Uno studio recente, pubblicato su Jama Network Open (https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen), rivela che una singola settimana di disintossicazione dai social media è sufficiente per ridurre significativamente i sintomi di ansia, depressione e insonnia nei giovani adulti.
La ricerca si inserisce nel dibattito sempre più acceso sull’uso intensivo dei dispositivi e degli schermi da parte di bambini e ragazzi, sollevando allarmi anche da parte dei pediatri.
Lo studio guidato da Maddalena Cipriani dell’Università di Bath (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41284297/), in collaborazione con scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hai coinvolto 373 giovani adulti, con un’età media di 21 anni, arruolati tra marzo 2024 e marzo 2025. Dopo due settimane di monitoraggio di base, i partecipanti hanno preso parte a un intervento facoltativo di “social detox” di una settimana, riducendo l’uso di piattaforme come Facebook, TikTok, Instagram, Snapchat e X.
Lo studio ha confermato che l’uso problematico dei social media è fortemente associato a esiti negativi per la salute mentale (ansia, depressione e insonnia ma anche benessere psico fisico in generale). L’intervento di “disintossicazione” di una settimana ha prodotto i seguenti miglioramenti misurabili. L’ansia si è ridotta del 16,1%, la depressione del 24,8% e l’insonnia del14,5%. Gli autori hanno scelto di valutare interventi a breve termine perché li ritengono più praticabili per migliorare il benessere nella popolazione giovanile, una fascia d’età particolarmente vulnerabile. Nonostante la sfida, 295 partecipanti hanno completato la fase di detox, e la maggior parte (265) ha ridotto il tempo trascorso sullo schermo in media di 9,2 ore. I social dove la riduzione è stata più alta sono stati TikTok, X e Facebook, mentre Instagram e Snapchat hanno mostrato i tassi di utilizzo più elevati anche durante la disintossicazione.
Gli autori concludono che gli interventi di modifica del comportamento digitale possono avere un impatto significativo e positivo sulla salute mentale. Tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio la durata di questi risultati e il loro impatto a lungo termine, specialmente su popolazioni più diversificate.
Fonte: Calvert, E., Cipriani, M., Chen, K., Dhima, A., Burns, J., & Torous, J. (2025). Evaluating clinical outcomes for anxiety and depression: A real-world comparison of the digital clinic and primary care. Journal of Affective Disorders, 377, 275-283.
L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior (comportamento di controllo compulsivo)è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.
La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.
L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa
Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.
Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress
L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergicodella ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checkingfunge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.
E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia
L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:
Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.
Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.
Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.
La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.
La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.
Fonte:
Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.
La società contemporanea è caratterizzata da una iper-stimolazione ambientale che facilita l’accesso immediato alla gratificazione dei desideri, una condizione senza precedenti nella storia evolutiva umana. Questa facilità innesca un rilascio frequente e significativo di dopamina (DA), un neurotrasmettitore fondamentale nel circuito mesolimbico o sistema di ricompensa . L’interazione con i dispositivi elettronici (i cosiddetti device) funge da stimolo condizionato. La ricezione di notifiche (ad esempio, messaggi, like, e-mail) agisce come un rinforzo positivo che provoca il rilascio di dopamina a livello del nucleus accumbens (NAc), un’area chiave del sistema di ricompensa.
Questo rilascio induce una sensazione di piacere anticipatorio (wanting) e gratificazione (liking), promuovendo l’apprendimento associativo: l’azione di controllare il dispositivo viene rinforzata dalla ricompensa neurochimica.
Tale meccanismo instaura un circuito di rinforzo a feedback positivo, che spinge l’individuo a ripetere l’azione (controllare il dispositivo) per ricercare ulteriori stimoli e il conseguente boost dopaminergico. La ripetizione costante dell’azione conduce a una sensibilizzazione del circuito dopaminergico legato al wanting, che è distinto dal liking. Questo significa che il desiderio (la spinta a cercare la ricompensa) aumenta, spesso in modo sproporzionato rispetto al piacere effettivo provato (la gratificazione). L’atteggiamento si evolve in un comportamento compulsivo (craving), manifestandosi con la tendenza a controllare il telefono anche in assenza di cue esterni (notifiche), nella ricerca ossessiva di un nuovo rilascio di dopamina.
