Tag: ansia

  • SMARPTPHONE E CERVELLO: I POSSIBILI EFFETTI CAUSATI DA UN USO INAPPROPRIATO DELLA TECNOLOGIA

    L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior (comportamento di controllo compulsivo) è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.

    La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.

    L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa

    Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.

    Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress

    L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergico della ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checkingfunge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.

    E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia

    L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:

    1. Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.
    2. Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.
    3. Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.

    La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.

    La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita  con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.

    Fonte:

    1. Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
    2. Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.

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  • DIPENDENZE IN ITALIA: UN ALLARME SILENZIOSO. CINQUE MILIONI IN ITALIA A RISCHIO TRA ALCOL E DROGHE

    L’Italia è stretta nella morsa di una devastante emergenza dipendenze. Si stimano cinque milioni di cittadini a rischio, un numero che include 910.000 giovani che fanno uso regolare di sostanze, una vera e propria “Generazione sballo”. Il quadro, che sarà discusso al X Congresso Nazionale della S.I.Pa.D., è aggravato dall’identificazione di 79 nuove sostanze psicoattive solo quest’anno.

    Il Dott. Claudio Leonardi, Presidente S.I.Pa.D., lancia un appello: “Non possiamo più ignorare questa realtà. Ogni numero rappresenta una storia, una famiglia distrutta. È tempo di risposte concrete e innovative.”

    I dati sono impietosi: quattro milioni di italiani bevono alcol in modo rischioso, con un aumento dell’80% nel consumo femminile nell’ultima decade. Sebbene gli accessi ai pronto soccorso droga-correlati (8.378 nel 2024) siano leggermente diminuiti, il 10% degli accessi riguarda minori.

    L’innovazione nel mercato delle droghe, dominato da catinoni e cannabinoidi sintetici, complica la gestione dell’emergenza. Questo scenario ha portato oltre 160.000 studenti italiani a essere definiti ‘poli consumatori’, combinando cannabis, nicotina e alcol.

    I SerD (Servizi pubblici per le Dipendenze) assistono circa 135.000 persone, ma il sommerso stimato è di oltre mezzo milione di individui, per lo più giovani a rischio, che non sono intercettati dalle statistiche ufficiali.

    I danni derivanti dalle dipendenze da sostanze sono vasti e si manifestano su più livelli: fisico, psicologico, comportamentale e sociale. Non riguardano solo la persona che ne è dipendente, ma l’intero contesto familiare e sociale. Ma quali danni produce questa situazione?

    Danni alla Salute Fisica

    L’abuso cronico di sostanze attacca diversi organi e sistemi del corpo:

    Danni Neurologici e Cerebrali: Tutte le droghe alterano la chimica e la struttura del cervello, soprattutto il sistema nervoso centrale. Le conseguenze includono riduzione delle capacità di apprendimento, memorizzazione, capacità affettiva e di giudizio critico.

    Fegato: Particolarmente colpito da alcol e alcune sostanze, può portare a epatiti, cirrosi e insufficienza epatica.

    Cuore e Sistema Cardiovascolare: Aumento del rischio di infarti, ictus, ipertensione e disturbi cardiaci, specialmente con l’uso di stimolanti come la cocaina.

    Polmoni: Problemi respiratori, asma e rischio di tumori (nel caso di fumo o inalazione).

    Reni: Danni e insufficienza renale, specie con alcune nuove sostanze sintetiche.

    Indebolimento Immunitario: La dipendenza indebolisce il sistema immunitario, rendendo l’individuo più vulnerabile a infezioni.

    Malattie Trasmissibili: L’uso di sostanze per via iniettiva o i comportamenti sessuali a rischio correlati aumentano significativamente la diffusione di malattie come HIV ed Epatite (B e C).

    Rischio di Overdose e Morte: L’intossicazione acuta può portare a depressione respiratoria, coma e decesso, anche alla prima assunzione o a causa della contaminazione con nuove sostanze potenti (es. oppioidi sintetici).

    Danni in Gravidanza: Gravi danni al feto o al neonato in caso di uso di sostanze durante la gravidanza.


