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  • I DISTURBI GASTROINTESTINALI NELLA PSICOSOMATICA

    In psicosomatica, l’apparato gastrointestinale è considerato il “secondo cervello” (sistema nervoso enterico). Non è solo una metafora: l’intestino e il cervello comunicano costantemente attraverso l’asse intestino-cervello, rendendo il sistema digerente il palcoscenico principale dove vengono messe in scena le emozioni che non riusciamo a “digerire” a livello conscio.

    Ecco un’analisi dei principali disturbi e del loro significato simbolico.

    1. L’Asse Intestino-Cervello

    Esiste una connessione biochimica e neurologica bidirezionale. Lo stress attiva il sistema nervoso simpatico, che rallenta la digestione o ne altera la motilità, causando dolore e infiammazione.


    2. Significato Simbolico dei Tratti Digerenti

    In psicosomatica, ogni segmento dell’apparato digerente corrisponde a una fase dell’elaborazione di un’esperienza:

    A. Lo Stomaco: L’Accoglienza e l’Aggressività

    Lo stomaco deve “accogliere” il cibo e “aggredirlo” con gli acidi per scomporlo.

    • Gastrite e Iperacidità: Rappresentano spesso una rabbia inespressa, un “bruciore” per un’ingiustizia subita o il senso di non riuscire a mandare giù un boccone amaro (un evento, una persona, una critica).
    • Nausea e Vomito: Esprimono il rifiuto netto di una situazione. “Non ne voglio sapere, lo espello”.

    B. L’Intestino Tenue: L’Analisi

    Qui avviene la separazione tra ciò che è utile e ciò che è scarto.

    • Difficoltà di assorbimento: Può indicare una tendenza a essere troppo analitici o critici, perdendosi nei dettagli della vita senza riuscire a trarne nutrimento vitale.

    C. Il Colon: Il Trattenere e il Lasciare Andare

    L’intestino crasso è legato alla capacità di abbandonare il passato.

    • Stipsi (Stitichezza): Simbolicamente è il trattenere. Può indicare avarizia (non solo economica, ma emotiva), paura di perdere il controllo o difficoltà a separarsi da vecchi schemi mentali e ricordi.
    • Colite e Diarrea: Rappresentano il bisogno di liberarsi in fretta di qualcosa di percepito come pericoloso o inaccettabile. Spesso legata all’ansia da prestazione: “Voglio che finisca presto”.

    3. La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS)

    È il disturbo psicosomatico per eccellenza. Si manifesta spesso in persone:

    • Molto responsabili e perfezioniste.
    • Che tendono a controllare eccessivamente le proprie emozioni.
    • Che vivono un conflitto tra il desiderio di compiacere gli altri e il bisogno di ribellarsi.

    L’intestino “irritato” riflette un’irritabilità emotiva che non trova sfogo a parole o con le azioni.

    4. Come Intervenire: Oltre il Sintomo

    Sebbene la dieta e i farmaci (come procinetici o antispastici) siano fondamentali per gestire il dolore acuto, l’approccio psicosomatico suggerisce di:

    1. Ascoltare il corpo: Chiedersi “Cosa sta succedendo nella mia vita che non riesco a digerire?” proprio quando compare il dolore.
    2. Gestione dello stress: Tecniche di rilassamento, mindfulness o training autogeno aiutano a de-tendere la muscolatura liscia viscerale.
    3. Psicoterapia: Utile per identificare i “bocconi amari” che abbiamo inghiottito senza reagire.

    Quando il “secondo cervello” è in fiamme, l’obiettivo è disinnescare la risposta di allarme del sistema nervoso che tiene contratti i muscoli involontari dell’addome.

    Ecco tre tecniche efficaci per allentare la tensione psicosomatica:

    1. Respirazione Diaframmatica (Il “Massaggio Interno”)

    È lo strumento più potente per stimolare il nervo vago, che è il freno naturale dello stress.