La chiave è la consapevolezza e la costanza nel creare abitudini che privilegino ricompense a lungo termine rispetto alla gratificazione istantanea
Base Neurobiologica della Dipendenza
Questo modello neurobiologico è il fondamento della dipendenza (o addiction). Il cervello umano, programmato evolutivamente per ricercare ricompense essenziali (cibo, sesso, interazione sociale), viene “dirottato” da stimoli super-normali (come le notifiche digitali) che attivano il sistema dopaminergico con un’efficacia e una frequenza innaturali. La sovrastimolazione cronica può portare a una desensibilizzazione parziale dei recettori, rendendo l’individuo meno reattivo ai piaceri naturali e costringendolo a cercare dosi sempre maggiori o più frequenti di stimoli per mantenere il livello di eccitazione desiderato.
COSA FARE PER RIDURRE LA DIPENDENZA DA DOPAMINA
La dipendenza comportamentale basata sulla dopamina, come quella descritta nel contesto digitale, non è una dipendenza fisica nel senso stretto del termine (come quella da sostanze), ma si basa su un meccanismo di rinforzo neurochimico e abitudine.
L’obiettivo principale delle strategie per ridurla è resettare la soglia di gratificazione e ripristinare l’equilibrio dopaminergico. Questo si ottiene riducendo l’accesso alle ricompense immediate e a basso sforzo e aumentando il coinvolgimento in attività che rilasciano dopamina in modo più lento e sostenibile.
COSA FARE
Strategie Comportamentali e Ambientali (Riduzione degli Stimoli)
Queste azioni mirano a interrompere il ciclo di rinforzo immediato:
1. Digiuno da Dopamina (Dopamine Fasting):
Concetto: Ridurre volontariamente l’esposizione a tutte le fonti di gratificazione istantanea (social media, videogiochi, binge-watching, snack dolci) per un periodo definito.
Obiettivo Neurobiologico: Permettere ai recettori dopaminergici di riposare e resensibilizzarsi, aumentando l’apprezzamento per stimoli a basso rilascio di dopamina (come leggere o camminare).
2. De-condizionamento Digitale:
Notifiche: Disattivare tutte le notifiche non essenziali (suoni e banner) per interrompere lo stimolo condizionato che innesca il rilascio di dopamina.
Accesso: Spostare le app che creano dipendenza in cartelle o schermate difficili da raggiungere o rimuoverle del tutto per creare una barriera di sforzo (aumentando il “costo” per ottenere la ricompensa).
3. Creazione di “Zone Libere” da Tecnologia:
Definire momenti o luoghi (es. camera da letto, pasti, prima ora del mattino) in cui l’uso del dispositivo è rigorosamente vietato. Questo aiuta a separare la gratificazione digitale dai comportamenti automatici quotidiani.
Strategie di Sostituzione (Ricompense a Lungo Termine)
Queste strategie mirano a reindirizzare il sistema motivazionale verso ricompense che richiedono sforzo e tempo, attivando la dopamina in modo più salutare e sostenibile:
1. Attività Che Richiedono Sforzo e Flow:
Impegnarsi in attività che portano a un rilascio di dopamina legato al raggiungimento di obiettivi (es. apprendimento di una nuova skill, esercizio fisico regolare, progetti creativi). Il rilascio di dopamina in questi casi è legato alla previsione e al superamento di sfide, non solo all’impulso immediato.
2. Esercizio Fisico: L’attività fisica, specialmente quella aerobica, non solo rilascia endorfine (liking), ma modula anche il sistema dopaminergico (wanting), migliorando l’umore e riducendo il craving per altre fonti di gratificazione.
3. Tecniche di Mindfulness e Rallentamento: Praticare la meditazione e la mindfulness aiuta a osservare e distaccarsi dagli impulsi e dal desiderio compulsivo (wanting) senza agire immediatamente su di essi. Questo rafforza la corteccia prefrontale, che esercita un controllo inibitorio sul sistema di ricompensa mesolimbico.