    Danni alla Salute Psicologica

    Le alterazioni cerebrali e lo stile di vita imposto dalla dipendenza portano a gravi problemi mentali:

    Disturbi d’Ansia e Depressione: Sono spesso sia causa che conseguenza dell’abuso, con un peggioramento delle condizioni preesistenti.

    Psicosi e Paranoia: Perdita di contatto con la realtà, allucinazioni e comportamenti paranoidi, specialmente con stimolanti o cannabinoidi sintetici.

    Aggressività e Irritabilità: Sbalzi d’umore, comportamenti irregolari e aumento dell’aggressività.

    Perdita di Autostima e Apatia: Mancanza di motivazione, disinteresse verso hobby e attività, e sentimenti di disperazione.

    Craving e Compulsività: Il sintomo centrale, che consiste in un desiderio intenso e incontrollabile della sostanza, che domina ogni altra necessità.


    Danni Sociali, Relazionali ed Economici

    La ricerca e l’uso della sostanza diventano la priorità assoluta, distruggendo la vita sociale e lavorativa:

    Compromissione delle Relazioni: Isolamento da amici e familiari, dinamiche relazionali disfunzionali, e perdita di legami affettivi.

    Problemi Lavorativi e Scolastici: Calo drastico delle prestazioni, assenteismo e, nei casi più gravi, perdita del lavoro o abbandono degli studi. La dipendenza sottrae tempo ed energie.

    Problemi Legali ed Economici: Coinvolgimento in attività illecite per procurarsi la sostanza, indebitamento, e problemi legali derivanti da comportamenti impulsivi o crimini correlati all’uso.

    Trascuratezza di Sé: Scarsa igiene personale, trascuratezza dell’aspetto fisico, e disinteresse per la propria salute e il proprio benessere.

    Comportamenti a Rischio: Maggiore impulsività e assunzione di rischi in situazioni potenzialmente pericolose, come guidare sotto l’effetto delle sostanze.

    Si tratta di un tema grave le cui cause sono sicuramente complesse e multifattoriali ma per le quali occorre intervenire per non rischiare un disastro futuro.

  • IN 10 ANNI PSICOFARMACI QUASI TRIPLICATI: PIU’ PILLOLE ANCHE AI BIMBI. FORSE QUALCOSA NON VA?

    La notizia del giorno non è delle migliori:Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha messo in luce un trend molto preoccupante: il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti (0-17 anni) è quasi triplicato in meno di dieci anni. In particolare, è stato registrato un vero e proprio boom (+25% in un solo anno) nell’uso dei farmaci per il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).I Numeri di una Crescita Esplosiva:

    1)Consumo quasi triplicato: Le confezioni vendute per 1000 bambini sono passate da 20,6 nel 2016 a 59,3 nel 2024.

    2)Incidenza raddoppiata: Oggi un minore ogni 175 riceve una prescrizione, contro un minore ogni 385 del 2016.

    3)Picco tra gli adolescenti (12-17 anni): In questa fascia d’età si registra un consumo di 129,1 confezioni per 1000 ragazzi, il che significa che oltre un teenager su cento (1,17%) fa uso continuativo di psicofarmaci.

    4)Antipsicotici, Antidepressivi e ADHD: Questi farmaci sono i più prescritti, con le ricette per i medicinali contro l’ADHD che hanno subito un aumento di quasi il 25% (24,9%) in un solo anno.

    Questo incremento ha portato gli psicofarmaci a entrare tra le tipologie di medicinali più utilizzate dalla popolazione under 18.

    Le Possibili Cause e il Contesto

    Secondo gli esperti, l’aumento non è casuale ma riflette una maggiore prevalenza dei disturbi mentali nei giovani. Due grandi fenomeni contemporanei sono visti come fattori scatenanti:

    L’impatto del Covid-19: La prolungata chiusura, l’isolamento e la mancanza di scuola e socialità hanno lasciato una “lunga onda” di conseguenze psicologiche.

    Nuove Dipendenze: L’uso problematico e intensivo di internet e social media è considerato un ulteriore fattore di rischio.

    Sebbene l’Italia sia ancora distante da Paesi come gli Stati Uniti – dove circa un adolescente su quattro utilizza psicofarmaci – il trend di crescita nazionale è ormai consolidato e netto.

