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  • LA RISPOSTA DI RILASSAMENTO

    La Risposta di Rilassamento (Relaxation Response) è un termine coniato negli anni ’70 dal Dr. Herbert Benson, professore alla Harvard Medical School.

    Si tratta dell’esatto opposto biologico della risposta “attacca o fuggi” (fight-or-flight). Mentre lo stress attiva il sistema nervoso simpatico (aumentando battito e cortisolo), la Risposta di Rilassamento attiva il sistema nervoso parasimpatico, riportando il corpo in uno stato di equilibrio e riparazione.

    I 4 Pilastri della Tecnica

    Benson ha studiato diverse forme di meditazione e preghiera, estraendone gli elementi scientifici comuni per renderli accessibili a chiunque, senza connotazioni religiose. Per attivarla servono quattro elementi:

    1. Un ambiente tranquillo: Un luogo con minime distrazioni.
    2. Un supporto mentale: Una parola, un suono, una breve preghiera o il ritmo del respiro su cui focalizzarsi.
    3. Un’attitudine passiva: È l’elemento più importante. Se la mente vaga, non bisogna punirsi o sforzarsi, ma riportare dolcemente l’attenzione al supporto mentale.
    4. Una posizione comoda: Solitamente seduti, per evitare di addormentarsi (che è diverso dal rilassamento vigile).

    Cosa succede al corpo (Fisiologia)

    Quando attivi questa risposta, il tuo organismo subisce cambiamenti misurabili:

    • Riduzione del consumo di ossigeno: Il metabolismo rallenta.
    • Rallentamento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.
    • Riduzione della pressione arteriosa (particolarmente efficace per gli ipertesi).
    • Cambiamento delle onde cerebrali: Aumento delle onde alfa (associate al rilassamento vigile).

    Connessione con i tuoi disturbi gastrointestinali

    Dato che stavamo parlando di reflusso e psicosomatica, la tecnica di Benson è considerata una “medicina comportamentale” d’eccellenza per questi casi.

    Lo stress cronico mantiene lo stomaco in uno stato di contrattura e altera la produzione di acido. Praticare la Risposta di Rilassamento per 10-20 minuti due volte al giorno aiuta a “resettare” il sistema nervoso, permettendo al cardias (la valvola dell’esofago) di funzionare correttamente e riducendo l’acidità sistemica.

    Come praticarla ora (Esercizio rapido)

    1. Siediti comodamente e chiudi gli occhi.
    2. Rilassa tutti i muscoli, dai piedi al viso.
    3. Respira con il naso e, ogni volta che espiri, ripeti mentalmente una parola neutra (Benson suggeriva il numero “Uno”, ma puoi usare “Pace” o “Calma”).
    4. Continua per 10 minuti. Quando i pensieri arrivano, sorridi e torna al tuo “Uno”.

    La “Risposta di Rilassamento” non è un singolo comando, ma un insieme di cambiamenti fisiologici coordinati. Quando il dottor Herbert Benson la isolò scientificamente, dimostrò che potevamo “istruire” il nostro corpo a disattivare la risposta allo stress in modo volontario.

    Ecco nel dettaglio cosa succede al tuo organismo quando attivi correttamente questa risposta:

    1. I Cambiamenti Fisiologici (Cosa succede dentro)

    Mentre la risposta allo stress (“Attacca o Fuggi”) accelera tutto, la Risposta di Rilassamento è un freno biologico:

    • Riduzione del Metabolismo: Il consumo di ossigeno cala drasticamente (più che durante il sonno profondo), indicando un riposo cellulare totale.
    • Battito Cardiaco e Pressione: Il cuore rallenta e le pareti dei vasi sanguigni si distendono, abbassando la pressione arteriosa.
    • Frequenza Respiratoria: Il respiro diventa più profondo e lento, migliorando lo scambio gassoso.
    • Muscolatura: La tensione muscolare involontaria (quella che causa il mal di schiena o i crampi allo stomaco) si scioglie.

