Autore: vladicolombi@gmail.com

  • SMARPTPHONE E CERVELLO: I POSSIBILI EFFETTI CAUSATI DA UN USO INAPPROPRIATO DELLA TECNOLOGIA

    L’incremento esponenziale dell’interazione con i dispositivi mobili intelligenti (smartphone) ha sollevato significative preoccupazioni riguardo le sue conseguenze sul funzionamento cognitivo e sul benessere psicologico. L’eccessiva frequenza di checking behavior (comportamento di controllo compulsivo) è correlata sia a maggiore ansia e stress e sia a deficit nell’attenzione sostenuta e nella memoria operativa, manifestando pattern che richiamano i meccanismi neurobiologici delle dipendenze. Questo studio analizza i risultati di recenti ricerche che delineano la “linea rossa” tra uso funzionale e utilizzo problematico, esplorando le implicazioni sulla plasticità cerebrale e sulle strategie di digital detox.

    La ricerca empirica ha stabilito che la frequenza con cui si sblocca e si controlla lo smartphone è un predittore più robusto del deterioramento cognitivo rispetto al tempo totale di utilizzo dello schermo (screen time). Studi condotti dal Prof. Larry Rosen su popolazioni adolescenti e millennial indicano una media di 50-100 interazioni giornaliere, corrispondenti a intervalli di checking di circa 10-20 minuti.

    L’uso frequente dello smartphone ha un impatto cognitivo e neuropsicologico e può generare un deficit di attenzione e della memoria operativa

    Le interruzioni frequenti per interagire con il dispositivo, anche se brevi, impongono al sistema attentivo un costante costo di switching (cambio di attività). La Singapore Management University ha dimostrato che questa frammentazione dell’attenzione è direttamente correlata a un aumento dei vuoti di attenzione e a una ridotta efficienza della memoria operativa. La transizione forzata tra compiti richiede un dispendio di risorse cognitive significativo, con la ricerca di Gloria Mark (University of California at Irvine: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/1357054.1357072) che stima fino a 25 minuti per il pieno ripristino della concentrazione su un compito precedentemente interrotto. Ricercatori della Nottingham Trent University e della Keimyung University hanno stabilito una soglia critica: un numero di checking superiore a circa 110 volte al giorno è indicativo di un utilizzo ad alto rischio o problematico, segnando l’inizio potenziale di una compromissione delle capacità esecutive e cognitive.

    Lo Smartphone agisce come stimolo di ricompensa attivando il sistema dopaminergico della ricompensa riducendo la calma e aumentando ansia e stress

    L’eccessivo attaccamento allo smartphone viene sempre più analizzato attraverso il prisma della psicologia delle dipendenze. Come sostenuto dalla Prof.ssa Anna Lembke della Stanford University School of Medicine, lo smartphone è in grado di attivare il sistema dopaminergico della ricompensa (reward system) nel cervello, un circuito neurale comune alle dipendenze da sostanze (come alcol e droghe). Il checkingfunge da rinforzo positivo intermittente (la ricezione potenziale di una notifica/ricompensa), instaurando un ciclo vizioso compulsivo e automatico. Studi condotti dall’Università di Heidelberg hanno fornito evidenze neurofisiologiche che supportano questa analogia. Soggetti privati dell’uso dello smartphone per sole 72 ore hanno manifestato un’attività cerebrale coerente con i pattern tipici dell’astinenza da sostanze. La privazione provoca uno stato di craving e disagio che spinge al ripristino dell’interazione con il dispositivo.

    E’ possibile ridurre il checking automatico e problematico attraverso la neuropsicologia del benessere riducendo lo stress e l’ansia e aumentando la calma per ridurre la dipendenza e quindi i danni prodotti dall’uso inappropriato della tecnologia

    L’obiettivo primario per mitigare gli effetti negativi è la riduzione del checking automatico e problematico. Le strategie di intervento proposte mirano a ripristinare il controllo cognitivo sul comportamento:

    1. Regolazione delle Notifiche: La disattivazione delle notifiche non essenziali (spesso rinforzi intermittenti non necessari) riduce la frequenza degli stimoli che innescano il checking compulsivo.
    2. Ristrutturazione Ambientale: L’eliminazione delle applicazioni superflue e lo spegnimento programmato del dispositivo tra gli utilizzi creano barriere frizionali che contrastano l’automatismo.
    3. Digital Detox Breve: L’introduzione di periodi controllati di astinenza dall’uso dello smartphone ha dimostrato la capacità di contribuire a resettare le abitudini e a ridurre la dipendenza.

    La ricerca suggerisce un’urgente necessità di considerare l’eccessiva frequenza di interazione con lo smartphone come un fattore di rischio significativo per la salute cognitiva e mentale, richiedendo interventi mirati per promuovere un utilizzo più consapevole e controllato.

    La neuropsicologia del benessere può aiutarci ad adottare uno stile di vita  con meno stress vivendo con maggiore calma e meno ansia.

    Fonte:

    1. Mark, G., Gudith, D., & Klocke, U. (2008, April). The cost of interrupted work: more speed and stress. In Proceedings of the SIGCHI conference on Human Factors in Computing Systems (pp. 107-110).
    2. Lewis, R. G., Florio, E., Punzo, D., & Borrelli, E. (2021). The brain’s reward system in health and disease. In Circadian clock in brain health and disease (pp. 57-69). Cham: Springer International Publishing.

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  • IL PARADOSSO DEL PIACERE

    La società contemporanea è caratterizzata da una iper-stimolazione ambientale che facilita l’accesso immediato alla gratificazione dei desideri, una condizione senza precedenti nella storia evolutiva umana. Questa facilità innesca un rilascio frequente e significativo di dopamina (DA), un neurotrasmettitore fondamentale nel circuito mesolimbico o sistema di ricompensa . L’interazione con i dispositivi elettronici (i cosiddetti device) funge da stimolo condizionato. La ricezione di notifiche (ad esempio, messaggi, like, e-mail) agisce come un rinforzo positivo che provoca il rilascio di dopamina a livello del nucleus accumbens (NAc), un’area chiave del sistema di ricompensa.