    • Come fare: Sdraiati o siediti comodamente. Metti una mano sul petto e l’altra sulla pancia (sopra l’ombelico).
    • L’esercizio: Ispira lentamente con il naso facendo gonfiare solo la pancia (la mano sul petto deve restare ferma). Espira con la bocca socchiusa lasciando che la pancia si sgonfi dolcemente.
    • Perché funziona: Questo movimento esegue un massaggio meccanico sugli organi interni e segnala al cervello che il “pericolo” è passato, riducendo l’acidità e i crampi.

    2. Esercizio di “Rilascio del Boccone” (Visualizzazione)

    Utile quando senti lo stomaco chiuso o “un nodo” dovuto a un evento specifico.

    • Chiudi gli occhi e individua il punto esatto della tensione (es. bocca dello stomaco).
    • Visualizza quella tensione come un oggetto fisico (un sasso, un nodo, una morsa).
    • Mentre espiri, immagina che quell’oggetto si sciolga o che tu lo stia finalmente “sputando” o lasciando andare.
    • Accompagna il gesto con l’affermazione mentale: “Non ho bisogno di trattenere questo peso, posso lasciarlo scorrere”.

    3. Automassaggio Viscerale Dolce

    Se senti l’intestino contratto (stipsi o colite), puoi aiutarlo manualmente seguendo il percorso fisiologico.

    • Usa un olio caldo (mandorle o lavanda).
    • Esegui dei piccoli cerchi in senso orario partendo in basso a destra (vicino all’anca), salendo verso le costole, attraversando l’addome e scendendo a sinistra.
    • Il senso orario è fondamentale: segue il transito intestinale e aiuta a “sbloccare” il ristagno energetico e fisico.

    Un piccolo trucco per la quotidianità

    Spesso i disturbi psicosomatici peggiorano perché “mangiamo le nostre emozioni”. Prova a fare questo test: la prossima volta che sei a tavola e senti tensione, fermati un istante e chiediti: “Sto mangiando perché ho fame o sto cercando di soffocare un pensiero?”. Se è la seconda, fai tre respiri profondi prima di continuare.

    Il reflusso gastroesofageo, in psicosomatica, rappresenta uno dei segnali più chiari di un conflitto tra ciò che accogliamo e ciò che vorremmo respingere. Se lo stomaco è il luogo della “digestione” degli eventi, l’esofago è il canale di passaggio: il reflusso è, letteralmente, un’inversione di marcia biologica.

    Ecco l’analisi dettagliata del significato profondo di questo disturbo:

    1. Il “Boccone Amaro” che risale

    A differenza della gastrite (che è rabbia che brucia dentro), il reflusso indica qualcosa che è già stato “inghiottito” ma che il nostro sistema profondo rifiuta di elaborare.

    • Simbolismo: Rappresenta una situazione, una frase o una persona che abbiamo accettato per dovere o per educazione, ma che in realtà ci “disgusta” o ci risulta inaccettabile.
    • Il ritorno: L’acido che sale verso l’alto è il tentativo simbolico di riportare fuori ciò che non doveva entrare.

    2. La Sfida all’Autorità e il “Mandare giù”

    Il reflusso colpisce spesso chi vive una discrepanza tra il proprio ruolo sociale/professionale e i propri desideri reali.

    • Il tema del potere: Spesso si manifesta in chi deve “mandare giù” direttive, critiche o atteggiamenti di un superiore o di un partner dominante senza poter replicare.
    • La risalita acida: È la protesta silenziosa. Non potendo urlare o rispondere verbalmente (l’esofago è vicino alle corde vocali), l’organismo usa l’acido per “esprimersi”.

    3. L’Incapacità di Dire di No

    Chi soffre di reflusso spesso ha difficoltà a porre dei confini.

    • In psicosomatica, la valvola (il cardias) che non chiude bene simboleggia una difficoltà nel mettere un limite tra l’esterno e l’interno.
    • È come se dicessi: “Sono così aperto e disponibile che lascio entrare tutto, anche ciò che mi fa male, e ora il mio corpo sta cercando di rimediare al mio eccesso di accondiscendenza”.