    2. Le Risposte a Livello Biochimico

    A differenza di un semplice riposo sul divano, la risposta di Benson modifica la chimica del sangue:

    • Crollo del Cortisolo: Si riduce l’ormone dello stress che, se alto per troppo tempo, danneggia il sistema immunitario e la mucosa gastrica.
    • Aumento delle Endorfine: Vengono rilasciati neurotrasmettitori che agiscono come antidolorifici naturali e stabilizzatori dell’umore.
    • Attivazione del Nervo Vago: Viene stimolato il principale nervo del sistema parasimpatico, che governa la digestione e la calma interiore.

    3. Effetti sulla Mente e sul Cervello

    Non è solo una sensazione fisica; il cervello cambia “marcia”:

    • Onde Alfa e Theta: L’attività cerebrale passa dalle onde frenetiche della veglia vigile (Beta) a onde più lente (Alfa), tipiche della creatività e del rilassamento profondo.
    • Focus Mentale: Migliora la capacità di concentrazione e si riduce la “rumore di fondo” dei pensieri ansiosi (quello che in psicosomatica chiamiamo rimuginio).

    Come riconoscerla mentre accade?

    Se stai praticando correttamente la tecnica di Benson (o la respirazione diaframmatica), avvertirai dei segnali precisi:

    1. Calore alle estremità: Le mani e i piedi diventano caldi (perché il sangue torna a circolare verso la periferia invece di restare bloccato nei muscoli vitali).
    2. Salivazione: La bocca torna umida (lo stress la rende secca).
    3. Movimenti intestinali: Potresti sentire dei “gorgoglii” addominali. È un ottimo segno: significa che il sistema digerente si sta riattivando e rilassando.
  • PSICHE E NATURA: L’INTEGRAZIONE VINCENTE PER LA PROTEZIONE DELLA TIROIDE

    Oggi vorrei condividere con voi alcuni importanti riflessioni in merito ad una ghiandola nota ma spesso trascurata: la tiroide.

    La tiroide è spesso definita l’orologio biologico del nostro corpo. In ambito psicosomatico, questa ghiandola non si limita a regolare il metabolismo, ma riflette il nostro rapporto con il tempo, l’urgenza e la realizzazione personale.

    Dal punto di vista della medicina psicosomatica, la tiroide funge da ponte tra il cervello (pensiero) e il resto del corpo (azione).

    In psicosomatica, la tiroide è legata alla capacità di “esprimere la propria voce” e di dare ritmo alla propria vita. Le problematiche insorgono spesso quando c’è un conflitto tra il ritmo interno della persona e le richieste del mondo esterno. Le più comuni forme di alterazione tiroidea inclusono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo.

    Ipertiroidismo: “La corsa contro il tempo”

    Chi soffre di ipertiroidismo vive spesso in uno stato di iper-efficienza e accelerazione costante. Il conflitto spesso nasce dal bisogno inconscio di fare tutto velocemente per sopravvivere a una minaccia o per ottenere approvazione, mentre il profilo psicologico riporta a persone che si sentono indispensabili, che non sanno delegare e che vivono con la sensazione che “il tempo non basti mai”. Anche il messaggio del corpo è coerente con questo quadro: “Devo correre più forte per essere all’altezza”.

    Ipotiroidismo: “Il freno a mano tirato”

    L’ipotiroidismo rappresenta un rallentamento generale delle funzioni vitali. In questo caso il conflitto può derivare da un senso di rassegnazione o dalla sensazione di essere schiacciati da responsabilità troppo grandi e il profilo psicologico  emerge in chi ha rinunciato a esprimere i propri desideri o si sente bloccato in una situazione che non può cambiare. Il rallentamento è una forma di “sciopero” o di protezione dal mondo esterno ed è collegato ad preciso messaggio del corpo: “Mi fermo, non voglio più subire questo ritmo”.