Intervento Clinico e Supporto Professionale
Nei casi in cui il comportamento sia diventato clinicamente rilevante (ossia, interferisce significativamente con la vita quotidiana, lavoro o relazioni):
1. Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC):
Aiuta a identificare e modificare gli schemi di pensiero distorti e i comportamenti che innescano la ricerca di dopamina (es. “Devo controllare il telefono o mi perdo qualcosa”).
2. Farmacologia (Raro per la Dipendenza Digitale):
Sebbene non esista un farmaco specifico per la “dipendenza da dopamina digitale,” in casi selezionati e gravi di dipendenza comportamentale, alcuni farmaci che modulano i sistemi dopaminergici o oppioidergici possono essere considerati sotto stretta supervisione medica.
L’Italia è stretta nella morsa di una devastante emergenza dipendenze. Si stimano cinque milioni di cittadini a rischio, un numero che include 910.000 giovani che fanno uso regolare di sostanze, una vera e propria “Generazione sballo”. Il quadro, che sarà discusso al X Congresso Nazionale della S.I.Pa.D., è aggravato dall’identificazione di 79 nuove sostanze psicoattive solo quest’anno.
Il Dott. Claudio Leonardi, Presidente S.I.Pa.D., lancia un appello: “Non possiamo più ignorare questa realtà. Ogni numero rappresenta una storia, una famiglia distrutta. È tempo di risposte concrete e innovative.”
I dati sono impietosi: quattro milioni di italiani bevono alcol in modo rischioso, con un aumento dell’80% nel consumo femminile nell’ultima decade. Sebbene gli accessi ai pronto soccorso droga-correlati (8.378 nel 2024) siano leggermente diminuiti, il 10% degli accessi riguarda minori.
L’innovazione nel mercato delle droghe, dominato da catinoni e cannabinoidi sintetici, complica la gestione dell’emergenza. Questo scenario ha portato oltre 160.000 studenti italiani a essere definiti ‘poli consumatori’, combinando cannabis, nicotina e alcol.
I SerD (Servizi pubblici per le Dipendenze) assistono circa 135.000 persone, ma il sommerso stimato è di oltre mezzo milione di individui, per lo più giovani a rischio, che non sono intercettati dalle statistiche ufficiali.
I danni derivanti dalle dipendenze da sostanze sono vasti e si manifestano su più livelli: fisico, psicologico, comportamentale e sociale. Non riguardano solo la persona che ne è dipendente, ma l’intero contesto familiare e sociale. Ma quali danni produce questa situazione?
Danni alla Salute Fisica
L’abuso cronico di sostanze attacca diversi organi e sistemi del corpo:
Danni Neurologici e Cerebrali: Tutte le droghe alterano la chimica e la struttura del cervello, soprattutto il sistema nervoso centrale. Le conseguenze includono riduzione delle capacità di apprendimento, memorizzazione, capacità affettiva e di giudizio critico.
Fegato: Particolarmente colpito da alcol e alcune sostanze, può portare a epatiti, cirrosi e insufficienza epatica.
Cuore e Sistema Cardiovascolare: Aumento del rischio di infarti, ictus, ipertensione e disturbi cardiaci, specialmente con l’uso di stimolanti come la cocaina.
Polmoni: Problemi respiratori, asma e rischio di tumori (nel caso di fumo o inalazione).
Reni: Danni e insufficienza renale, specie con alcune nuove sostanze sintetiche.
Indebolimento Immunitario: La dipendenza indebolisce il sistema immunitario, rendendo l’individuo più vulnerabile a infezioni.
Malattie Trasmissibili: L’uso di sostanze per via iniettiva o i comportamenti sessuali a rischio correlati aumentano significativamente la diffusione di malattie come HIV ed Epatite (B e C).
Rischio di Overdose e Morte: L’intossicazione acuta può portare a depressione respiratoria, coma e decesso, anche alla prima assunzione o a causa della contaminazione con nuove sostanze potenti (es. oppioidi sintetici).
