caratterizzata da divieti, istituzioni come prigioni, manicomi, fabbriche) a una “società della prestazione” (o società del “poter fare”). Nella società della prestazione, l’imperativo non è più il “tu devi” (obbedienza) ma il “tu puoi” (iniziativa, illimitata possibilità). L’assenza di un “Altro” o di un’autorità esterna che impone il lavoro non porta alla vera libertà. L’individuo introietta l’istanza di dominio e diventa sfruttatore e sfruttato di sé stesso. Siamo spinti a ottimizzare costantemente la nostra performance, credendo di realizzare la nostra libertà. Le malattie della nostra epoca non sono più principalmente quelle infettive (dovute a un “Estraneo” esterno, come nella società immunologica), ma quelle “da usura” o “da eccesso di positività”. Tra queste, l’autore annovera in particolare la depressione, il burnout e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), che sono viste come manifestazioni patologiche di questa coazione alla prestazione. La società è pervasa dall’eccesso di stimoli, informazioni e impulsi (“positività” intesa come ciò che è disponibile, accessibile, e che spinge all’attività) e questo eccesso non lascia spazio alla negatività (intesa come l’Altro, la distanza, la pausa, la resistenza) e porta a una saturazione e a una stanchezza cronica. La stanchezza che domina la società è una stanchezza che isola e chiude, frutto dell’iperattività e dell’auto-sfruttamento. Han propone, in contrapposizione, una “stanchezza positiva” (a volte identificata con la stanchezza biblica o quella del “giorno sacro” del riposo) che è capace di aprire lo sguardo sul mondo, di permettere la contemplazione e di interrompere il ciclo mortifero della produzione e della prestazione. Il libro è una critica profonda al neoliberalismo e all’ossessione per l’efficienza e la performance che logora l’individuo e lo rende cronicamente stanco e depresso, nonostante l’illusione di essere libero e autodeterminato.
Non sappiamo se questa posizione sia condivisibile o meno, ma certo è che il numero di persone che si rivolgono in studio per problemi di stanchezza cronica causata da iper lavoro sta aumentando. Imparare a darsi un limite, a pensare a momenti di recuperaro e condivisione con l’altro potrebbe essere salvifico.