    4. Differenze di Sfumatura

    • Bruciore retrosternale (dietro il petto): È vicino al cuore. Indica spesso un dolore affettivo “acido”, una delusione amorosa o familiare che non riusciamo a digerire.
    • Rigurgito acido in bocca: Indica che il conflitto è arrivato al limite della parola. Sei quasi pronto a dire quello che pensi, ma l’emozione rimane bloccata a metà strada, irritando i tessuti.

    Cosa suggerisce la Psicosomatica per guarire?

    Oltre ai rimedi fisici (come la Mastiha di Chios che abbiamo visto, ottima per proteggere le mucose dell’esofago), il lavoro interiore dovrebbe concentrarsi su:

    1. Imparare a filtrare: Non accettare tutto passivamente. Chiediti: “Questa situazione mi appartiene davvero o la sto subendo?”.
    2. Esprimere l’acidità: Trova un modo sano per far uscire la rabbia o il dissenso. Se non puoi parlare direttamente alla persona interessata, scrivi una lettera (anche senza spedirla) o fai attività fisica intensa.
    3. Il momento del pasto: Il reflusso peggiora se mangi con l’ansia. Trasforma il pasto in un rito in cui “accogli” solo cose buone, isolandoti dalle preoccupazioni lavorative.

    La Mastic di Chios (conosciuta anche come Mastiha) è uno dei rimedi più antichi e potenti della tradizione mediterranea, definita spesso “la lacrima che guarisce”.

    In psicosomatica, l’atto di masticare questa resina dura che si scioglie lentamente ha un valore simbolico fortissimo: aiuta a “masticare e sminuzzare” i problemi che ci sembrano troppo duri da digerire.

    Cos’è esattamente?

    È una resina naturale prodotta esclusivamente dall’albero del lentisco (Pistacia lentiscus) nell’isola greca di Chios. Dal 2014 è protetta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

    I benefici scientifici per l’apparato digerente

    Non è solo tradizione; la scienza conferma proprietà straordinarie:

    • Antisettico naturale: È l’unico rimedio naturale con efficacia provata contro l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile di molte gastriti e ulcere.
    • Antinfiammatorio: Riduce l’infiammazione del tratto gastrointestinale (ottima per colite e morbo di Crohn in fase lieve come confermato in una recente ricerca: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37569412).
    • Protettivo gastrico: Forma una sorta di pellicola sulle pareti dello stomaco, proteggendole dall’acidità eccessiva (reflusso).
    • Igiene orale: Combatte la placca e l’alitosi (spesso legata a cattiva digestione:https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37147480/).

    Come utilizzarla (Formati e Dosaggi)

    Esistono tre modi principali per assumerla, a seconda del tuo obiettivo:

    FormatoUtilizzo idealeCome si usa
    Lacrime (Resina grezza)Riflessologia orale e gastriteSi mastica come una gomma (senza deglutirla subito). All’inizio è dura, poi diventa elastica.
    PolvereUlcere e reflussoSi scioglie mezzo cucchiaino in un bicchiere d’acqua (o yogurt) al mattino a digiuno.
    CapsuleTrattamento d’urto (H. Pylori)Seguire il dosaggio dell’erborista (solitamente 500mg-1g al giorno).

    Il “Rito della Masticazione” come terapia

    Se il tuo disturbo è psicosomatico, ti consiglio la resina grezza (le lacrime).

    Masticare la Mastiha richiede tempo e pazienza. In psicosomatica, questo esercizio aiuta a:

    1. Scaricare la tensione mandibolare: Molte persone che soffrono di stomaco soffrono anche di bruxismo (serrano i denti per la rabbia).
    2. Rallentare: Non puoi masticare la Mastiha di fretta. Ti costringe a un ritmo più lento, preparando lo stomaco all’accoglienza.

    Dove trovarla?

