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  • Una Pausa dai Social Migliora la Salute Mentale dei Giovani

    Uno studio recente, pubblicato su Jama Network Open (https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen), rivela che una singola settimana di disintossicazione dai social media è sufficiente per ridurre significativamente i sintomi di ansia, depressione e insonnia nei giovani adulti.

    La ricerca si inserisce nel dibattito sempre più acceso sull’uso intensivo dei dispositivi e degli schermi da parte di bambini e ragazzi, sollevando allarmi anche da parte dei pediatri.

    Lo studio guidato da Maddalena Cipriani dell’Università di Bath (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41284297/), in collaborazione con scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hai coinvolto 373 giovani adulti, con un’età media di 21 anni, arruolati tra marzo 2024 e marzo 2025. Dopo due settimane di monitoraggio di base, i partecipanti hanno preso parte a un intervento facoltativo di “social detox” di una settimana, riducendo l’uso di piattaforme come Facebook, TikTok, Instagram, Snapchat e X.

    Lo studio ha confermato che l’uso problematico dei social media è fortemente associato a esiti negativi per la salute mentale (ansia, depressione e insonnia ma anche benessere psico fisico in generale). L’intervento di “disintossicazione” di una settimana ha prodotto i seguenti miglioramenti misurabili. L’ansia si è ridotta del 16,1%, la depressione del 24,8% e l’insonnia del 14,5%. Gli autori hanno scelto di valutare interventi a breve termine perché li ritengono più praticabili per migliorare il benessere nella popolazione giovanile, una fascia d’età particolarmente vulnerabile. Nonostante la sfida, 295 partecipanti hanno completato la fase di detox, e la maggior parte (265) ha ridotto il tempo trascorso sullo schermo in media di 9,2 ore. I social dove la riduzione è stata più alta sono stati TikTok, X e Facebook, mentre Instagram e Snapchat hanno mostrato i tassi di utilizzo più elevati anche durante la disintossicazione.

    Gli autori concludono che gli interventi di modifica del comportamento digitale possono avere un impatto significativo e positivo sulla salute mentale. Tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio la durata di questi risultati e il loro impatto a lungo termine, specialmente su popolazioni più diversificate.

    Fonte: Calvert, E., Cipriani, M., Chen, K., Dhima, A., Burns, J., & Torous, J. (2025). Evaluating clinical outcomes for anxiety and depression: A real-world comparison of the digital clinic and primary care. Journal of Affective Disorders377, 275-283.

  • IN 10 ANNI PSICOFARMACI QUASI TRIPLICATI: PIU’ PILLOLE ANCHE AI BIMBI. FORSE QUALCOSA NON VA?

    La notizia del giorno non è delle migliori:Il recente Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha messo in luce un trend molto preoccupante: il consumo di psicofarmaci tra bambini e adolescenti (0-17 anni) è quasi triplicato in meno di dieci anni. In particolare, è stato registrato un vero e proprio boom (+25% in un solo anno) nell’uso dei farmaci per il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).I Numeri di una Crescita Esplosiva:

    1)Consumo quasi triplicato: Le confezioni vendute per 1000 bambini sono passate da 20,6 nel 2016 a 59,3 nel 2024.

    2)Incidenza raddoppiata: Oggi un minore ogni 175 riceve una prescrizione, contro un minore ogni 385 del 2016.

    3)Picco tra gli adolescenti (12-17 anni): In questa fascia d’età si registra un consumo di 129,1 confezioni per 1000 ragazzi, il che significa che oltre un teenager su cento (1,17%) fa uso continuativo di psicofarmaci.

    4)Antipsicotici, Antidepressivi e ADHD: Questi farmaci sono i più prescritti, con le ricette per i medicinali contro l’ADHD che hanno subito un aumento di quasi il 25% (24,9%) in un solo anno.

    Questo incremento ha portato gli psicofarmaci a entrare tra le tipologie di medicinali più utilizzate dalla popolazione under 18.

    Le Possibili Cause e il Contesto

    Secondo gli esperti, l’aumento non è casuale ma riflette una maggiore prevalenza dei disturbi mentali nei giovani. Due grandi fenomeni contemporanei sono visti come fattori scatenanti:

    L’impatto del Covid-19: La prolungata chiusura, l’isolamento e la mancanza di scuola e socialità hanno lasciato una “lunga onda” di conseguenze psicologiche.