Danni in Gravidanza: Gravi danni al feto o al neonato in caso di uso di sostanze durante la gravidanza.
Danni alla Salute Psicologica
Le alterazioni cerebrali e lo stile di vita imposto dalla dipendenza portano a gravi problemi mentali:
Disturbi d’Ansia e Depressione: Sono spesso sia causa che conseguenza dell’abuso, con un peggioramento delle condizioni preesistenti.
Psicosi e Paranoia: Perdita di contatto con la realtà, allucinazioni e comportamenti paranoidi, specialmente con stimolanti o cannabinoidi sintetici.
Aggressività e Irritabilità: Sbalzi d’umore, comportamenti irregolari e aumento dell’aggressività.
Perdita di Autostima e Apatia: Mancanza di motivazione, disinteresse verso hobby e attività, e sentimenti di disperazione.
Craving e Compulsività: Il sintomo centrale, che consiste in un desiderio intenso e incontrollabile della sostanza, che domina ogni altra necessità.
Danni Sociali, Relazionali ed Economici
La ricerca e l’uso della sostanza diventano la priorità assoluta, distruggendo la vita sociale e lavorativa:
Compromissione delle Relazioni: Isolamento da amici e familiari, dinamiche relazionali disfunzionali, e perdita di legami affettivi.
Problemi Lavorativi e Scolastici: Calo drastico delle prestazioni, assenteismo e, nei casi più gravi, perdita del lavoro o abbandono degli studi. La dipendenza sottrae tempo ed energie.
Problemi Legali ed Economici: Coinvolgimento in attività illecite per procurarsi la sostanza, indebitamento, e problemi legali derivanti da comportamenti impulsivi o crimini correlati all’uso.
Trascuratezza di Sé: Scarsa igiene personale, trascuratezza dell’aspetto fisico, e disinteresse per la propria salute e il proprio benessere.
Comportamenti a Rischio: Maggiore impulsività e assunzione di rischi in situazioni potenzialmente pericolose, come guidare sotto l’effetto delle sostanze.
Si tratta di un tema grave le cui cause sono sicuramente complesse e multifattoriali ma per le quali occorre intervenire per non rischiare un disastro futuro.
La notizia del giorno non è delle migliori:Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha messo in luce un trend molto preoccupante: il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti (0-17 anni) è quasi triplicato in meno di dieci anni. In particolare, è stato registrato un vero e proprio boom (+25% in un solo anno) nell’uso dei farmaci per il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).I Numeri di una Crescita Esplosiva:
1)Consumo quasi triplicato: Le confezioni vendute per 1000 bambini sono passate da 20,6 nel 2016 a 59,3 nel 2024.
2)Incidenza raddoppiata: Oggi un minore ogni 175 riceve una prescrizione, contro un minore ogni 385 del 2016.
3)Picco tra gli adolescenti (12-17 anni): In questa fascia d’età si registra un consumo di 129,1 confezioni per 1000 ragazzi, il che significa che oltre un teenager su cento (1,17%) fa uso continuativo di psicofarmaci.
4)Antipsicotici, Antidepressivi e ADHD: Questi farmaci sono i più prescritti, con le ricette per i medicinali contro l’ADHD che hanno subito un aumento di quasi il 25% (24,9%) in un solo anno.
Questo incremento ha portato gli psicofarmaci a entrare tra le tipologie di medicinali più utilizzate dalla popolazione under 18.
Le Possibili Cause e il Contesto
Secondo gli esperti, l’aumento non è casuale ma riflette una maggiore prevalenza dei disturbi mentali nei giovani. Due grandi fenomeni contemporanei sono visti come fattori scatenanti:
L’impatto del Covid-19: La prolungata chiusura, l’isolamento e la mancanza di scuola e socialità hanno lasciato una “lunga onda” di conseguenze psicologiche.
Nuove Dipendenze: L’uso problematico e intensivo di internet e social media è considerato un ulteriore fattore di rischio.