    Questo rilascio induce una sensazione di piacere anticipatorio (wanting) e gratificazione (liking), promuovendo l’apprendimento associativo: l’azione di controllare il dispositivo viene rinforzata dalla ricompensa neurochimica.

    Tale meccanismo instaura un circuito di rinforzo a feedback positivo, che spinge l’individuo a ripetere l’azione (controllare il dispositivo) per ricercare ulteriori stimoli e il conseguente boost dopaminergico. La ripetizione costante dell’azione conduce a una sensibilizzazione del circuito dopaminergico legato al wanting, che è distinto dal liking. Questo significa che il desiderio (la spinta a cercare la ricompensa) aumenta, spesso in modo sproporzionato rispetto al piacere effettivo provato (la gratificazione). L’atteggiamento si evolve in un comportamento compulsivo (craving), manifestandosi con la tendenza a controllare il telefono anche in assenza di cue esterni (notifiche), nella ricerca ossessiva di un nuovo rilascio di dopamina.

    La chiave è la consapevolezza e la costanza nel creare abitudini che privilegino ricompense a lungo termine rispetto alla gratificazione istantanea


    Base Neurobiologica della Dipendenza

    Questo modello neurobiologico è il fondamento della dipendenza (o addiction). Il cervello umano, programmato evolutivamente per ricercare ricompense essenziali (cibo, sesso, interazione sociale), viene “dirottato” da stimoli super-normali (come le notifiche digitali) che attivano il sistema dopaminergico con un’efficacia e una frequenza innaturali. La sovrastimolazione cronica può portare a una desensibilizzazione parziale dei recettori, rendendo l’individuo meno reattivo ai piaceri naturali e costringendolo a cercare dosi sempre maggiori o più frequenti di stimoli per mantenere il livello di eccitazione desiderato.

    COSA FARE PER RIDURRE LA DIPENDENZA DA DOPAMINA

    La dipendenza comportamentale basata sulla dopamina, come quella descritta nel contesto digitale, non è una dipendenza fisica nel senso stretto del termine (come quella da sostanze), ma si basa su un meccanismo di rinforzo neurochimico e abitudine.

    L’obiettivo principale delle strategie per ridurla è resettare la soglia di gratificazione e ripristinare l’equilibrio dopaminergico. Questo si ottiene riducendo l’accesso alle ricompense immediate e a basso sforzo e aumentando il coinvolgimento in attività che rilasciano dopamina in modo più lento e sostenibile.

    COSA FARE

    Strategie Comportamentali e Ambientali (Riduzione degli Stimoli)

    Queste azioni mirano a interrompere il ciclo di rinforzo immediato:

    1. Digiuno da Dopamina (Dopamine Fasting):

    Concetto: Ridurre volontariamente l’esposizione a tutte le fonti di gratificazione istantanea (social media, videogiochi, binge-watching, snack dolci) per un periodo definito.

    Obiettivo Neurobiologico: Permettere ai recettori dopaminergici di riposare e resensibilizzarsi, aumentando l’apprezzamento per stimoli a basso rilascio di dopamina (come leggere o camminare).

    2. De-condizionamento Digitale:

    Notifiche: Disattivare tutte le notifiche non essenziali (suoni e banner) per interrompere lo stimolo condizionato che innesca il rilascio di dopamina.

    Accesso: Spostare le app che creano dipendenza in cartelle o schermate difficili da raggiungere o rimuoverle del tutto per creare una barriera di sforzo (aumentando il “costo” per ottenere la ricompensa).

    3. Creazione di “Zone Libere” da Tecnologia:

    Definire momenti o luoghi (es. camera da letto, pasti, prima ora del mattino) in cui l’uso del dispositivo è rigorosamente vietato. Questo aiuta a separare la gratificazione digitale dai comportamenti automatici quotidiani.


    Strategie di Sostituzione (Ricompense a Lungo Termine)

    Queste strategie mirano a reindirizzare il sistema motivazionale verso ricompense che richiedono sforzo e tempo, attivando la dopamina in modo più salutare e sostenibile:

    1. Attività Che Richiedono Sforzo e Flow:

    Impegnarsi in attività che portano a un rilascio di dopamina legato al raggiungimento di obiettivi (es. apprendimento di una nuova skill, esercizio fisico regolare, progetti creativi). Il rilascio di dopamina in questi casi è legato alla previsione e al superamento di sfide, non solo all’impulso immediato.

    2. Esercizio Fisico: L’attività fisica, specialmente quella aerobica, non solo rilascia endorfine (liking), ma modula anche il sistema dopaminergico (wanting), migliorando l’umore e riducendo il craving per altre fonti di gratificazione.

    3. Tecniche di Mindfulness e Rallentamento: Praticare la meditazione e la mindfulness aiuta a osservare e distaccarsi dagli impulsi e dal desiderio compulsivo (wanting) senza agire immediatamente su di essi. Questo rafforza la corteccia prefrontale, che esercita un controllo inibitorio sul sistema di ricompensa mesolimbico.


    Intervento Clinico e Supporto Professionale

    Nei casi in cui il comportamento sia diventato clinicamente rilevante (ossia, interferisce significativamente con la vita quotidiana, lavoro o relazioni):

    1. Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC):

    Aiuta a identificare e modificare gli schemi di pensiero distorti e i comportamenti che innescano la ricerca di dopamina (es. “Devo controllare il telefono o mi perdo qualcosa”).

    2. Farmacologia (Raro per la Dipendenza Digitale):

    Sebbene non esista un farmaco specifico per la “dipendenza da dopamina digitale,” in casi selezionati e gravi di dipendenza comportamentale, alcuni farmaci che modulano i sistemi dopaminergici o oppioidergici possono essere considerati sotto stretta supervisione medica.