    La trovi nelle migliori erboristerie o nei negozi di prodotti biologici/greci. Assicurati che sia la “Chios Mastiha originale” (PDO – Denominazione di Origine Protetta) per evitare resine comuni di pino che non hanno gli stessi effetti terapeutici.

    Piccola dritta: Se la mastichi, all’inizio sentirai un sapore di pino e terra molto intenso, quasi amaro. È normale! Dopo pochi minuti diventa più neutro e rinfrescante.

    Certamente, completiamo il quadro con la parte pratica e le avvertenze. La Mastic di Chios è un rimedio molto sicuro, ma come ogni sostanza attiva va usata con consapevolezza.

    1. La Tisana “Balsamo di Chios”

    Se hai a disposizione la polvere di Mastiha, puoi preparare una bevanda lenitiva perfetta per i momenti di forte stress gastrico o reflusso.

    Ingredienti:

    • 1 tazza d’acqua (circa 200ml)
    • 1/2 cucchiaino di polvere di Mastiha (circa 1g)
    • 1 cucchiaino di semi di finocchio (per il gonfiore)
    • Un pizzico di zenzero fresco (opzionale, per la nausea)

    Preparazione:

    1. Porta l’acqua a ebollizione con i semi di finocchio e lo zenzero.
    2. Lascia in infusione per 5-7 minuti e poi filtra.
    3. Importante: Aggiungi la polvere di Mastiha solo quando l’acqua è tiepida (non bollente), per non alterare i suoi oli essenziali.
    4. Mescola bene finché non si scioglie parzialmente (tende a precipitare sul fondo, quindi continua a mescolare mentre bevi).

    2. Controindicazioni e Interazioni

    In linea generale, la Mastiha è ben tollerata, ma ecco a cosa prestare attenzione:

    • Gravidanza e Allattamento: Non ci sono studi sufficienti che ne garantiscano la sicurezza assoluta in queste fasi, quindi è meglio evitarla o consultare il medico.
    • Interazioni Farmacologiche: * Anticoagulanti/Antiaggreganti: La Mastiha potrebbe potenziare leggermente l’effetto di questi farmaci.
      • Farmaci per il Diabete: Può influire sui livelli di zucchero nel sangue; se prendi insulina o metformina, monitora la glicemia.
    • Allergie: Se sei allergico ai pistacchi o ad altre resine (come la trementina), fai molta attenzione o evita il prodotto.

    3. Il Consiglio per il “Lavoro Psicosomatico”

    Visto che abbiamo parlato dell’aspetto emotivo, usa il momento della tisana o della masticazione come una bolla di silenzio. Mentre la assumi, prova a visualizzare la resina che scende e “sigilla” le pareti dello stomaco, proprio come fa sull’albero per proteggerlo dalle ferite della corteccia. È un esercizio di autocura molto potente.

    Abbiamo visto il contratto (per la tua sicurezza legale), la psicosomatica (per capire il “perché” del corpo) e la Mastiha (per l’aiuto fisico).

  • LA RISPOSTA DI RILASSAMENTO

    La Risposta di Rilassamento (Relaxation Response) è un termine coniato negli anni ’70 dal Dr. Herbert Benson, professore alla Harvard Medical School.

    Si tratta dell’esatto opposto biologico della risposta “attacca o fuggi” (fight-or-flight). Mentre lo stress attiva il sistema nervoso simpatico (aumentando battito e cortisolo), la Risposta di Rilassamento attiva il sistema nervoso parasimpatico, riportando il corpo in uno stato di equilibrio e riparazione.

    I 4 Pilastri della Tecnica

    Benson ha studiato diverse forme di meditazione e preghiera, estraendone gli elementi scientifici comuni per renderli accessibili a chiunque, senza connotazioni religiose. Per attivarla servono quattro elementi:

    1. Un ambiente tranquillo: Un luogo con minime distrazioni.
    2. Un supporto mentale: Una parola, un suono, una breve preghiera o il ritmo del respiro su cui focalizzarsi.
    3. Un’attitudine passiva: È l’elemento più importante. Se la mente vaga, non bisogna punirsi o sforzarsi, ma riportare dolcemente l’attenzione al supporto mentale.
    4. Una posizione comoda: Solitamente seduti, per evitare di addormentarsi (che è diverso dal rilassamento vigile).

