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  • E’ UFFICIALE: RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO CEREBRALE SI PUO’!

    Un recente studio italiano, frutto della collaborazione tra l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), fornisce evidenze scientifiche robuste a supporto di un intervento integrato per contrastare il declino cognitivo e l’infiammazione sistemica associata all’invecchiamento. La ricerca, pubblicata sulla rivista Brain, Behavior & Immunity – Health, valida l’efficacia del programma multidimensionale denominato Train the Brain.

    Il processo di invecchiamento è intrinsecamente correlato a uno stato di infiammazione cronica, silente e a basso grado, noto come inflammaging” (si veda https://www.mdpi.com/1422-0067/25/19/10535). Questo fenomeno biologico è riconosciuto come un fattore eziologico chiave nello sviluppo e nella progressione di patologie neurodegenerative, in primis la Malattia di Alzheimer (AD).

    La maggior parte, se non tutte, le malattie cronico-degenerative, hanno una base infiammatoria che, se non trattata, può determinare invecchiamento precoce e accelerare predisposizioni genetiche

    Nei soggetti affetti da Mild Cognitive Impairment (MCI), una condizione caratterizzata da un deterioramento cognitivo superiore alla norma per l’età ma che non compromette significativamente le attività quotidiane, si osserva frequentemente un’elevata espressione di citochine pro-infiammatorie a livello sierico e cerebrale. L’eccesso di queste molecole segnale immunitarie (come IL-6, TNF-alpha, e IL-17A) esercita effetti neurotossici, compromettendo la plasticità sinaptica e accelerando i meccanismi di neurodegenerazione. I soggetti MCI rappresentano pertanto una popolazione ad alto rischio e ideale per l’implementazione di strategie di intervento neuroprotettivo.

    Il protocollo “Train the Brain” è stato concepito come un approccio olistico e integrato, mirando simultaneamente a diverse dimensioni critiche dell’invecchiamento cerebrale:

    1. Esercizio Fisico Strutturato: Per promuovere la salute cardiovascolare e metabolica. L’attività fisica regolare è nota per indurre il rilascio di miochine e fattori neurotrofici (es. BDNF), migliorando la perfusione ematica cerebrale.
    2. Stimolazione Cognitiva (Cognitive Training): Esercizi mirati per mantenere e potenziare le funzioni esecutive, la memoria e l’attenzione, contrastando l’atrofia corticale.
    3. Interazione Sociale: La partecipazione a un ambiente di gruppo dedicato funge da meccanismo di contrasto all’isolamento sociale, fattore che contribuisce allo stress e al peggioramento del quadro cognitivo.

    L’invecchiamento cerebrale può essere rallentato attraverso alcuni interventi facili e alla portata di tutti

    Lo studio ha arruolato 76 individui con diagnosi di MCI, assegnati casualmente a un gruppo sperimentale (che ha seguito il programma multidimensionale per 7 mesi) e a un gruppo di controllo (che ha ricevuto solo supporto informativo). I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cognitive, Risonanza Magnetica (RM) cerebrale e analisi ematiche a inizio e fine intervento.

    • Il gruppo “Train the Brain” ha mostrato un miglioramento significativo nelle funzioni di memoria e attenzione rispetto al gruppo di controllo.
    • L’analisi RM ha rilevato modificazioni strutturali positive, incluse un incremento della perfusione ematica cerebrale e una maggiore conservazione del volume della sostanza grigia in aree corticali cruciali per le funzioni esecutive. Tali benefici si sono dimostrati duraturi nel tempo e indipendenti da variabili come età e scolarità.

    Il dato più innovativo riguarda la modulazione dell’asse immunitario, misurata tramite la quantificazione delle citochine plasmatiche:

    • Riduzione dei Marcatori Pro-Infiammatori: Si è osservata una diminuzione significativa dei livelli plasmatici di citochine notoriamente associate all’infiammazione sistemica e al declino cognitivo, quali IL-6, IL-17A, TNF-alpha$ e CCL11.
    • Aumento dei Mediatori Anti-Infiammatori/Neuroprotettivi: Parallelamente, lo studio ha documentato il mantenimento o l’incremento di molecole con effetto antinfiammatorio e neuroprotettivo, tra cui IL-10, TGF-beta e IL-4.
      • In particolare, l’incremento di Interleuchina-10 (IL-10), un potente agente antinfiammatorio cruciale per la sopravvivenza neuronale e la neurogenesi adulta, è risultato correlato positivamente con un miglioramento nelle capacità di memoria. Questo suggerisce che IL-10 possa agire come un potenziale biomarcatore per monitorare l’efficacia di interventi non farmacologici in popolazioni a rischio neurodegenerativo.