Sebbene l’Italia sia ancora distante da Paesi come gli Stati Uniti – dove circa un adolescente su quattro utilizza psicofarmaci – il trend di crescita nazionale è ormai consolidato e netto.
L’Uso Complessivo di Farmaci Pediatrici
I dati Aifa rivelano che, in totale, quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti (circa la metà della popolazione pediatrica) hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica nel 2024. Considerando le oltre 20 milioni di confezioni vendute, si parla di una media di più di due farmaci a testa. Tra i 30 medicinali più usati per i minori, sei sono destinati a curare il sistema nervoso centrale.
Uno Sguardo alla Spesa Totale
A livello nazionale, la spesa farmaceutica totale ha continuato a crescere, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto all’anno precedente). Tre quarti di questa spesa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ammonta a 10,2 miliardi di euro. Ma c’è anche una novità: I farmaci anti-obesità sono entrati nella Top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più.
Infine un ultimo dato: i farmaci antitumorali rimangono al vertice per spesa, mentre si conferma un uso eccessivo di antibiotici.
Qualche riflessione su questi dati forse potrebbe essere utile: e se si lavorasse sul potenzialmento delle risorse individuali anzichè provare a risolvere tutto con una pastiglia?
La VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, svoltasi a Roma venerdì 7 novembre 2025, ha rappresentato un momento cruciale di confronto politico e sociale, ponendo il tema della prevenzione, del trattamento e del contrasto alle dipendenze al centro dell’agenda nazionale. L’evento ha messo in luce la necessità di un intervento sistemico, congiunto e prioritario da parte di tutte le istituzioni statali e della società civile, sottolineando la complessità del fenomeno nel contesto contemporaneo. La conferenza è stata caratterizzata da interventi di alto livello che hanno concordato sulla serietà della sfida e sulla necessità di una risposta unitaria.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fornito un contributo determinante, lanciando un appello per un “impegno corale” della nazione. Questa espressione sottolinea come la lotta alle dipendenze non possa essere delegata a un singolo settore (sanitario o repressivo), ma debba coinvolgere pienamente le istituzioni, le scuole, le famiglie e le comunità. L’intervento del Capo dello Stato ha rafforzato il senso di responsabilità collettiva verso una problematica che tocca la salute pubblica, la coesione sociale e il futuro delle nuove generazioni.
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha allineato la posizione del Governo, ribadendo che il contrasto alle dipendenze è una “priorità dello Stato”. Questa dichiarazione impegna l’esecutivo non solo sul piano repressivo, ma anche in termini di allocazione di risorse, sviluppo di politiche di prevenzione efficaci e rafforzamento delle reti di supporto e recupero. La sua enfasi sulla “priorità” indica una volontà politica di agire in modo deciso per affrontare le nuove forme di dipendenza, sia da sostanze che comportamentali.
Un momento di profonda riflessione è stato offerto dal videomessaggio di Papa Leone, che ha aperto i lavori della conferenza focalizzando l’attenzione sul contesto psicologico e sociale che rende i giovani vulnerabili:
“La paura del futuro rende i giovani fragili.” Questa osservazione mette in luce come l’incertezza economica, la pressione sociale e la mancanza di prospettive possano agire da fattori di rischio, spingendo le nuove generazioni a cercare rifugio nelle sostanze o nelle dipendenze comportamentali (come il gioco d’azzardo online o la dipendenza digitale). Il messaggio papale invita a guardare alle dipendenze non solo come un vizio o un crimine, ma come un sintomo di disagio esistenziale e sociale.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è intervenuto con una dichiarazione decisa, toccando il dibattito sulla percezione delle sostanze illecite:
“I derivati dalla cannabis non hanno nulla di leggero.”
Questa affermazione mira a contrastare la tendenza alla minimizzazione dei rischi associati ad alcune sostanze, in particolare tra i giovani, e ribadisce la linea dura del Governo in materia di prevenzione. L’intervento del sottosegretario sottolinea la preoccupazione per gli effetti neuropsichiatrici e i rischi per la salute mentale legati all’uso anche occasionale, respingendo l’idea di una “cannabis leggera” come ossimoro sanitario e sociale.