    Cosa succede al corpo (Fisiologia)

    Quando attivi questa risposta, il tuo organismo subisce cambiamenti misurabili:

    • Riduzione del consumo di ossigeno: Il metabolismo rallenta.
    • Rallentamento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.
    • Riduzione della pressione arteriosa (particolarmente efficace per gli ipertesi).
    • Cambiamento delle onde cerebrali: Aumento delle onde alfa (associate al rilassamento vigile).

    Connessione con i tuoi disturbi gastrointestinali

    Dato che stavamo parlando di reflusso e psicosomatica, la tecnica di Benson è considerata una “medicina comportamentale” d’eccellenza per questi casi.

    Lo stress cronico mantiene lo stomaco in uno stato di contrattura e altera la produzione di acido. Praticare la Risposta di Rilassamento per 10-20 minuti due volte al giorno aiuta a “resettare” il sistema nervoso, permettendo al cardias (la valvola dell’esofago) di funzionare correttamente e riducendo l’acidità sistemica.

    Come praticarla ora (Esercizio rapido)

    1. Siediti comodamente e chiudi gli occhi.
    2. Rilassa tutti i muscoli, dai piedi al viso.
    3. Respira con il naso e, ogni volta che espiri, ripeti mentalmente una parola neutra (Benson suggeriva il numero “Uno”, ma puoi usare “Pace” o “Calma”).
    4. Continua per 10 minuti. Quando i pensieri arrivano, sorridi e torna al tuo “Uno”.

    La “Risposta di Rilassamento” non è un singolo comando, ma un insieme di cambiamenti fisiologici coordinati. Quando il dottor Herbert Benson la isolò scientificamente, dimostrò che potevamo “istruire” il nostro corpo a disattivare la risposta allo stress in modo volontario.

    Ecco nel dettaglio cosa succede al tuo organismo quando attivi correttamente questa risposta:

    1. I Cambiamenti Fisiologici (Cosa succede dentro)

    Mentre la risposta allo stress (“Attacca o Fuggi”) accelera tutto, la Risposta di Rilassamento è un freno biologico:

    • Riduzione del Metabolismo: Il consumo di ossigeno cala drasticamente (più che durante il sonno profondo), indicando un riposo cellulare totale.
    • Battito Cardiaco e Pressione: Il cuore rallenta e le pareti dei vasi sanguigni si distendono, abbassando la pressione arteriosa.
    • Frequenza Respiratoria: Il respiro diventa più profondo e lento, migliorando lo scambio gassoso.
    • Muscolatura: La tensione muscolare involontaria (quella che causa il mal di schiena o i crampi allo stomaco) si scioglie.

    2. Le Risposte a Livello Biochimico

    A differenza di un semplice riposo sul divano, la risposta di Benson modifica la chimica del sangue:

    • Crollo del Cortisolo: Si riduce l’ormone dello stress che, se alto per troppo tempo, danneggia il sistema immunitario e la mucosa gastrica.
    • Aumento delle Endorfine: Vengono rilasciati neurotrasmettitori che agiscono come antidolorifici naturali e stabilizzatori dell’umore.
    • Attivazione del Nervo Vago: Viene stimolato il principale nervo del sistema parasimpatico, che governa la digestione e la calma interiore.

    3. Effetti sulla Mente e sul Cervello

    Non è solo una sensazione fisica; il cervello cambia “marcia”:

    • Onde Alfa e Theta: L’attività cerebrale passa dalle onde frenetiche della veglia vigile (Beta) a onde più lente (Alfa), tipiche della creatività e del rilassamento profondo.
    • Focus Mentale: Migliora la capacità di concentrazione e si riduce la “rumore di fondo” dei pensieri ansiosi (quello che in psicosomatica chiamiamo rimuginio).