  • MEDICINA E PSICOLOGIA DELLO STILE DI VITA: COSA SONO E PERCHE’ CI POSSONO CAMBIARE LA VITA

    La Medicina dello Stile di Vita (o Lifestyle Medicine) è una disciplina medica basata sull’evidenza scientifica che si concentra sull’uso terapeutico di interventi sullo stile di vita per prevenire, trattare e persino invertire la progressione delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT).

    La Lifestyle Medicine è definita come una specialità medica che utilizza approcci terapeutici fondati su prove di efficacia. Essa riconosce che la maggior parte delle MCNT, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e alcuni tipi di cancro, sono strettamente correlate a fattori di rischio modificabili legati allo stile di vita.

    1) Approccio Eziologico: Si distingue dalla medicina tradizionale focalizzata primariamente sulla gestione dei sintomi (farmacologia o chirurgia) perché mira a trattare le cause profonde (eziologiche) della malattia cronica, che spesso risiedono in comportamenti e abitudini poco salutari;

    2) Interdisciplinarietà: Si muove in un campo interdisciplinare che include medicina interna, nutrizione, psicologia, neuroscienze, sociologia e sanità pubblica;

    3) Obiettivo Fisiopatologico: Gli interventi mirano a correggere la fisiopatologia sottostante comune a molte MCNT, come l’infiammazione sistemica di basso grado, la disfunzione endoteliale e la resistenza all’insulina, che sono fortemente influenzate da fattori ambientali e comportamentali (epigenetica). Secondo organizzazioni come l’American College of Lifestyle Medicine (ACLM), questa disciplina si basa su sei aree chiave di intervento, i cosiddetti “sei pilastri”, tutti supportati da una solida evidenza scientifica per la prevenzione e il trattamento delle MCNT:

    Alimentazione a Base Vegetale (Whole-Food, Plant-Based Diet)

    Si promuove un’alimentazione ricca di alimenti vegetali integrali (frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi), limitando il consumo di cibi ultra-processati, zuccheri aggiunti, grassi saturi e carni rosse/lavorate. Studi dimostrano che questo modello nutrizionale può migliorare l’assetto lipidico, ridurre la pressione sanguigna, ottimizzare i livelli di glucosio e ridurre l’infiammazione.

    Attività Fisica Regolare

    Si raccomanda l’aderenza alle linee guida internazionali (es. OMS), che prevedono almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica a intensità moderata o 75 minuti a intensità vigorosa, oltre ad esercizi di rafforzamento muscolare. L’esercizio fisico migliora la salute cardiovascolare, aumenta la sensibilità all’insulina, favorisce la gestione del peso e ha effetti positivi sul tono dell’umore.

    Gestione dello Stress

    Utilizzo di tecniche come la mindfulness, la meditazione, lo yoga o la respirazione consapevole per affrontare lo stress cronico, che è associato a patologie come ipertensione, depressione e indebolimento immunitario.

    La gestione efficace dello stress riduce il rilascio di ormoni dello stress (es. cortisolo) che contribuiscono all’infiammazione e al danno vascolare.

    Sonno Adeguato:

    Assicurarsi un sonno ristoratore, tipicamente tra le 7 e le 9 ore a notte per gli adulti, e mantenere un ritmo circadiano regolare. La deprivazione cronica di sonno è correlata a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, influenzando negativamente gli ormoni regolatori dell’appetito e del metabolismo.

     Evitamento di Sostanze Rischiose:

    Cessazione dell’uso di tabacco e limitazione o eliminazione dell’uso di alcol, droghe ricreative e uso improprio di farmaci. Queste sostanze sono noti fattori di rischio per molte MCNT e forme di cancro.

    Connessioni Sociali Positive:

    Mantenimento e coltivazione di relazioni interpersonali forti e supporto sociale. L’isolamento sociale è un fattore di rischio significativo per la mortalità precoce e per lo sviluppo di malattie croniche e depressione.

    Nella Lifestyle Medicine, il ruolo del professionista sanitario è quello di un coach e un partner terapeutico, non solo di un prescrittore. Vengono utilizzate tecniche come il Colloquio Motivazionale (Motivational Interviewing) per facilitare e sostenere il paziente nel percorso di cambiamento dei propri comportamenti a lungo termine, riconoscendo l’importanza dell’autoefficacia e della responsabilità personale nella gestione della propria salute.

    La Lifestyle Medicine rappresenta un cambiamento di paradigma verso un approccio proattivo e preventivo, ponendo lo stile di vita come la “medicina” di base più potente ed economicamente vantaggiosa per la salute globale.

    Ma cosa è e come si relaziona la Psicologia dello Stile di vita con la Medicina dello Stile di Vita?

    Se la Medicina dello Stile di vita si concentra sul cosa (i sei pilastri), la Psicologia dello Stile di Vita si concentra sul come e sul perché i comportamenti vengono adottati, mantenuti o cambiati.

    Non esiste un’unica disciplina chiamata formalmente “Psicologia dello Stile di Vita” quanto un’area di indagine multidisciplinare che attinge pesantemente dalla Psicologia della Salute (Health Psychology), dalla Psicologia Comportamentale e dalla Psicologia Sociale, con l’obiettivo di comprendere e influenzare i modelli comportamentali legati al benessere.

    La Psicologia dello Stile di Vita analizza i complessi fattori interni ed esterni che determinano le scelte e le abitudini quotidiane di un individuo e la loro relazione con la salute fisica e mentale.

    In un’ottica psicologica, lo stile di vita è inteso in due modi principali:

    Radice Adleriana (Interna): Risalente ad Alfred Adler, indica il principio unificante che organizza le tendenze, le mete e le aspirazioni di un individuo in un modello unico di azione. In quest’ottica, lo stile di vita riflette i valori, lo stile cognitivo e l’orientamento di base dell’individuo verso sé stesso, gli altri e la società.

    Contesto Comportamentale (Esterna/Sociale): L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce gli stili di vita come modelli di scelte comportamentali dalle alternative disponibili alle persone, in base alle loro circostanze socio-economiche. Questo enfatizza l’interazione tra le scelte individuali e le “opportunità di vita” (life chances) fornite dall’ambiente sociale.