    Cambiando lo stile di vita possiamo cambiare il corso della nostra vita migliorando la qualità e la quantità di benessere e salute

    I risultati di questa ricerca italiana non solo consolidano il concetto che lo stile di vita (esercizio, stimolazione cognitiva e impegno sociale) eserciti un impatto diretto e profondo sulla salute cerebrale, ma ne forniscono anche la prova a livello molecolare. Il programma “Train the Brain” dimostra di agire con un’efficacia misurabile, non solo sulla performance cognitiva, ma anche su meccanismi biologici cruciali come la regolazione dell’inflammaging.

    L’adozione di un regime di vita attivo e stimolante non è semplicemente una “buona pratica”, ma una strategia preventiva e terapeutica validata scientificamente, accessibile e implementabile per rallentare o potenzialmente invertire i primi segnali di neurodegenerazione.

    Fonte:

    1. Ishizuka, T., Nagata, W., Nakagawa, K., & Takahashi, S. (2024). Brain inflammaging in the pathogenesis of late-life depression. Human Cell, 38(1), 7.
      1. Jurcau, M. C., Jurcau, A., Cristian, A., Hogea, V. O., Diaconu, R. G., & Nunkoo, V. S. (2024). Inflammaging and brain aging. International Journal of Molecular Sciences, 25(19), 10535.
      1. Giunta, B., Fernandez, F., Nikolic, W. V., Obregon, D., Rrapo, E., Town, T., & Tan, J. (2008). Inflammaging as a prodrome to Alzheimer’s disease. Journal of neuroinflammation, 5(1), 51.
  • SMARPTPHONE E CERVELLO: I POSSIBILI EFFETTI CAUSATI DA UN USO INAPPROPRIATO DELLA TECNOLOGIA

    L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior (comportamento di controllo compulsivo) è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.

    La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.

    L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa

    Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.

    Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress

    L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergico della ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checkingfunge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.

    E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia

    L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:

    1. Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.
    2. Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.
    3. Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.

    La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.

    La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita  con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.

    Fonte:

    1. Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
    2. Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.

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  • PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE MENTALE

    “La società della stanchezza” (Müdigkeitsgesellschaft) è un saggio filosofico molto influente scritto da Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano che insegna in Germania che analizza la società contemporanea e i suoi mali, proponendo una tesi centrale: il passaggio dalla Società Disciplinare alla Società della Prestazione.

    Han sostiene che siamo passati dalla “società disciplinare” descritta da Foucault (caratterizzata da divieti, istituzioni come prigioni, manicomi, fabbriche) a una “società della prestazione” (o società del “poter fare”). Nella società della prestazione, l’imperativo non è più il “tu devi” (obbedienza) ma il “tu puoi” (iniziativa, illimitata possibilità). L’assenza di un “Altro” o di un’autorità esterna che impone il lavoro non porta alla vera libertà. L’individuo introietta l’istanza di dominio e diventa sfruttatore e sfruttato di sé stesso. Siamo spinti a ottimizzare costantemente la nostra performance, credendo di realizzare la nostra libertà. Le malattie della nostra epoca non sono più principalmente quelle infettive (dovute a un “Estraneo” esterno, come nella società immunologica), ma quelle “da usura” o “da eccesso di positività”. Tra queste, l’autore annovera in particolare la depressione, il burnout e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), che sono viste come manifestazioni patologiche di questa coazione alla prestazione. La società è pervasa dall’eccesso di stimoli, informazioni e impulsi (“positività” intesa come ciò che è disponibile, accessibile, e che spinge all’attività) e questo eccesso non lascia spazio alla negatività (intesa come l’Altro, la distanza, la pausa, la resistenza) e porta a una saturazione e a una stanchezza cronica. La stanchezza che domina la società è una stanchezza che isola e chiude, frutto dell’iperattività e dell’auto-sfruttamento. Han propone, in contrapposizione, una “stanchezza positiva” (a volte identificata con la stanchezza biblica o quella del “giorno sacro” del riposo) che è capace di aprire lo sguardo sul mondo, di permettere la contemplazione e di interrompere il ciclo mortifero della produzione e della prestazione. Il libro è una critica profonda al neoliberalismo e all’ossessione per l’efficienza e la performance che logora l’individuo e lo rende cronicamente stanco e depresso, nonostante l’illusione di essere libero e autodeterminato.

    Non sappiamo se questa posizione sia condivisibile o meno, ma certo è che il numero di persone che si rivolgono in studio per problemi di stanchezza cronica causata da iper lavoro sta aumentando. Imparare a darsi un limite, a pensare a momenti di recuperaro e condivisione con l’altro potrebbe essere salvifico.