    In psicosomatica esiste poi anche un legame tra tiroide e Comunicazione. La posizione della tiroide, situata nella gola, è strategicamente importante. È la zona del quinto chakra (secondo le tradizioni orientali), il centro dell’espressione e della creatività. Molti disturbi tiroidei sono preceduti da anni di parole non dette, emozioni soffocate o pianti trattenuti. Se una persona sente di non poter realizzare i propri progetti o di non poter dire la propria verità, la zona della gola può accumulare una tensione che si riflette sulla ghiandola.

    Un approccio integrato potrebbe offrire migliori risultati nei problemi alla tiroide

    È fondamentale ricordare che la psicosomatica non sostituisce la medicina convenzionale. Se i valori di TSH, T3 e T4 sono alterati, la terapia farmacologica (come l’Eutirox o i farmaci antitiroidei) è essenziale. Tuttavia, affiancare un percorso psicologico può aiutare a rimodulare il ritmo imparando a gestire l’ansia da prestazione e il senso di urgenza, dare voce ai bisogni imparando a comunicare in modo assertivo senza “ingoiare il rospo” e ascoltare il corpo (comprendendo cosa sta cercando di dirci quel rallentamento o quell’accelerazione improvvisa).

    Va inoltre ricordato come la tiroide sia estremamente sensibile allo stress (cortisolo). Spesso, un trauma o un periodo di forte pressione emotiva agiscono da “trigger” per patologie autoimmuni come la Tiroidite di Hashimoto.

    In una visione integrata occorre però ricordare come alcuni studi importanti abbiano chiaramente mostrato enormi potenzialità nel trattamento di alcune diffuse patologie tiroidee di un estratto vegetale: la prunella vulgaris.

    La ricerca scientifica sulla Prunella vulgaris L. in relazione alla tiroide è molto attiva, specialmente negli ultimi anni (2020-2026), con un focus particolare sulla medicina integrata. La pianta è utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese (nota come Xia Ku Cao), ma gli studi moderni stanno cercando di mappare i meccanismi molecolari esatti.

    L’estratto mostra importanti azioni protettive sia nel caso della tiroidite di hashimoto che nell’ipertiroidismo e morbo di graves.

    Tiroidite di Hashimoto (Autoimmune)

    È il campo dove la ricerca è più promettente. Studi pubblicati su Frontiers in Endocrinology e Heliyon (2020-2025) indicano che la Prunella agisce come immunomodulatore innato attraverso una riduzione anticorpi.  È stato infatti dimostrato che l’estratto di Prunella può ridurre significativamente i titoli di TPO-Ab (anti-perossidasi) e TG-Ab (anti-tireoglobulina) attraverso un meccanismo che agisce sulle cellule Th17 (linfociti T helper) e sopprime le citochine infiammatorie (come TNF-α e IL-6) tramite l’inibizione del segnale HMGB1/TLR9. In pratica, aiuta a “calmare” l’attacco immunitario contro la ghiandola. L’estratto inoltre garantisce una protezione cellulare (come confermato da studi del 2024 che suggeriscono come essa protegga i tireociti (le cellule della tiroide) dal danno ossidativo causato da un eccesso di iodio.

    Ipertiroidismo e Morbo di Graves

    Una meta-analisi sistematica pubblicata su Frontiers in Pharmacology (Febbraio 2025) ha analizzato l’uso della Prunella in combinazione con i farmaci antitiroidei (ATD).

    • Sinergia: L’aggiunta di Prunella alla terapia standard ha mostrato una maggiore riduzione di T3 e T4 libero rispetto ai soli farmaci, riducendo anche il rischio di recidive.
    • Stress Ossidativo: La ricerca (2024) indica che il componente attivo luteolina, presente nella pianta, riequilibra il rapporto tra cellule T-regolatorie e T-follicolari, riducendo lo stress ossidativo tipico del Graves.