    Lo psicologo dello stile di vita agisce come facilitatore del cambiamento, superando le barriere psicologiche che ostacolano l’adozione di abitudini sane. Per farlo opera sia attraverso una valutazione e comprensione psicologica  e sia attraverso tecniche e strategie di intervento.

    Sotto il primo profilo (valutazione e comprensione psicologica) si opera attraverso tre interventi:

    a) Identificazione delle Barriere: Analizzare i fattori che impediscono il cambiamento (es. mancanza di motivazione, stress cronico, schemi di pensiero disfunzionali, bassa autoefficacia, abitudini consolidate).

    b) Analisi Funzionale: Comprendere le funzioni che il comportamento non salutare svolge per l’individuo (es. mangiare per gestire l’ansia, fumare per sentirsi accettati socialmente) al fine di sostituirlo con meccanismi di coping più adattivi.

    c) Conflitti di Valore: Spesso, il problema non è la mancanza di conoscenza, ma il conflitto tra i valori dichiarati (es. “voglio essere sano”) e i valori messi in pratica (es. la gratificazione immediata).

    Sotto il secondo profilo (tecniche e strategie di intervento) il professionista utilizza tecniche comprovate per sostenere il paziente nel percorso di modifica dello stile di vita. Perché ciò avvenga si inizia con un colloquio Motivazionale (Motivational Interviewing – MI) attraverso un approccio collaborativo e centrato sul cliente per esplorare e risolvere l’ambivalenza al cambiamento. Il colloquio motivazionale aiuta il paziente a esprimere il proprio linguaggio di cambiamento e a rafforzare la motivazione intrinseca.

    La terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) / Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno (ACT) aiuta a identificare e modificare i pensieri e le credenze che sabotano lo stile di vita (es. “Se salto un giorno, è inutile continuare”) nonché a promuovere l’accettazione dei disagi legati al cambiamento e l’impegno verso azioni che siano coerenti con i propri valori fondamentali.

    Utile anche insegnare a fissare obiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti, Temporizzabili attraverso  tecniche di Self-Regulation e Goal Setting  finalizzate a monitorare i progressi (self-monitoring) e a sviluppare strategie per affrontare le ricadute.

    La Psicologia dello Stile di Vita è l’ingrediente cruciale per trasformare la conoscenza medica dei sei pilastri in azione concreta e sostenibile a lungo termine, agendo sulle componenti psicologiche che guidano ogni singola scelta quotidiana.

  • DIPENDENZE IN ITALIA: UN ALLARME SILENZIOSO. CINQUE MILIONI IN ITALIA A RISCHIO TRA ALCOL E DROGHE

    L’Italia è stretta nella morsa di una devastante emergenza dipendenze. Si stimano cinque milioni di cittadini a rischio, un numero che include 910.000 giovani che fanno uso regolare di sostanze, una vera e propria “Generazione sballo”. Il quadro, che sarà discusso al X Congresso Nazionale della S.I.Pa.D., è aggravato dall’identificazione di 79 nuove sostanze psicoattive solo quest’anno.

    Il Dott. Claudio Leonardi, Presidente S.I.Pa.D., lancia un appello: “Non possiamo più ignorare questa realtà. Ogni numero rappresenta una storia, una famiglia distrutta. È tempo di risposte concrete e innovative.”

    I dati sono impietosi: quattro milioni di italiani bevono alcol in modo rischioso, con un aumento dell’80% nel consumo femminile nell’ultima decade. Sebbene gli accessi ai pronto soccorso droga-correlati (8.378 nel 2024) siano leggermente diminuiti, il 10% degli accessi riguarda minori.

    L’innovazione nel mercato delle droghe, dominato da catinoni e cannabinoidi sintetici, complica la gestione dell’emergenza. Questo scenario ha portato oltre 160.000 studenti italiani a essere definiti ‘poli consumatori’, combinando cannabis, nicotina e alcol.

    I SerD (Servizi pubblici per le Dipendenze) assistono circa 135.000 persone, ma il sommerso stimato è di oltre mezzo milione di individui, per lo più giovani a rischio, che non sono intercettati dalle statistiche ufficiali.

    I danni derivanti dalle dipendenze da sostanze sono vasti e si manifestano su più livelli: fisico, psicologico, comportamentale e sociale. Non riguardano solo la persona che ne è dipendente, ma l’intero contesto familiare e sociale. Ma quali danni produce questa situazione?

    Danni alla Salute Fisica

    L’abuso cronico di sostanze attacca diversi organi e sistemi del corpo:

    Danni Neurologici e Cerebrali: Tutte le droghe alterano la chimica e la struttura del cervello, soprattutto il sistema nervoso centrale. Le conseguenze includono riduzione delle capacità di apprendimento, memorizzazione, capacità affettiva e di giudizio critico.

    Fegato: Particolarmente colpito da alcol e alcune sostanze, può portare a epatiti, cirrosi e insufficienza epatica.

    Cuore e Sistema Cardiovascolare: Aumento del rischio di infarti, ictus, ipertensione e disturbi cardiaci, specialmente con l’uso di stimolanti come la cocaina.

    Polmoni: Problemi respiratori, asma e rischio di tumori (nel caso di fumo o inalazione).

    Reni: Danni e insufficienza renale, specie con alcune nuove sostanze sintetiche.

    Indebolimento Immunitario: La dipendenza indebolisce il sistema immunitario, rendendo l’individuo più vulnerabile a infezioni.

    Malattie Trasmissibili: L’uso di sostanze per via iniettiva o i comportamenti sessuali a rischio correlati aumentano significativamente la diffusione di malattie come HIV ed Epatite (B e C).

    Rischio di Overdose e Morte: L’intossicazione acuta può portare a depressione respiratoria, coma e decesso, anche alla prima assunzione o a causa della contaminazione con nuove sostanze potenti (es. oppioidi sintetici).

    Danni in Gravidanza: Gravi danni al feto o al neonato in caso di uso di sostanze durante la gravidanza.