    Come riconoscerla mentre accade?

    Se stai praticando correttamente la tecnica di Benson (o la respirazione diaframmatica), avvertirai dei segnali precisi:

    1. Calore alle estremità: Le mani e i piedi diventano caldi (perché il sangue torna a circolare verso la periferia invece di restare bloccato nei muscoli vitali).
    2. Salivazione: La bocca torna umida (lo stress la rende secca).
    3. Movimenti intestinali: Potresti sentire dei “gorgoglii” addominali. È un ottimo segno: significa che il sistema digerente si sta riattivando e rilassando.
  • PSICHE E NATURA: L’INTEGRAZIONE VINCENTE PER LA PROTEZIONE DELLA TIROIDE

    Oggi vorrei condividere con voi alcuni importanti riflessioni in merito ad una ghiandola nota ma spesso trascurata: la tiroide.

    La tiroide è spesso definita l’orologio biologico del nostro corpo. In ambito psicosomatico, questa ghiandola non si limita a regolare il metabolismo, ma riflette il nostro rapporto con il tempo, l’urgenza e la realizzazione personale.

    Dal punto di vista della medicina psicosomatica, la tiroide funge da ponte tra il cervello (pensiero) e il resto del corpo (azione).

    In psicosomatica, la tiroide è legata alla capacità di “esprimere la propria voce” e di dare ritmo alla propria vita. Le problematiche insorgono spesso quando c’è un conflitto tra il ritmo interno della persona e le richieste del mondo esterno. Le più comuni forme di alterazione tiroidea inclusono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo.

    Ipertiroidismo: “La corsa contro il tempo”

    Chi soffre di ipertiroidismo vive spesso in uno stato di iper-efficienza e accelerazione costante. Il conflitto spesso nasce dal bisogno inconscio di fare tutto velocemente per sopravvivere a una minaccia o per ottenere approvazione, mentre il profilo psicologico riporta a persone che si sentono indispensabili, che non sanno delegare e che vivono con la sensazione che “il tempo non basti mai”. Anche il messaggio del corpo è coerente con questo quadro: “Devo correre più forte per essere all’altezza”.

    Ipotiroidismo: “Il freno a mano tirato”

    L’ipotiroidismo rappresenta un rallentamento generale delle funzioni vitali. In questo caso il conflitto può derivare da un senso di rassegnazione o dalla sensazione di essere schiacciati da responsabilità troppo grandi e il profilo psicologico  emerge in chi ha rinunciato a esprimere i propri desideri o si sente bloccato in una situazione che non può cambiare. Il rallentamento è una forma di “sciopero” o di protezione dal mondo esterno ed è collegato ad preciso messaggio del corpo: “Mi fermo, non voglio più subire questo ritmo”.

    In psicosomatica esiste poi anche un legame tra tiroide e Comunicazione. La posizione della tiroide, situata nella gola, è strategicamente importante. È la zona del quinto chakra (secondo le tradizioni orientali), il centro dell’espressione e della creatività. Molti disturbi tiroidei sono preceduti da anni di parole non dette, emozioni soffocate o pianti trattenuti. Se una persona sente di non poter realizzare i propri progetti o di non poter dire la propria verità, la zona della gola può accumulare una tensione che si riflette sulla ghiandola.

    Un approccio integrato potrebbe offrire migliori risultati nei problemi alla tiroide

    È fondamentale ricordare che la psicosomatica non sostituisce la medicina convenzionale. Se i valori di TSH, T3 e T4 sono alterati, la terapia farmacologica (come l’Eutirox o i farmaci antitiroidei) è essenziale. Tuttavia, affiancare un percorso psicologico può aiutare a rimodulare il ritmo imparando a gestire l’ansia da prestazione e il senso di urgenza, dare voce ai bisogni imparando a comunicare in modo assertivo senza “ingoiare il rospo” e ascoltare il corpo (comprendendo cosa sta cercando di dirci quel rallentamento o quell’accelerazione improvvisa).