    Anche nella tiroidite subacuta, la Prunella è studiata per ridurre la dipendenza dai corticosteroidi (prednisone) offrendo un risparmio di farmaci. Pubblicazioni sugli Annals of Translational Medicine hanno riportato che l’uso di Prunella permette di ridurre il dosaggio di cortisone mantenendo la stessa velocità di remissione del dolore e del gonfiore tiroideo, minimizzando così gli effetti collaterali del farmaco.

    Infine la prunella si è dimostrata utilissima nel supporto al trattamento ai noduli tiroide.

    Studi di meta-analisi (2021) su trial clinici randomizzati suggeriscono che la Prunella, usata come coadiuvante alla levotiroxina, può aiutare a ridurre il diametro dei noduli tiroidei e migliorare l’efficacia clinica complessiva del trattamento.

    Le ricerche di “Network Pharmacology” (farmacologia di rete) hanno isolato i seguenti composti come responsabili degli effetti sulla tiroide:

    1. Acido Rosmarinico: Il principale responsabile dell’azione anti-infiammatoria e della riduzione degli anticorpi.
    2. Luteolina: Fondamentale per la modulazione del sistema immunitario nell’ipertiroidismo.
    3. Quercetina e Kaempferolo: Agiscono sui percorsi di morte cellulare (apoptosi), proteggendo il tessuto ghiandolare sano.

    Sebbene ci sia una “forte evidenza” (cit. ResearchGate 2025) per l’efficacia della Prunella vulgaris, la maggior parte degli autori concorda su come il fitoterapico sia più efficace come terapia adiuvante (associata ai farmaci) piuttosto che come cura unica e presenti un profilo di sicurezza elevato, con rari effetti collaterali (principalmente lievi rush cutanei o disturbi gastrici in soggetti sensibili).

    Le riviste Frontiers in Endocrinology e Heliyon sono state tra le più attive negli ultimi anni (periodo 2020-2025) nel pubblicare studi di Network Pharmacology (farmacologia di rete) e trial clinici sulla Prunella vulgaris applicata alle patologie tiroidee.

    Una delle pubblicazioni più citate (spesso indicata come studio di Network Pharmacology) ha analizzato come i composti della Prunella interagiscano con le proteine umane nella Tiroidite di Hashimoto e nel Graves.

    • Identificazione dei Target: Lo studio ha identificato 14 composti attivi (tra cui Quercetina, Luteolina e Acido Kaempferolico) che agiscono su oltre 150 geni correlati alla tiroide.
    • Percorso Stat3/IL-6: La ricerca evidenzia che la Prunella inibisce il percorso di segnalazione STAT3. Questo è cruciale perché STAT3 promuove l’infiammazione e la sopravvivenza dei linfociti autoreattivi che attaccano la tiroide.
    • Regolazione delle T-reg: Lo studio conclude che l’estratto favorisce l’equilibrio tra cellule Th17 (pro-infiammatorie) e cellule Treg (regolatorie), riducendo l’aggressione autoimmune.

    In un importante studio multicentrico e di revisione pubblicato su Heliyon, i ricercatori si sono concentrati sull’efficacia clinica della Prunella nel trattamento dei noduli tiroidei benigni e hanno osservato una riduzione del volume. Nel corso della ricerca i dati mostrano che la somministrazione di estratti di Prunella spesso in combinazione con terapie standard porta a una riduzione statisticamente significativa del volume dei noduli rispetto al gruppo di controllo. Inoltre sono state osservate un’azione anti-angiogenica (la ricerca suggerisce che la Prunella inibisca il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), riducendo l’apporto di sangue al nodulo e frenandone la crescita. La rivista  Heliyon riporta che l’incidenza di effetti collaterali è estremamente bassa, rendendola un’opzione valida per trattamenti a lungo termine sotto supervisione medica.

    L’eccesso di iodio potrebbe essere mitigata da prunella vulgaris

    Sia Frontiers che Heliyon hanno esplorato il “paradosso dello iodio”. Un eccesso di iodio può scatenare tiroiditi autoimmuni in soggetti predisposti. Gli studi indicano che l’Acido Rosmarinico contenuto nella Prunella agisce come uno scudo antiossidante, prevenendo l’apoptosi (morte cellulare) dei tireociti indotta dall’eccesso di iodio.