    Danni alla Salute Psicologica

    Le alterazioni cerebrali e lo stile di vita imposto dalla dipendenza portano a gravi problemi mentali:

    Disturbi d’Ansia e Depressione: Sono spesso sia causa che conseguenza dell’abuso, con un peggioramento delle condizioni preesistenti.

    Psicosi e Paranoia: Perdita di contatto con la realtà, allucinazioni e comportamenti paranoidi, specialmente con stimolanti o cannabinoidi sintetici.

    Aggressività e Irritabilità: Sbalzi d’umore, comportamenti irregolari e aumento dell’aggressività.

    Perdita di Autostima e Apatia: Mancanza di motivazione, disinteresse verso hobby e attività, e sentimenti di disperazione.

    Craving e Compulsività: Il sintomo centrale, che consiste in un desiderio intenso e incontrollabile della sostanza, che domina ogni altra necessità.


    Danni Sociali, Relazionali ed Economici

    La ricerca e l’uso della sostanza diventano la priorità assoluta, distruggendo la vita sociale e lavorativa:

    Compromissione delle Relazioni: Isolamento da amici e familiari, dinamiche relazionali disfunzionali, e perdita di legami affettivi.

    Problemi Lavorativi e Scolastici: Calo drastico delle prestazioni, assenteismo e, nei casi più gravi, perdita del lavoro o abbandono degli studi. La dipendenza sottrae tempo ed energie.

    Problemi Legali ed Economici: Coinvolgimento in attività illecite per procurarsi la sostanza, indebitamento, e problemi legali derivanti da comportamenti impulsivi o crimini correlati all’uso.

    Trascuratezza di Sé: Scarsa igiene personale, trascuratezza dell’aspetto fisico, e disinteresse per la propria salute e il proprio benessere.

    Comportamenti a Rischio: Maggiore impulsività e assunzione di rischi in situazioni potenzialmente pericolose, come guidare sotto l’effetto delle sostanze.

    Si tratta di un tema grave le cui cause sono sicuramente complesse e multifattoriali ma per le quali occorre intervenire per non rischiare un disastro futuro.

  • IN 10 ANNI PSICOFARMACI QUASI TRIPLICATI: PIU’ PILLOLE ANCHE AI BIMBI. FORSE QUALCOSA NON VA?

    La notizia del giorno non è delle migliori:Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha messo in luce un trend molto preoccupante: il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti (0-17 anni) è quasi triplicato in meno di dieci anni. In particolare, è stato registrato un vero e proprio boom (+25% in un solo anno) nell’uso dei farmaci per il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).I Numeri di una Crescita Esplosiva:

    1)Consumo quasi triplicato: Le confezioni vendute per 1000 bambini sono passate da 20,6 nel 2016 a 59,3 nel 2024.

    2)Incidenza raddoppiata: Oggi un minore ogni 175 riceve una prescrizione, contro un minore ogni 385 del 2016.

    3)Picco tra gli adolescenti (12-17 anni): In questa fascia d’età si registra un consumo di 129,1 confezioni per 1000 ragazzi, il che significa che oltre un teenager su cento (1,17%) fa uso continuativo di psicofarmaci.

    4)Antipsicotici, Antidepressivi e ADHD: Questi farmaci sono i più prescritti, con le ricette per i medicinali contro l’ADHD che hanno subito un aumento di quasi il 25% (24,9%) in un solo anno.

    Questo incremento ha portato gli psicofarmaci a entrare tra le tipologie di medicinali più utilizzate dalla popolazione under 18.

    Le Possibili Cause e il Contesto

    Secondo gli esperti, l’aumento non è casuale ma riflette una maggiore prevalenza dei disturbi mentali nei giovani. Due grandi fenomeni contemporanei sono visti come fattori scatenanti:

    L’impatto del Covid-19: La prolungata chiusura, l’isolamento e la mancanza di scuola e socialità hanno lasciato una “lunga onda” di conseguenze psicologiche.

    Nuove Dipendenze: L’uso problematico e intensivo di internet e social media è considerato un ulteriore fattore di rischio.

    Sebbene l’Italia sia ancora distante da Paesi come gli Stati Uniti – dove circa un adolescente su quattro utilizza psicofarmaci – il trend di crescita nazionale è ormai consolidato e netto.

    L’Uso Complessivo di Farmaci Pediatrici

    I dati Aifa rivelano che, in totale, quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti (circa la metà della popolazione pediatrica) hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica nel 2024. Considerando le oltre 20 milioni di confezioni vendute, si parla di una media di più di due farmaci a testa. Tra i 30 medicinali più usati per i minori, sei sono destinati a curare il sistema nervoso centrale.

    Uno Sguardo alla Spesa Totale

    A livello nazionale, la spesa farmaceutica totale ha continuato a crescere, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto all’anno precedente). Tre quarti di questa spesa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ammonta a 10,2 miliardi di euro. Ma c’è anche una novità: I farmaci anti-obesità sono entrati nella Top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più.

    Infine un ultimo dato: i farmaci antitumorali rimangono al vertice per spesa, mentre si conferma un uso eccessivo di antibiotici.

    Qualche riflessione su questi dati forse potrebbe essere utile: e se si lavorasse sul potenzialmento delle risorse individuali anzichè provare a risolvere tutto con una pastiglia?

  • PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE MENTALE

    “La società della stanchezza” (Müdigkeitsgesellschaft) è un saggio filosofico molto influente scritto da Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano che insegna in Germania che analizza la società contemporanea e i suoi mali, proponendo una tesi centrale: il passaggio dalla Società Disciplinare alla Società della Prestazione.