    Nuove Dipendenze: L’uso problematico e intensivo di internet e social media è considerato un ulteriore fattore di rischio.

    Sebbene l’Italia sia ancora distante da Paesi come gli Stati Uniti – dove circa un adolescente su quattro utilizza psicofarmaci – il trend di crescita nazionale è ormai consolidato e netto.

    L’Uso Complessivo di Farmaci Pediatrici

    I dati Aifa rivelano che, in totale, quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti (circa la metà della popolazione pediatrica) hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica nel 2024. Considerando le oltre 20 milioni di confezioni vendute, si parla di una media di più di due farmaci a testa. Tra i 30 medicinali più usati per i minori, sei sono destinati a curare il sistema nervoso centrale.

    Uno Sguardo alla Spesa Totale

    A livello nazionale, la spesa farmaceutica totale ha continuato a crescere, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro (+2,8% rispetto all’anno precedente). Tre quarti di questa spesa sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ammonta a 10,2 miliardi di euro. Ma c’è anche una novità: I farmaci anti-obesità sono entrati nella Top 10 dei medicinali con ricetta per cui i cittadini spendono di più.

    Infine un ultimo dato: i farmaci antitumorali rimangono al vertice per spesa, mentre si conferma un uso eccessivo di antibiotici.

    Qualche riflessione su questi dati forse potrebbe essere utile: e se si lavorasse sul potenzialmento delle risorse individuali anzichè provare a risolvere tutto con una pastiglia?

  • LA CAPACITA’ DI PERSEGUIRE I NOSTRI OBIETTIVI: E’TALENTO O C’E’ DELL’ALTRO?

    Molti anni or sono, quando ancora mi occupavo di naturopatia e iridologia psicosomatica, decisi di passare una settimana di vacanze con Luca Speciani e Pietro Trabucchi per apprendere da loro le basi di quello che sarebbe stato il mio futuro professionale.

    Ricordo ancora con grande emozione le giornate passate tra qualche allenamento a Brusson in Valle d’Aosta e l’aula nella quale si tenevano le lezioni di nutrizione secondo i principi della dieta gift (allora agli inizi) e di motivazione alla sopportazione della fatica.

    Una sera venne inviato Bruno Brunot, un atleta dalle straordinarie capacità sportive che ci raccontò la sua esperienza sull’everest dove corse SENZA OSSIGENO ad una quota che, per la maggior parte delle persone, la vita è quasi insopportabile.

    Tornai a casa riflettendo su quanto appreso nel corso di quei giorni, pieno di libri, idee e una motivazione potente, che poi andò a scemare nelle settimane e nei mesi successivi tornando alla mia vita quotidiana.

    Qualche anno dopo, poco prima di iniziare ad affrontare i miei studi di psicologia, ricevetti un inviato a Mantova per partecipare ad una conferenza insieme a Gregorio Paltrinieri, il leggendario nuotatore che tanto lustro ha dato al nostro paese. Mentre attendevo di salire sul palco con lui gli feci qualche domanda, e mi disse alcune cose che ancora ricordo perché non solo mi colpirono molto, ma anche perché mi ricordarono immediatamente quanto Bruno Brunot, Luca Speciani e Pietro Trabucchi mi dissero in occasione della mia oramai già lontana vacanza. Tutti avevano una caratteristica comune: l’automotivazione.

    L’automotivazione in psicologia è la capacità di un individuo di attivare, dirigere e sostenere autonomamente le proprie risorse cognitive, emotive e comportamentali verso il raggiungimento di obiettivi significativi, anche in assenza di stimoli o ricompense esterne immediate. In sostanza, è la spinta interiore che alimenta il comportamento e la perseveranza.

    L’automotivazione è strettamente legata al concetto di motivazione intrinseca, che si verifica quando l’azione è intrapresa per il piacere e la soddisfazione derivanti dall’attività stessa, e non per ottenere ricompense esterne (motivazione estrinseca), come premi, lodi o per evitare punizioni. La fonte della spinta è interna (interesse, sfida, piacere, realizzazione personale, come per studiare per la gioia di imparare una materia affascinante). L’automotivazione è una competenza complessa che include diversi elementi psicologici:

    Definizione degli Obiettivi: Avere obiettivi chiari, stimolanti e percepiti come significativi;

    Autoefficacia: La convinzione nelle proprie capacità di organizzare ed eseguire le azioni necessarie per gestire le situazioni e raggiungere gli obiettivi;

    Gestione Emotiva: La capacità di regolare le proprie emozioni per mantenere la concentrazione e l’impegno nonostante gli ostacoli o i fallimenti (resilienza e ottimismo). Proprio su questo le parole di Gregorio Paltrinieri mi furono illuminanti quando mi disse che non temeva gli avversari perché era sicuro di riuscire a batterli;

    Volontà e Autocontrollo: La capacità di persistere nell’azione e ritardare la gratificazione, superando le distrazioni o i momenti di difficoltà.