    L’Uso Complessivo di Farmaci Pediatrici

    I dati Aifa rivelano che, in totale, quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti (circa la metà della popolazione pediatrica) hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica nel 2024. Considerando le oltre 20 milioni di confezioni vendute, si parla di una media di più di due farmaci a testa. Tra i 30 medicinali più usati per i minori, sei sono destinati a curare il sistema nervoso centrale.

    Uno Sguardo alla Spesa Totale

    A livello nazionale, la spesa farmaceutica totale ha continuato a crescere, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto all’anno precedente). Tre quarti di questa spesa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ammonta a 10,2 miliardi di euro. Ma c’è anche una novità: I farmaci anti-obesità sono entrati nella Top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più.

    Infine un ultimo dato: i farmaci antitumorali rimangono al vertice per spesa, mentre si conferma un uso eccessivo di antibiotici.

    Qualche riflessione su questi dati forse potrebbe essere utile: e se si lavorasse sul potenzialmento delle risorse individuali anzichè provare a risolvere tutto con una pastiglia?

  • FITOTERAPIA E CITOCHINE INFIAMMATORIE NELLE MALATTIE MENTALI

    L’interesse scientifico verso la fitoterapia (l’uso di piante medicinali) nel trattamento delle malattie mentali è cresciuto notevolmente, in particolare esplorando la capacità di alcuni estratti vegetali di modulare le citochine infiammatorie e la neuroinfiammazione.

    Questa area di ricerca si inserisce nell’ambito dell’Immunopsichiatria, che riconosce nell’infiammazione cronica a basso grado un fattore eziologico comune in disturbi come la depressione e l’ansia.

    Molte piante medicinali contengono composti bioattivi (fitocomplessi) che possiedono note proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Queste proprietà sono centrali nella potenziale efficacia contro i disturbi mentali legati alla neuroinfiammazione:

    Il meccanismo d’azione più studiato è la capacità di molti fitoestratti di ridurre la produzione o l’attività delle citochine pro-infiammatorie come:

    Interleuchina-1 beta (IL-1)

    Interleuchina-6 (IL-6)

    Fattore di Necrosi Tumorale alfa (TNF-α)

    Queste citochine, se elevate, attraversano la barriera emato-encefalica (o ne segnalano l’attivazione) e inducono la neuroinfiammazione, alterando il metabolismo dei neurotrasmettitori e la plasticità sinaptica (come visto in precedenza).

    Alcuni composti vegetali agiscono bloccando gli enzimi chiave della cascata infiammatoria periferica e centrale:

    Inibizione delle MAO e IDO: Sebbene noti per l’azione sulla ricaptazione dei neurotrasmettitori, alcuni composti come l’Iperico (Erba di San Giovanni) e altri fitoterapici agiscono a più livelli. Le citochine pro-infiammatorie attivano l’enzima IDO (indolamina 2,3-diossigenasi), deviando il triptofano (precursore della serotonina) verso la produzione di metaboliti neurotossici (es. acido chinurenico). La modulazione di questa via è un obiettivo chiave per i fitoterapici antinfiammatori.

    Inibizione di COX/LOX: Piante come la Boswellia o il Ribes Nigrum (pur non essendo specificamente ansiolitiche/antidepressive, ma spesso usate come adiuvanti) inibiscono gli enzimi Ciclossigenasi (COX) e Lipossigenasi (LOX), riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni, potenti mediatori infiammatori.

    Effetto Antiossidante e Neuroprotettivo

    L’infiammazione cronica è spesso associata a un aumento dello stress ossidativo (produzione di radicali liberi) nel cervello, che danneggia i neuroni. Molti fitocomplessi (come quelli contenuti in Bacopa Monnieri o la papaya fermentata) sono ricchi di antiossidanti che:

    Neutralizzano i Radicali Liberi: Proteggono le cellule cerebrali (neuroni e microglia) dai danni ossidativi.

    Modulano la Microglia: Contribuiscono a mantenere le cellule della microglia (le cellule immunitarie residenti del cervello) in uno stato non reattivo, prevenendo la neuroinfiammazione.