    Han sostiene che siamo passati dalla “società disciplinare” descritta da Foucault (caratterizzata da divieti, istituzioni come prigioni, manicomi, fabbriche) a una “società della prestazione” (o società del “poter fare”). Nella società della prestazione, l’imperativo non è più il “tu devi” (obbedienza) ma il “tu puoi” (iniziativa, illimitata possibilità). L’assenza di un “Altro” o di un’autorità esterna che impone il lavoro non porta alla vera libertà. L’individuo introietta l’istanza di dominio e diventa sfruttatore e sfruttato di sé stesso. Siamo spinti a ottimizzare costantemente la nostra performance, credendo di realizzare la nostra libertà. Le malattie della nostra epoca non sono più principalmente quelle infettive (dovute a un “Estraneo” esterno, come nella società immunologica), ma quelle “da usura” o “da eccesso di positività”. Tra queste, l’autore annovera in particolare la depressione, il burnout e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), che sono viste come manifestazioni patologiche di questa coazione alla prestazione. La società è pervasa dall’eccesso di stimoli, informazioni e impulsi (“positività” intesa come ciò che è disponibile, accessibile, e che spinge all’attività) e questo eccesso non lascia spazio alla negatività (intesa come l’Altro, la distanza, la pausa, la resistenza) e porta a una saturazione e a una stanchezza cronica. La stanchezza che domina la società è una stanchezza che isola e chiude, frutto dell’iperattività e dell’auto-sfruttamento. Han propone, in contrapposizione, una “stanchezza positiva” (a volte identificata con la stanchezza biblica o quella del “giorno sacro” del riposo) che è capace di aprire lo sguardo sul mondo, di permettere la contemplazione e di interrompere il ciclo mortifero della produzione e della prestazione. Il libro è una critica profonda al neoliberalismo e all’ossessione per l’efficienza e la performance che logora l’individuo e lo rende cronicamente stanco e depresso, nonostante l’illusione di essere libero e autodeterminato.

    Non sappiamo se questa posizione sia condivisibile o meno, ma certo è che il numero di persone che si rivolgono in studio per problemi di stanchezza cronica causata da iper lavoro sta aumentando. Imparare a darsi un limite, a pensare a momenti di recuperaro e condivisione con l’altro potrebbe essere salvifico.

  • IL SISTEMA LIMBICO: COSA E’ E COM’E’ FATTO

    Il Sistema Limbico è un complesso di strutture cerebrali interconnesse, situate al di sotto della corteccia cerebrale (nel “limbo” o confine tra telencefalo e diencefalo). Non è una singola entità anatomica, ma piuttosto una rete neurale fondamentale che integra le funzioni cognitive superiori della corteccia con le risposte emotive e istintive del tronco encefalico. È il principale centro del cervello per la regolazione delle emozioni, la memoria, la motivazione e il comportamento correlato alla sopravvivenza.

    Le funzioni del sistema limbico possono essere riassunte nel suo ruolo di ponte tra il mondo interno (istinti, bisogni, stati viscerali) e il mondo esterno (percezione e cognizione).
    1. Emozioni e Sopravvivenza
    Il sistema limbico, in particolare l’Amigdala, è il centro di valutazione emotiva degli stimoli.
    Paura e Rischio: L’amigdala è cruciale per l’apprendimento della paura (condizionamento alla paura) e per l’attivazione della risposta di lotta o fuga attraverso le sue proiezioni all’ipotalamo e al tronco encefalico. Questa risposta è rapida e precede spesso l’elaborazione razionale della corteccia (la cosiddetta “via bassa” emotiva).
    Regolazione Emotiva: Le sue connessioni con la Corteccia Prefrontale sono essenziali per modulare e controllare le risposte emotive istintive, permettendo la presa di decisioni sociali e comportamenti adeguati al contesto.
    L’Ippocampo svolge un ruolo insostituibile nella memoria dichiarativa (la memoria di eventi e fatti che possiamo consapevolmente richiamare).
    Consolidamento: Riceve informazioni multisensoriali e, tramite meccanismi di plasticità sinaptica (come il Potenziamento a Lungo Termine, o Long-Term Potentiation – LTP), contribuisce a trasformare i ricordi a breve termine in memorie a lungo termine, che vengono poi archiviate nella neocorteccia.
    Memoria Emotiva vs. Fattuale: Mentre l’Ippocampo ricorda il contesto e i fatti di un evento, l’Amigdala ne registra il “sapore” emozionale. Ad esempio, l’Ippocampo ricorda dove e quando hai incontrato un cane, l’Amigdala ricorda la paura provata durante quell’incontro.
    3. Motivazione e Ricompensa
    Il sistema limbico è intrinsecamente legato al circuito mesolimbico della ricompensa, basato sul neurotrasmettitore dopamina.
    Il Nucleo Accumbens e le sue connessioni con l’Area Tegmentale Ventrale (ATV) e la corteccia prefrontale mediano i sentimenti di gratificazionepiacere e motivazione. Questo sistema guida i comportamenti diretti al raggiungimento di obiettivi essenziali per la sopravvivenza (come alimentazione, sesso, interazioni sociali).
    Il sistema limbico stabilisce complessi circuiti di comunicazione, il più noto dei quali è il Circuito di Papez, che descrive il flusso di informazioni tra l’ippocampo, i corpi mammillari, il nucleo anteriore del talamo e il giro del cingolo, ponendo una base per l’integrazione di memoria ed emozione.
     La corteccia cerebrale è lo strato più esterno e ripiegato degli emisferi cerebrali, cruciale per le funzioni mentali superiori. La corteccia cerebrale è costituita da sostanza grigia ed è formata da neuroni, glia e fibre nervose.
    La sua superficie è fortemente ripiegata in giri (le creste) e solchi o scissure (gli avvallamenti), un adattamento evolutivo per aumentare notevolmente la superficie funzionale (circa un quarto di metro quadrato) all’interno del cranio.
    Suddivisione Laminare (Neocorteccia): La porzione più recente e vasta della corteccia (neocorteccia o isocorteccia) è organizzata in sei strati (o lamine) distinti, ognuno con una specifica composizione cellulare e ruolo funzionale (dallo strato I, molecolare, allo strato VI, delle cellule fusiformi).
    Lobi: La corteccia è suddivisa macroscopicamente in quattro lobi principali per ciascun emisfero, prendendo il nome dalle ossa craniche che li ricoprono:
    Lobo Frontale: La parte anteriore.
    Lobo Parietale: La parte superiore, dietro il lobo frontale.
    Lobo Temporale: La parte inferiore, sotto il lobo frontale e parietale.
    Lobo Occipitale: La parte posteriore.