    Una delle teorie più influenti sull’automotivazione è la Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan, che afferma che il massimo dell’automotivazione (e del benessere) si ottiene attraverso la soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali e universali: a) Sentirsi liberi e artefici delle proprie scelte e azioni (autonomia); b) Sentirsi efficaci e capaci di completare i compiti con successo (competenza); 3)Sentirsi connessi e avere relazioni significative con gli altri (relazione). Soddisfare questi bisogni rafforza la motivazione intrinseca, che è il cuore dell’automotivazione. Ma come sviluppare e rafforzare l’automotivazione?

    Nonostante siano stati scritti montagne di libri sull’argomento alcuni punti sono oramai riconosciuti come fondamentali. E’ assolutamente necessario fissare obiettivi efficaci assicurandosi che essi siano specifici, misurabili, raggiungibili definiti nel tempo e rilevanti.

    Ricordare questo applicandolo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana può cambiare lentamente ma progressivamente e invariabilmente il nostro destino. Siamo anche ciò che ogni giorno facciamo.

    Fonti:

    1. https://medicinadisegnale.it/professionisti/dott-luca-speciani/
    2. https://www.pietrotrabucchi.it/
  • PSICOFISIOLOGIA DEL BENESSERE, EPIGENETICA E BENEFICI

    La Psicofisiologia del Benessere è un campo interdisciplinare che studia la relazione bidirezionale tra i processi psicologici (mente) e i processi fisiologici (corpo), con un focus specifico sulla promozione e il mantenimento di uno stato di benessere ottimale. Essa si basa sul principio che la mente e il corpo non sono entità separate, ma un sistema integrato in cui pensieri, emozioni e stress influenzano direttamente le funzioni biologiche (es. ritmo cardiaco, respirazione, attività ormonale) e viceversa.

    La psicofisiologia del benessere ha un visione olistica (adotta cioè una visione olistica della persona, considerando l’individuo nella sua totalità (fisica, emotiva, cognitiva) e studia studia come le emozioni si manifestano nel corpo e come le persone possono imparare a autoregolare le proprie risposte fisiologiche e cognitive per migliorare la propria salute e benessere.

    Questo campo si avvale di diverse tecniche per la misurazione, l’intervento e l’autoregolazione:

    Biofeedback: Permette di misurare e monitorare in tempo reale alcune risposte fisiologiche (come la frequenza cardiaca, la tensione muscolare, la conduttanza cutanea) e di imparare a modificarle volontariamente per raggiungere uno stato di rilassamento o controllo.

    Neurofeedback: Simile al biofeedback, ma focalizzato sull’attività cerebrale (onde EEG), per allenare il cervello a produrre schemi di onde più funzionali al rilassamento, alla concentrazione o alla gestione dello stress.

    Tecniche Psicocorporee: Include pratiche come lo yoga, la Bioenergetica, la Mindfulness e le tecniche di respirazione (come quelle descritte nel libro “Respirando le emozioni: Psicofisiologia del benessere”), che mirano a sciogliere i blocchi fisici ed emotivi e ad aumentare la consapevolezza corporea. La Psicofisiologia del Benessere viene applicata in diversi ambiti:

    Gestione dello Stress e Ansia: Aiuta a riconoscere e modificare le risposte fisiologiche disfunzionali allo stress cronico.

    Potenziamento Cognitivo e Performance: Utilizzata per migliorare l’attenzione, la concentrazione e le prestazioni in ambito lavorativo, sportivo o scolastico (spesso tramite la Neuropsicologia del Benessere).

    Promozione della Salute: Contribuisce alla prevenzione e al supporto nel trattamento di disturbi psicosomatici e di alcune patologie croniche.

    Grazie alla psicofisiologia del Benessere è possibile fornire una base scientifica per comprendere come prenderci cura della nostra salute fisica attraverso la gestione della nostra vita emotiva e mentale.