    Secondo queste riviste, la Prunella vulgaris non agisce “come un farmaco” che sostituisce l’ormone, ma come un modulatore di sistema:

    Target MolecolareEffetto riscontrato (Frontiers/Heliyon)Patologia di riferimento
    TNF-α / IL-6Riduzione dell’infiammazione sistemicaTiroidite di Hashimoto
    VEGFInibizione della vascolarizzazione del noduloNoduli Tiroidei
    STAT3Soppressione dell’attacco autoimmuneMorbo di Graves / Hashimoto
    Caspasi-3Protezione dalla morte cellulareDanni da eccesso di Iodio

    Le pubblicazioni su queste testate concordano sul fatto che la Prunella vulgaris è particolarmente efficace nel ridurre il titolo anticorpale (TPO-Ab e TG-Ab) e nel migliorare l’ecogenicità della ghiandola (segno di minore infiammazione).

    Fonte:

    1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37631021/;

  • PICCOLI CAMBIMENTI QUOTIDIANI PER GRANDI RISULTATI

    PICCOLI CAMBIMENTI QUOTIDIANI PER GRANDI RISULTATI

    Oggi proponiamo una riflessione sulla validità dei piccoli cambiamenti incrementali rispetto ai grandi obiettivi radicali. Per elevare questo concetto a un livello scientificamente approfondito, dobbiamo analizzare i meccanismi della neuroplasticità, della psicologia comportamentale e della biochimica neuronale.

    Piccole abitudini possono cambiare la nostra neurobiologia

    Per decenni, l’approccio psicologico al miglioramento personale è stato dominato dal concetto di “cambiamento radicale”. Tuttavia, l’evidenza empirica e le moderne neuroscienze suggeriscono che la chiave per una trasformazione duratura risieda nell’implementazione di micro-abitudini (o atomic habits), ovvero cambiamenti comportamentali di portata minima ma ad alta frequenza.

    Ogni volta che adottiamo un nuovo comportamento, il nostro cervello avvia un processo di neuroplasticità. Se l’obiettivo è troppo ambizioso, il sistema limbico — in particolare l’amigdala — può interpretare il cambiamento come una minaccia o uno stressor, attivando una risposta di resistenza che porta alla frustrazione e all’abbandono. Al contrario, le micro-abitudini (come eseguire cinque flessioni o praticare tre minuti di mindfulness) operano “sotto il radar” del sistema di allerta cerebrale. Ripetendo costantemente queste azioni, si rinforzano i percorsi sinaptici attraverso la mielinizzazione, rendendo il comportamento progressivamente automatico e meno dispendioso dal punto di vista cognitivo.

    La Teoria del “Habit Stacking” e i Trigger Ambientali

    La letteratura scientifica, resa popolare da autori come James Clear e BJ Fogg, sottolinea l’importanza del condizionamento operante. Un’abitudine non nasce nel vuoto, ma risponde a un ciclo specifico:

    1. Segnale (Cue): Un trigger ambientale (es. il risveglio).
    2. Desiderio (Craving): L’anticipazione di una ricompensa.
    3. Risposta (Response): L’azione minima (bere un bicchiere d’acqua).
    4. Ricompensa (Reward): Il rilascio di dopamina.

    Per strutturare un piano di Habit Stacking (stratificazione delle abitudini) che sia scientificamente efficace, dobbiamo sincronizzare le tue azioni con i ritmi circadiani e la disponibilità di risorse cognitive (carico glicidico e riserve di dopamina).

    Ma come operare concretamente? Il segreto non è creare nuovo tempo, ma utilizzare abitudini già consolidate come “ancore” bio-comportamentali. Un’ancora deve essere un’azione che compi ogni giorno senza sforzo volitivo come per esempio fare il caffè, lavarsi i denti, chiudere la porta di casa, spegnere il computer. Una volta fatto questo è opportuno sincronizzare i ritmi circadiani.