    Funzioni della Corteccia Cerebrale
    La corteccia cerebrale è il centro di controllo delle funzioni cognitive complesse e delle interazioni con l’ambiente. Le funzioni sono in gran parte mappate in aree specifiche, che possono essere raggruppate in aree sensitive, motorie e associative.
    Aree Sensitive
    Ricevono e processano le informazioni sensoriali (percezione cosciente).
    Corteccia Somatosensoriale (Lobo Parietale): Elabora le informazioni tattili, dolorifiche, termiche e pressorie.
    Corteccia Visiva (Lobo Occipitale): Elabora gli stimoli visivi (forma, colore, movimento, profondità).
    Corteccia Uditiva (Lobo Temporale): Elabora la percezione dei suoni.
    Corteccia Olfattiva e Gustativa: Elaborano rispettivamente l’olfatto e il gusto.
    Aree Motorie
    Pianificano e controllano i movimenti volontari.
    Corteccia Motoria Primaria (Lobo Frontale): Invia i comandi diretti per l’esecuzione dei movimenti volontari.
    Corteccia Premotoria e Area Motoria Supplementare (Lobo Frontale): Coinvolte nella preparazione e sequenza dei movimenti.

  • LA CAPACITA’ DI PERSEGUIRE I NOSTRI OBIETTIVI: E’TALENTO O C’E’ DELL’ALTRO?

    Molti anni or sono, quando ancora mi occupavo di naturopatia e iridologia psicosomatica, decisi di passare una settimana di vacanze con Luca Speciani e Pietro Trabucchi per apprendere da loro le basi di quello che sarebbe stato il mio futuro professionale.

    Ricordo ancora con grande emozione le giornate passate tra qualche allenamento a Brusson in Valle d’Aosta e l’aula nella quale si tenevano le lezioni di nutrizione secondo i principi della dieta gift (allora agli inizi) e di motivazione alla sopportazione della fatica.

    Una sera venne inviato Bruno Brunot, un atleta dalle straordinarie capacità sportive che ci raccontò la sua esperienza sull’everest dove corse SENZA OSSIGENO ad una quota che, per la maggior parte delle persone, la vita è quasi insopportabile.

    Tornai a casa riflettendo su quanto appreso nel corso di quei giorni, pieno di libri, idee e una motivazione potente, che poi andò a scemare nelle settimane e nei mesi successivi tornando alla mia vita quotidiana.

    Qualche anno dopo, poco prima di iniziare ad affrontare i miei studi di psicologia, ricevetti un inviato a Mantova per partecipare ad una conferenza insieme a Gregorio Paltrinieri, il leggendario nuotatore che tanto lustro ha dato al nostro paese. Mentre attendevo di salire sul palco con lui gli feci qualche domanda, e mi disse alcune cose che ancora ricordo perché non solo mi colpirono molto, ma anche perché mi ricordarono immediatamente quanto Bruno Brunot, Luca Speciani e Pietro Trabucchi mi dissero in occasione della mia oramai già lontana vacanza. Tutti avevano una caratteristica comune: l’automotivazione.

    L’automotivazione in psicologia è la capacità di un individuo di attivare, dirigere e sostenere autonomamente le proprie risorse cognitive, emotive e comportamentali verso il raggiungimento di obiettivi significativi, anche in assenza di stimoli o ricompense esterne immediate. In sostanza, è la spinta interiore che alimenta il comportamento e la perseveranza.

    L’automotivazione è strettamente legata al concetto di motivazione intrinseca, che si verifica quando l’azione è intrapresa per il piacere e la soddisfazione derivanti dall’attività stessa, e non per ottenere ricompense esterne (motivazione estrinseca), come premi, lodi o per evitare punizioni. La fonte della spinta è interna (interesse, sfida, piacere, realizzazione personale, come per studiare per la gioia di imparare una materia affascinante). L’automotivazione è una competenza complessa che include diversi elementi psicologici:

    Definizione degli Obiettivi: Avere obiettivi chiari, stimolanti e percepiti come significativi;

    Autoefficacia: La convinzione nelle proprie capacità di organizzare ed eseguire le azioni necessarie per gestire le situazioni e raggiungere gli obiettivi;

    Gestione Emotiva: La capacità di regolare le proprie emozioni per mantenere la concentrazione e l’impegno nonostante gli ostacoli o i fallimenti (resilienza e ottimismo). Proprio su questo le parole di Gregorio Paltrinieri mi furono illuminanti quando mi disse che non temeva gli avversari perché era sicuro di riuscire a batterli;

    Volontà e Autocontrollo: La capacità di persistere nell’azione e ritardare la gratificazione, superando le distrazioni o i momenti di difficoltà.

    Una delle teorie più influenti sull’automotivazione è la Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan, che afferma che il massimo dell’automotivazione (e del benessere) si ottiene attraverso la soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali e universali: a) Sentirsi liberi e artefici delle proprie scelte e azioni (autonomia); b) Sentirsi efficaci e capaci di completare i compiti con successo (competenza); 3)Sentirsi connessi e avere relazioni significative con gli altri (relazione). Soddisfare questi bisogni rafforza la motivazione intrinseca, che è il cuore dell’automotivazione. Ma come sviluppare e rafforzare l’automotivazione?

    Nonostante siano stati scritti montagne di libri sull’argomento alcuni punti sono oramai riconosciuti come fondamentali. E’ assolutamente necessario fissare obiettivi efficaci assicurandosi che essi siano specifici, misurabili, raggiungibili definiti nel tempo e rilevanti.

    Ricordare questo applicandolo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana può cambiare lentamente ma progressivamente e invariabilmente il nostro destino. Siamo anche ciò che ogni giorno facciamo.