    Diverse piante sono oggetto di ricerca specifica per la loro interazione con il sistema immunitario e le citochine in contesti psichiatrici:

    Pianta (Nome Scientifico)Nome ComuneMeccanismo Antinfiammatorio/Modulante
    Withania somniferaAshwagandha (Ginseng Indiano)Regola l’Asse HPA e ha dimostrato di ridurre le citochine pro-infiammatorie, agendo come adattogeno.
    Hypericum perforatumIperico (Erba di San Giovanni)L’azione è principalmente quella di inibire la ricaptazione di neurotrasmettitori, ma ha anche azioni antinfiammatorie e antiossidanti che contribuiscono alla sua efficacia antidepressiva.
    Curcuma longaCurcumaLa curcumina inibisce fattori di trascrizione pro-infiammatori (come NF-kB), modulando efficacemente la produzione di citochine.
    Melissa officinalisMelissaOltre all’azione GABAergica, i suoi componenti hanno mostrato un’azione anti-infiammatoria e antiossidante, rilevante nel contesto ansia/depressione.
    Ganoderma lucidumFungo ReishiClassificato come un immunomodulatore, è studiato per le sue proprietà analgesiche e antinfiammatorie che possono migliorare l’equilibrio omeostatico.

    La fitoterapia offre un approccio pleiotropico (a bersagli multipli) per il trattamento dei disturbi mentali, agendo non solo sui neurotrasmettitori classici, ma anche, e forse in modo più fondamentale per un sottogruppo di pazienti, sulla cascata infiammatoria e ossidativa che è alla base della neuroinfiammazione e della psicopatologia.

    Fonte: Maniscalco, A. (2024). Ansia e fitoterapia: una revisione delle evidenze cliniche e delle applicazioni farmacologiche.

  • TRATTAMENTO FITOTERAPICO DELL’ANSIA: ESISTE UN’ALTERNATIVA AI FARMACI?

    Un’alternativa forse no, ma una proposta interessante forse si.

    Una recente ricerca si è concentrata sulla criticità nell’attuale gestione farmacologica dell’ansia. I farmaci ansiolitici moderni (come le benzodiazepine o alcuni antidepressivi) spesso mostrano limiti di efficacia (non tutti i pazienti rispondono in modo adeguato al trattamento) e problemi di sicurezza (oltre al rischio di dipendenza, soprattutto con le benzodiazepine, posso dare sedazione, alterazioni cognitive e altri effetti collaterali che compromettono la qualità di vita. In questo contesto, la fitoterapia (l’uso di estratti vegetali) è vista come un’importante risorsa per il miglioramento della gestione terapeutica dell’ansia, offrendo potenziali benefici con un profilo di sicurezza percepito come migliore.

    L’ansia è descritta come una condizione psicofisica complessa che si attiva in risposta a stimoli stressanti che sonno dare:

    Manifestazioni Psicologiche: Sentimenti di apprensione, incertezza, paura e allarme.

    Sintomi Fisici (Somatici): Tali manifestazioni sono spesso accompagnate da una risposta neurovegetativa che include tachicardia, sudorazione, tremori e tensione muscolare.

    Disturbi d’Ansia Comuni: Il testo menziona i principali disturbi (Disturbo d’Ansia Sociale, Disturbo d’Ansia Generalizzato, Attacchi di Panico, Agorafobia), sottolineando la loro elevata prevalenza globale (7.3%), che ha subito un forte aumento (fino al 25%) durante la pandemia da COVID-19, evidenziando l’influenza dei fattori ambientali e di stress collettivo.

    L’ansia è un fenomeno che coinvolge meccanismi e circuiti neuronali complessi tra cui aree Cerebrali Chiave nelle quali vengono identificate come fondamentali la talamo e l’amigdala. L’amigdala, in particolare, è il centro nevralgico della paura e dell’elaborazione emotiva.

    Lo stress e l’ansia alterano significativamente l’equilibrio dei neurotrasmettitori nel Sistema Nervoso Centrale (SNC) tra i quali noradrenalina, serotonina, dopamina e, crucialmente, il sistema GABAergico. Un ruolo chiave sotto quest’ultimo aspetto l’Acido Gamma-Amminobutirrico (GABA) è il principale neurotrasmettitore inibitorio del SNC. L’ansia è associata a una riduzione dell’inibizione GABAergica, portando a un’eccessiva eccitazione neuronale e al rilascio di sostanze ansiogene. Molti ansiolitici mirano ad aumentare la funzione inibitoria del GABA.