    La biologia suggerisce come non tutti i momenti della giornata siano uguali per inserire nuove abitudini ma occorra procedere a fasi definite:

    Fase 1 (0-8 ore dal risveglio): Alti livelli di cortisolo e dopamina. È il momento ideale per le micro-abitudini che richiedono un minimo di sforzo o disciplina (es. attività fisica, studio breve).

    Fase 2 (9-15 ore dal risveglio): Il cortisolo cala, la serotonina aumenta. Ideale per abitudini di riflessione, gratitudine o ordine (es. meditazione, journaling).

    Fase 3 (Pre-sonno): Focus sul rilassamento e l’abbassamento della temperatura corporea.

    Rispettando questa suddivisione di fasi possiamo ottenere grandi benefici senza stravolgere la nostra vita.

    Esistono poi delle strategie di ottimizzazione utili per facilitare ulteriormente l’acquisizione delle nuove abitudini (come per esempio la “regola dei 2 Minuti”, il “visual cuenig” e il “point and call”).

    La prima, detta “la regola dei due minuti” consiste nell’introdurre un’abitudine così breve da non poter essere rifiutata dal cervello (non “leggere un libro”, ma “leggere una pagina”).

    La seconda (il Visual Cueing) è finalizzata a rendere visibile il segnale. Un esempio pratico potrebbe essere dato dal mettere un bicchiere vuoto in un luogo visibile per ricordarci di bere più liquidi

    Una terza strategia potrebbe essere rappresentata dal “Point and Call”, ossia pronunciare ad alta voce l’azione appena compiuta (“Ho bevuto l’acqua”). Dalla psicologia comportamentale sappiamo come questo aumenti la consapevolezza neuronale del successo, rilasciando una piccola dose di dopamina che fissa il loop.

    Il passaggio da un’azione volontaria (che richiede sforzo ed energia metabolica) a un automatismo avviene nei gangli della base. Quando sommiamo piccoli cambiamenti quotidiani, non stiamo semplicemente “facendo qualcosa di buono”, ma stiamo letteralmente ricablando la nostra architettura neurale.

    La somma di questi vettori comportamentali minimi produce, nel lungo periodo, una deviazione significativa della traiettoria del benessere individuale, minimizzando il rischio di burnout decisionale.

    Piccoli cambiamenti appunto per grandi risultati!

  • STILE DI VITA E DNA: QUANDO IL DNA NON E’ IL TUO DESTINO!

    Sapevi che il DNA non è un destino immutabile?Un numero sempre maggiore di studi dimostra come lo stile di vita possa influenzare l’espressione dei geni.


    Epigenetica: Il DNA come Spartito

    Il DNA è spesso paragonato a una libreria di istruzioni o a uno spartito musicale mentre lo stile di vita è il “direttore d’orchestra” che influenza quali sezioni dello spartito genetico vengono eseguite. Lo stile di vita (comportamento e ambiente) può alterare l’epigenoma attraverso processi come la metilazione del DNA e le modifiche degli istoni, influenzando direttamente la tua salute. Ciò può avvenire sia attraverso l’alimentazione (Nutrigenomica) e sia attraverso l’esercizio fisicom (in quanto l’attività fisica regolare (anche in dosi moderate) è un potente segnale epigenetico). L’esercizio può alterare i marcatori epigenetici nelle cellule muscolari, migliorando l’efficienza metabolica. A livello cerebrale, può influenzare l’espressione di geni legati alla neuroplasticità e alla salute cognitiva. Lo stress cronico (un alto carico allostatico) innesca un rilascio prolungato di ormoni come il cortisolo che può causare modifiche epigenetiche che alterano la regolazione dei geni coinvolti nella risposta allo stress e nell’infiammazione. Le pratiche di benessere (Mindfulness, sonno di qualità) agiscono invertendo o prevenendo queste modifiche, promuovendo la resilienza biologica. E’ stato anche dimostrato come l’isolamento sociale sia uno stressor potente, mentre le relazioni positive sono protettive.Le ricerche dimostrano che vivere una vita guidata dal Benessere Eudaimonico (scopo, crescita personale, significato) è fortemente correlato a un profilo epigenetico protettivo. Un forte Scopo nella Vita e l’impegno Eudaimonico sono associati a una minore attivazione dei geni pro-infiammatori e a una maggiore integrità dei telomeri. Inoltre le scelte di vita che riflettono i propri valori (coerenti con l’eudaimonia) inviano segnali biochimici al corpo che promuovono l’omeostasi e riducono il carico allostatico, dimostrando come la mente e i comportamenti possano riscrivere attivamente il proprio destino biologico. Sebbene si possa ereditare una predisposizione genetica a una condizione, lo stile di vita determina se, quando e come quella predisposizione si manifesti. Se il DNA carica la pistola, è lo stile di vita che preme il grilletto.