    Va inoltre ricordato come la tiroide sia estremamente sensibile allo stress (cortisolo). Spesso, un trauma o un periodo di forte pressione emotiva agiscono da “trigger” per patologie autoimmuni come la Tiroidite di Hashimoto.

    In una visione integrata occorre però ricordare come alcuni studi importanti abbiano chiaramente mostrato enormi potenzialità nel trattamento di alcune diffuse patologie tiroidee di un estratto vegetale: la prunella vulgaris.

    La ricerca scientifica sulla Prunella vulgaris L. in relazione alla tiroide è molto attiva, specialmente negli ultimi anni (2020-2026), con un focus particolare sulla medicina integrata. La pianta è utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese (nota come Xia Ku Cao), ma gli studi moderni stanno cercando di mappare i meccanismi molecolari esatti.

    L’estratto mostra importanti azioni protettive sia nel caso della tiroidite di hashimoto che nell’ipertiroidismo e morbo di graves.

    Tiroidite di Hashimoto (Autoimmune)

    È il campo dove la ricerca è più promettente. Studi pubblicati su Frontiers in Endocrinology e Heliyon (2020-2025) indicano che la Prunella agisce come immunomodulatore innato attraverso una riduzione anticorpi.  È stato infatti dimostrato che l’estratto di Prunella può ridurre significativamente i titoli di TPO-Ab (anti-perossidasi) e TG-Ab (anti-tireoglobulina) attraverso un meccanismo che agisce sulle cellule Th17 (linfociti T helper) e sopprime le citochine infiammatorie (come TNF-α e IL-6) tramite l’inibizione del segnale HMGB1/TLR9. In pratica, aiuta a “calmare” l’attacco immunitario contro la ghiandola. L’estratto inoltre garantisce una protezione cellulare (come confermato da studi del 2024 che suggeriscono come essa protegga i tireociti (le cellule della tiroide) dal danno ossidativo causato da un eccesso di iodio.

    Ipertiroidismo e Morbo di Graves

    Una meta-analisi sistematica pubblicata su Frontiers in Pharmacology (Febbraio 2025) ha analizzato l’uso della Prunella in combinazione con i farmaci antitiroidei (ATD).

    • Sinergia: L’aggiunta di Prunella alla terapia standard ha mostrato una maggiore riduzione di T3 e T4 libero rispetto ai soli farmaci, riducendo anche il rischio di recidive.
    • Stress Ossidativo: La ricerca (2024) indica che il componente attivo luteolina, presente nella pianta, riequilibra il rapporto tra cellule T-regolatorie e T-follicolari, riducendo lo stress ossidativo tipico del Graves.

    Anche nella tiroidite subacuta, la Prunella è studiata per ridurre la dipendenza dai corticosteroidi (prednisone) offrendo un risparmio di farmaci. Pubblicazioni sugli Annals of Translational Medicine hanno riportato che l’uso di Prunella permette di ridurre il dosaggio di cortisone mantenendo la stessa velocità di remissione del dolore e del gonfiore tiroideo, minimizzando così gli effetti collaterali del farmaco.

    Infine la prunella si è dimostrata utilissima nel supporto al trattamento ai noduli tiroide.

    Studi di meta-analisi (2021) su trial clinici randomizzati suggeriscono che la Prunella, usata come coadiuvante alla levotiroxina, può aiutare a ridurre il diametro dei noduli tiroidei e migliorare l’efficacia clinica complessiva del trattamento.

    Le ricerche di “Network Pharmacology” (farmacologia di rete) hanno isolato i seguenti composti come responsabili degli effetti sulla tiroide:

    1. Acido Rosmarinico: Il principale responsabile dell’azione anti-infiammatoria e della riduzione degli anticorpi.
    2. Luteolina: Fondamentale per la modulazione del sistema immunitario nell’ipertiroidismo.
    3. Quercetina e Kaempferolo: Agiscono sui percorsi di morte cellulare (apoptosi), proteggendo il tessuto ghiandolare sano.