    La ricerca stabilisce un precedente fitoterapico, citando piante i cui meccanismi d’azione sono già noti. Tra esse compaiono la passiflora incarnata L. e Melissa officinalis L che hanno dimostrato di modulare la trasmissione GABAergica, conferendo un effetto ansiolitico simile a quello di molti farmaci, la lavandula angustifolia P.Mill. (soprattutto l’olio Essenziale il cui effetto ansiolitico è attribuito a meccanismi multipli, tra cui:

    Blocco dei canali del calcio (specifici) nel SNC: Contribuisce a ridurre l’eccitabilità neuronale.

    Interazione con il trasportatore della serotonina (SERT): Meccanismo che modula i livelli di serotonina a livello sinaptico.

    Ma una estratto davvero soprendente è quella di Withania somnifera (nota anche come Ashwagandha). Si tratta di una pianta fondamentale della medicina Ayurvedica (India) classificata come adattogeno, ovvero una sostanza che migliora la capacità del corpo di resistere e adattarsi allo stress (omeostasi) e riduce i danni indotti da agenti stressanti. Questo estratto vegetale ha dimostrato di aiutare a moderare la risposta ormonale allo stress (cortisolo), migliorando l’omeostasi e contribuisce all’effetto sedativo e ansiolitico aumentando l’inibizione nel SNC.

    Anche magnolia officinalis una pianta della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha dimostrato attività ansiolitica. Vanta studi sia preclinici (in laboratorio e su modelli animali) che clinici che ne confermano l’attività ansiolitica attraverso due meccanismi chiave:

    Trasmissione GABAergica: Condivide con altre piante la modulazione del GABA, potenziandone l’effetto inibitorio.

    Azione Cannabimimetica: Questa è un’azione distintiva. Significa che i suoi composti (come l’honokiolo e il magnololo) possono interagire con il sistema endocannabinoide del corpo, un importante regolatore dell’umore, dell’ansia e del dolore.

    Pensare di sostituire i farmaci prescritti dal medico è sicuramente un rischio e non va fatto. Ma ragionare insieme al poprio medico potrebbe essere auspicabile…… i dati ci sono.

    Fonte: CEOLONI, M. Withania somnifera e Magnolia officinalis: due piante potenzialmente utili nel trattamento dell’ansia.

  • Analisi e Risultati di uno Studio Sperimentale sull’Impatto della Mindful Walk in Ambiente Naturale sulla Riduzione dell’Ansia Percepita:uno studio sperimentale volto a indagare gli effetti psicofisiologici e auto-percepiti della camminata consapevole in natura (Mindful Walk in Nature) sul livello di ansia soggettiva.

    Lo studio ha delineato il costrutto di Mindful Walk, definendola come l’applicazione intenzionale dei principi di consapevolezza (attenzione non giudicante al momento presente) all’atto del camminare, focalizzando l’esperienza sul contatto sensoriale con l’ambiente naturale circostante.