  • CURARE L’ANSIA ATTRAVERSO I SUONI

    La terapia sonora (o musicoterapia) sfrutta la capacità del suono di influenzare direttamente il nostro stato fisiologico ed emotivo per interrompere il circolo vizioso dell’ansia.

    L’ascolto di musica e suoni specifici può indurre una risposta di rilassamento nel corpo e nel cervello attraverso diversi meccanismi. Innanzitutto attraverso la riduzione del cortisolo. Infatti melodie lente e armoniose (spesso con ritmi vicini al battito cardiaco a riposo) sono state scientificamente associate alla diminuzione dei livelli di cortisolo. Il cortisolo è un ormone steroideo fondamentale, prodotto dalle ghiandole surrenali (situate sopra i reni). Sebbene sia essenziale per la sopravvivenza, è universalmente noto come l’”ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta drasticamente quando il corpo percepisce un pericolo o si trova in una situazione di elevata tensione (stress fisico o emotivo). Il cortisolo fa parte di un complesso meccanismo chiamato Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA), che regola la risposta del corpo allo stress (la reazione di “lotta o fuga”). Le sue funzioni essenziali attengono alla mobilitazione energetica (aumentando rapidamente i livelli di glucosio nel sangue), convertendo proteine e grassi in energia immediatamente disponibile. Questo rifornimento di “carburante” è cruciale per i muscoli e il cervello in caso di emergenza. Ma il cortisolo è utile anche per la regolazione Metabolica, modula la risposta immunitaria e infiammatoria, regola la pressione sanguigna e il ciclo sonno-veglia.

    L’utilizzo dei suoni, sia attraverso banalmente una musica piacevole e sia tramite la somministrazione di suoni specifici può produrre effetti significativi nella produzione di onde Cerebrali.

    Alcune terapie sonore mirano a stimolare la produzione di onde cerebrali Alfa (associate al rilassamento) o Theta (associate alla meditazione profonda) attraverso stimoli come i battiti binaurali (due frequenze leggermente diverse presentate separatamente a ciascun orecchio, che il cervello percepisce come un’unica frequenza “battente”). I risultati possono essere rapidi e al contempo profondi e ci posso aiutare a lavorare con maggiore serenità nel corso di un incontro con lo psicologo (o altro terapeuta).

    L’utilizzo dei suoni può essere vantaggioso inoltre anche per il rallentamento del Sistema Autonomo. Esistono suoni che possono indurre il rallentamento della frequenza cardiaca e l’abbassamento della pressione sanguigna, attivando il sistema nervoso parasimpatico (riposo e digestione).

    Non dobbiamo pensare al mondo della psicologia in modo limitato e rigido: oggi la psicologia ci consente di supportare una persona che attraversa un momento di difficoltà anche attraverso l’utilizzo di strumenti non strettamente convenzionali che siano in grado di favorire un veloce benessere.

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