    Fonti:

    1. https://medicinadisegnale.it/professionisti/dott-luca-speciani/
    2. https://www.pietrotrabucchi.it/
  • LA PROVVIDENZA E’ PREMIO

    La provvidenza dell’uomo e l’uomo.

    Ciò vuol dire che le cose esteriori non ci vogliono né bene né male.

    L’uomo può contare soprattutto su se stesso.

    Questo egli deve sempre ricordare.

    Volere vuol dire cogliere l’occasione e l’occasione è tale solamente per chi vuole.

    Volere vuol dire credere che non tutto è già deciso.

    Osare credere che è sempre possibile volere,

    ma tendere all’azione

    perché non vale il volere senza il fare.

    La nostra vita sarà schiava se aspettiamo che la necessità ci spinga.

    Le nostre azioni sono libere solo se siamo noi che le vogliamo.

    Nell’azione libera è la felicità.

    La felicità non è mai donata ma è sempre da conquistare.

    La felicità è nella conquista stessa.

    Non si tratta di vivere pericolosamente ma solo coraggiosamente.

    LA VITA E’ UN LAVORO DA FARSI IN PIEDI

    BISOGNA CREDERE, SPERARE, SORRIDERE, LAVORARE.

  • FITOTERAPIA E CITOCHINE INFIAMMATORIE NELLE MALATTIE MENTALI

    L’interesse scientifico verso la fitoterapia (l’uso di piante medicinali) nel trattamento delle malattie mentali è cresciuto notevolmente, in particolare esplorando la capacità di alcuni estratti vegetali di modulare le citochine infiammatorie e la neuroinfiammazione.

    Questa area di ricerca si inserisce nell’ambito dell’Immunopsichiatria, che riconosce nell’infiammazione cronica a basso grado un fattore eziologico comune in disturbi come la depressione e l’ansia.

    Molte piante medicinali contengono composti bioattivi (fitocomplessi) che possiedono note proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Queste proprietà sono centrali nella potenziale efficacia contro i disturbi mentali legati alla neuroinfiammazione:

    Il meccanismo d’azione più studiato è la capacità di molti fitoestratti di ridurre la produzione o l’attività delle citochine pro-infiammatorie come:

    Interleuchina-1 beta (IL-1)

    Interleuchina-6 (IL-6)

    Fattore di Necrosi Tumorale alfa (TNF-α)

    Queste citochine, se elevate, attraversano la barriera emato-encefalica (o ne segnalano l’attivazione) e inducono la neuroinfiammazione, alterando il metabolismo dei neurotrasmettitori e la plasticità sinaptica (come visto in precedenza).

    Alcuni composti vegetali agiscono bloccando gli enzimi chiave della cascata infiammatoria periferica e centrale:

    Inibizione delle MAO e IDO: Sebbene noti per l’azione sulla ricaptazione dei neurotrasmettitori, alcuni composti come l’Iperico (Erba di San Giovanni) e altri fitoterapici agiscono a più livelli. Le citochine pro-infiammatorie attivano l’enzima IDO (indolamina 2,3-diossigenasi), deviando il triptofano (precursore della serotonina) verso la produzione di metaboliti neurotossici (es. acido chinurenico). La modulazione di questa via è un obiettivo chiave per i fitoterapici antinfiammatori.

    Inibizione di COX/LOX: Piante come la Boswellia o il Ribes Nigrum (pur non essendo specificamente ansiolitiche/antidepressive, ma spesso usate come adiuvanti) inibiscono gli enzimi Ciclossigenasi (COX) e Lipossigenasi (LOX), riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni, potenti mediatori infiammatori.

    Effetto Antiossidante e Neuroprotettivo

    L’infiammazione cronica è spesso associata a un aumento dello stress ossidativo (produzione di radicali liberi) nel cervello, che danneggia i neuroni. Molti fitocomplessi (come quelli contenuti in Bacopa Monnieri o la papaya fermentata) sono ricchi di antiossidanti che:

    Neutralizzano i Radicali Liberi: Proteggono le cellule cerebrali (neuroni e microglia) dai danni ossidativi.

    Modulano la Microglia: Contribuiscono a mantenere le cellule della microglia (le cellule immunitarie residenti del cervello) in uno stato non reattivo, prevenendo la neuroinfiammazione.

    Diverse piante sono oggetto di ricerca specifica per la loro interazione con il sistema immunitario e le citochine in contesti psichiatrici:

    Pianta (Nome Scientifico)Nome ComuneMeccanismo Antinfiammatorio/Modulante
    Withania somniferaAshwagandha (Ginseng Indiano)Regola l’Asse HPA e ha dimostrato di ridurre le citochine pro-infiammatorie, agendo come adattogeno.
    Hypericum perforatumIperico (Erba di San Giovanni)L’azione è principalmente quella di inibire la ricaptazione di neurotrasmettitori, ma ha anche azioni antinfiammatorie e antiossidanti che contribuiscono alla sua efficacia antidepressiva.
    Curcuma longaCurcumaLa curcumina inibisce fattori di trascrizione pro-infiammatori (come NF-kB), modulando efficacemente la produzione di citochine.
    Melissa officinalisMelissaOltre all’azione GABAergica, i suoi componenti hanno mostrato un’azione anti-infiammatoria e antiossidante, rilevante nel contesto ansia/depressione.
    Ganoderma lucidumFungo ReishiClassificato come un immunomodulatore, è studiato per le sue proprietà analgesiche e antinfiammatorie che possono migliorare l’equilibrio omeostatico.

    La fitoterapia offre un approccio pleiotropico (a bersagli multipli) per il trattamento dei disturbi mentali, agendo non solo sui neurotrasmettitori classici, ma anche, e forse in modo più fondamentale per un sottogruppo di pazienti, sulla cascata infiammatoria e ossidativa che è alla base della neuroinfiammazione e della psicopatologia.

    Fonte: Maniscalco, A. (2024). Ansia e fitoterapia: una revisione delle evidenze cliniche e delle applicazioni farmacologiche.