    Sebbene ci sia una “forte evidenza” (cit. ResearchGate 2025) per l’efficacia della Prunella vulgaris, la maggior parte degli autori concorda su come il fitoterapico sia più efficace come terapia adiuvante (associata ai farmaci) piuttosto che come cura unica e presenti un profilo di sicurezza elevato, con rari effetti collaterali (principalmente lievi rush cutanei o disturbi gastrici in soggetti sensibili).

    Le riviste Frontiers in Endocrinology e Heliyon sono state tra le più attive negli ultimi anni (periodo 2020-2025) nel pubblicare studi di Network Pharmacology (farmacologia di rete) e trial clinici sulla Prunella vulgaris applicata alle patologie tiroidee.

    Una delle pubblicazioni più citate (spesso indicata come studio di Network Pharmacology) ha analizzato come i composti della Prunella interagiscano con le proteine umane nella Tiroidite di Hashimoto e nel Graves.

    • Identificazione dei Target: Lo studio ha identificato 14 composti attivi (tra cui Quercetina, Luteolina e Acido Kaempferolico) che agiscono su oltre 150 geni correlati alla tiroide.
    • Percorso Stat3/IL-6: La ricerca evidenzia che la Prunella inibisce il percorso di segnalazione STAT3. Questo è cruciale perché STAT3 promuove l’infiammazione e la sopravvivenza dei linfociti autoreattivi che attaccano la tiroide.
    • Regolazione delle T-reg: Lo studio conclude che l’estratto favorisce l’equilibrio tra cellule Th17 (pro-infiammatorie) e cellule Treg (regolatorie), riducendo l’aggressione autoimmune.

    In un importante studio multicentrico e di revisione pubblicato su Heliyon, i ricercatori si sono concentrati sull’efficacia clinica della Prunella nel trattamento dei noduli tiroidei benigni e hanno osservato una riduzione del volume. Nel corso della ricerca i dati mostrano che la somministrazione di estratti di Prunella spesso in combinazione con terapie standard porta a una riduzione statisticamente significativa del volume dei noduli rispetto al gruppo di controllo. Inoltre sono state osservate un’azione anti-angiogenica (la ricerca suggerisce che la Prunella inibisca il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), riducendo l’apporto di sangue al nodulo e frenandone la crescita. La rivista  Heliyon riporta che l’incidenza di effetti collaterali è estremamente bassa, rendendola un’opzione valida per trattamenti a lungo termine sotto supervisione medica.

    L’eccesso di iodio potrebbe essere mitigata da prunella vulgaris

    Sia Frontiers che Heliyon hanno esplorato il “paradosso dello iodio”. Un eccesso di iodio può scatenare tiroiditi autoimmuni in soggetti predisposti. Gli studi indicano che l’Acido Rosmarinico contenuto nella Prunella agisce come uno scudo antiossidante, prevenendo l’apoptosi (morte cellulare) dei tireociti indotta dall’eccesso di iodio.

    Secondo queste riviste, la Prunella vulgaris non agisce “come un farmaco” che sostituisce l’ormone, ma come un modulatore di sistema:

    Target MolecolareEffetto riscontrato (Frontiers/Heliyon)Patologia di riferimento
    TNF-α / IL-6Riduzione dell’infiammazione sistemicaTiroidite di Hashimoto
    VEGFInibizione della vascolarizzazione del noduloNoduli Tiroidei
    STAT3Soppressione dell’attacco autoimmuneMorbo di Graves / Hashimoto
    Caspasi-3Protezione dalla morte cellulareDanni da eccesso di Iodio

    Le pubblicazioni su queste testate concordano sul fatto che la Prunella vulgaris è particolarmente efficace nel ridurre il titolo anticorpale (TPO-Ab e TG-Ab) e nel migliorare l’ecogenicità della ghiandola (segno di minore infiammazione).

    Fonte:

    1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37631021/;