Nel complesso, la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze ha stabilito un punto di svolta, passando dalla semplice analisi del problema a una dichiarazione di mobilitazione istituzionale unificata per affrontare un fenomeno in continua evoluzione e dalla complessa radice psicofisiologica e sociale.
Ma perché si diventa dipendenti da qualcosa o qualcuno per la psicologia?
Secondo alcune posizioni rilevanti nel mondo della psicologia si diventa dipendenti da qualcosa o qualcuno perché la dipendenza offre un meccanismo, seppur disfunzionale e temporaneo, per modulare stati emotivi interni spiacevoli e per soddisfare bisogni psicologici fondamentali.
Il processo è complesso e coinvolge l’interazione tra neurobiologia (il circuito della dopamina), fattori psicologici individuali e il contesto sociale.
La dipendenza non è semplicemente una “mancanza di volontà”, ma il risultato di un profondo processo di apprendimento e adattamento disfunzionale.
La ragione psicologica più forte è la modulazione emotiva negativa:
Fuga dal Disagio: La sostanza o il comportamento dipendente (il trigger) viene utilizzato per soffocare o anestetizzare stati emotivi interni difficili da tollerare, come ansia, noia, solitudine, trauma o depressione.
Riduzione del Carico Allostatico: In termini psicofisiologici, la dipendenza fornisce un sollievo immediato dal Carico Allostatico (l’usura dovuta allo stress cronico), anche se il sollievo è illusorio e a lungo termine aumenta il carico.
Anedonia: Col tempo, l’uso cronico desensibilizza il circuito della dopamina, portando all’anedonia (incapacità di provare piacere) nelle attività normali. A questo punto, il dipendente usa la sostanza/comportamento non più per “stare bene”, ma per evitare di “stare male” o raggiungere un livello emotivo “normale”.
Il cervello impara rapidamente a collegare lo stimolo (la sostanza o la persona) al sollievo o al piacere: l’uso iniziale provoca un rilascio massiccio di dopamina nel Nucleus Accumbens (il circuito del reward), che il cervello etichetta come un comportamento essenziale e da ripetere.
Il sollievo che si prova dalla crisi d’astinenza o dal disagio emotivo, rinforza ulteriormente il comportamento, spingendo all’uso successivo.
Quando la dipendenza è rivolta a una persona (dipendenza affettiva o relazionale), il meccanismo è simile, ma il trigger e la ricompensa sono sociali. La dipendenza affettiva sorge spesso da un attaccamento insicuro formatosi nell’infanzia. La persona dipendente cerca di soddisfare in modo esclusivo e compulsivo il fondamentale bisogno di sicurezza, valore e appartenenza attraverso il partner. Il partner dipendente utilizza l’altro come un mezzo per co-regolare le proprie emozioni, senza sviluppare l’autonomia emotiva. La paura dell’abbandono è il motore primario. Anche nelle relazioni, la dopamina è coinvolta: nei momenti di riavvicinamento o il superamento di una crisi relazionale (dopo un periodo di “astinenza” emotiva o conflitto) possono innescare un forte rilascio di dopamina, rinforzando il ciclo disfunzionale di conflitto e riconciliazione.
La psicologia inquadra la dipendenza attraverso il modello Biopsicosociale, che integra tutti i fattori:
Biologici: Genetica, alterazioni del circuito dopaminergico, funzionamento dell’Asse HPA.
Psicologici: Storia di traumi, bassa autostima, difficoltà nella regolazione emotiva, stili di coping disadattivi.
Sociali: Contesto socio-culturale (come l’Era della Dopamina), pressione dei pari, isolamento o disfunzioni familiari. Aumentare la consapevolezza dei rischi del comportamento e dei potenziali benefici del cambiamento può rappresentare la svolta. L’individuo riconosce l’esistenza del problema e sta attivamente pensando di cambiare (solitamente entro i prossimi sei mesi), ma è ancora ambivalente.