    Il lavoro ha descritto dettagliatamente le tecniche operative per l’esecuzione della disciplina, includendo la focalizzazione sul respiro, sulle sensazioni propriocettive (contatto dei piedi con il suolo) e sull’input sensoriale esterno (vista, udito, olfatto). Tali pratiche sono state correlate a una rassegna critica degli studi scientifici esistenti che supportano i benefici della Mindful Walk, con particolare attenzione alla modulazione del Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e alla promozione del tono vagale. Lo studio è stato condotto su un campione di $N = 26$ soggetti adulti, con un range di età compreso tra i 20 e i 60 anni. Un criterio di inclusione fondamentale è stata la familiarità pregressa con le discipline di Mindfulness e meditazione, fattore che può aver ottimizzato la compliance e l’efficacia del protocollo. I partecipanti sono stati sottoposti a un protocollo intensivo e a breve termine costituito da tre sedute di camminata consapevole. della durata di 30minuti per sessione. Le sedute sono state erogate a una distanza temporale di due giorni l’una dall’altra, per ottimizzare l’effetto cumulativo e di apprendimento. L’ansia percepita (variabile dipendente) è stata valutata tramite la somministrazione di una scala psicometrica standardizzata sull’ansia (specificata nel testo originale come anxiety scale), compilata dai soggetti in due momenti distinti: Pre-protocollo: Valutazione basale. Post-protocollo: Valutazione finale (dopo la terza sessione). I risultati finali hanno evidenziato un decremento sistematico del livello percepito di ansia in tutti i soggetti inclusi nel campione. Tale esito supporta l’ipotesi che l’integrazione di consapevolezza e immersione in natura sia un efficace modulatore dello stato ansioso. La significatività di questa riduzione è stata validata attraverso l’applicazione di un t-test per campioni appaiati (confronto pre-post protocollo), il cui risultato ha confermato l’efficacia dell’intervento. Questo risultato indica che la probabilità che la riduzione dell’ansia sia dovuta al caso è estremamente bassa, rendendo lo studio statisticamente significativo e rafforzando la validità interna dell’intervento.

    Fonte: Delpiano, Sara. “MINDFUL WALK IN NATURA: EFFETTI SULL’ANSIA.” (2023).


  • CURARE L’ANSIA ATTRAVERSO I SUONI

    La terapia sonora (o musicoterapia) sfrutta la capacità del suono di influenzare direttamente il nostro stato fisiologico ed emotivo per interrompere il circolo vizioso dell’ansia.

    L’ascolto di musica e suoni specifici può indurre una risposta di rilassamento nel corpo e nel cervello attraverso diversi meccanismi. Innanzitutto attraverso la riduzione del cortisolo. Infatti melodie lente e armoniose (spesso con ritmi vicini al battito cardiaco a riposo) sono state scientificamente associate alla diminuzione dei livelli di cortisolo. Il cortisolo è un ormone steroideo fondamentale, prodotto dalle ghiandole surrenali (situate sopra i reni). Sebbene sia essenziale per la sopravvivenza, è universalmente noto come l’”ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta drasticamente quando il corpo percepisce un pericolo o si trova in una situazione di elevata tensione (stress fisico o emotivo). Il cortisolo fa parte di un complesso meccanismo chiamato Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA), che regola la risposta del corpo allo stress (la reazione di “lotta o fuga”). Le sue funzioni essenziali attengono alla mobilitazione energetica (aumentando rapidamente i livelli di glucosio nel sangue), convertendo proteine e grassi in energia immediatamente disponibile. Questo rifornimento di “carburante” è cruciale per i muscoli e il cervello in caso di emergenza. Ma il cortisolo è utile anche per la regolazione Metabolica, modula la risposta immunitaria e infiammatoria, regola la pressione sanguigna e il ciclo sonno-veglia.

    L’utilizzo dei suoni, sia attraverso banalmente una musica piacevole e sia tramite la somministrazione di suoni specifici può produrre effetti significativi nella produzione di onde Cerebrali.

    Alcune terapie sonore mirano a stimolare la produzione di onde cerebrali Alfa (associate al rilassamento) o Theta (associate alla meditazione profonda) attraverso stimoli come i battiti binaurali (due frequenze leggermente diverse presentate separatamente a ciascun orecchio, che il cervello percepisce come un’unica frequenza “battente”). I risultati possono essere rapidi e al contempo profondi e ci posso aiutare a lavorare con maggiore serenità nel corso di un incontro con lo psicologo (o altro terapeuta).

    L’utilizzo dei suoni può essere vantaggioso inoltre anche per il rallentamento del Sistema Autonomo. Esistono suoni che possono indurre il rallentamento della frequenza cardiaca e l’abbassamento della pressione sanguigna, attivando il sistema nervoso parasimpatico (riposo e digestione).

    Non dobbiamo pensare al mondo della psicologia in modo limitato e rigido: oggi la psicologia ci consente di supportare una persona che attraversa un momento di difficoltà anche attraverso l’utilizzo di strumenti non strettamente convenzionali che siano in grado di favorire un veloce benessere.

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