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  • LA PSICOLOGIA SECONDO MARTIN SELIGMAN

    Martin Seligman è uno dei più importanti psicologi contemporanei ed è famoso soprattutto per due scoperte rivoluzionarie che hanno cambiato il modo in cui intendiamo la mente umana e il benessere. All’inizio dei suoi studi (negli anni ’60 e ’70), Seligman scoprì un meccanismo psicologico cruciale studiando il comportamento in situazioni di forte stress: se un essere vivente viene sottoposto ripetutamente a una situazione negativa o dolorosa da cui non può scappare, col tempo smetterà di cercare una via d’uscita, anche quando questa diventerà disponibile. Questa si chiama “impotenza appresa”. In pratica, ci si convince che, qualunque cosa si faccia, non cambierà nulla. Seligman ha dimostrato che questo meccanismo è alla base di molti stati depressivi e della passività umana: non nasciamo impotenti di fronte ai problemi, ma impariamo a esserlo quando sentiamo di non avere il controllo. Negli anni ’90, Seligman ha ribaltato completamente la prospettiva. Si è reso conto che la psicologia si era sempre concentrata solo sulle malattie mentali e sui problemi (curare l’ansia, la depressione, i traumi) e quasi mai su cosa rende le persone davvero felici. È diventato così il padre fondatore della Psicologia Positiva. Le sue scoperte principali in questo campo sono due: 1) L‘Ottimismo si può imparare. Proprio come si impara l’impotenza, Seligman ha scoperto che si può allenare l’ottimismo appreso. 2) La differenza tra un ottimista e un pessimista sta nel modo in cui spiegano a se stessi gli eventi della vita (stile esplicativo). Il pessimista vede i problemi come permanenti (“andrà sempre male”), universali (“va tutto a rotoli”) e personali (“è colpa mia”) mentre l‘ottimista vede i problemi come passeggeri (“è un momento”), specifici (“è andata male solo questa cosa”) e legati a fattori esterni (“è stata una circostanza sfortunata”). Cambiando questo modo di pensare, si può cambiare il proprio livello di benessere.

    Seligman ha dimostrato che la vera felicità (chiamata Flourishing, ovvero “fioritura personale”) non è solo l’assenza di tristezza, ma si costruisce coltivando 5 elementi precisi:

    • P (Positive Emotions): Provare emozioni positive (gioia, gratitudine, serenità).
    • E (Engagement): Essere totalmente coinvolti e assorbiti in quello che si fa (lo stato di flow).
    • R (Relationships): Coltivare relazioni umane profonde, positive e calorose.
    • M (Meaning): Dare un senso alla propria vita, sentirsi parte di qualcosa di più grande di noi.
    • A (Accomplishment): Porsi degli obiettivi e impegnarsi per raggiungerli, provando il senso di realizzazione.

    L’ottimismo appreso (learned optimism) è forse la parte più rivoluzionaria del lavoro di Seligman, perché scardina un vecchio mito: l’idea che ottimisti o pessimisti si nasca e che non ci si possa fare nulla. Seligman ha dimostrato che l’ottimismo è una competenza cognitiva che si può allenare.

    Il modo in cui reagiamo alle difficoltà dipende da tre variabili, note come “Le 3 P”. Seligman ha formalizzato questo modello partendo dalla riformulazione cognitiva della teoria dell’impotenza appresa, basandosi sul concetto neuroscientifico e psicologico di attribuzione causale (studiato originariamente da Bernard Weiner). In termini scientifici, lo “Stile Esplicativo” (le 3 P) non è un tratto della personalità emotivo, ma un filtro cognitivo stabile attraverso cui il cervello elabora le informazioni e assegna le cause agli eventi della vita.

    1. Personalizzazione (Internal vs. External Locus of Control)

    Questa dimensione definisce l’orientamento del Locus of Control (il “luogo” dove risiede la responsabilità delle cose). Quando si verifica un evento negativo, il cervello deve mappare la causa per prevedere eventi futuri. Il pessimista opera un’attribuzione interna: la causa del fallimento viene attribuita a caratteristiche intrinseche, stabili e non modificabili del Sé (es. “Manco di intelligenza”). L’ottimista opera un’attribuzione esterna o situazionale: la causa viene vista come un’interazione tra variabili ambientali o comportamentali modificabili (es. “La strategia era sbagliata”, “Le circostanze erano sfavorevoli”). L’attribuzione interna sistematica degli eventi negativi distrugge l’autostima, poiché il cervello interpreta l’errore come un difetto di fabbrica dell’individuo, attivando circuiti di vergogna e svalutazione.

    2. Permanenza (Stable vs. Unstable Attribution)

    Questa dimensione riguarda la componente temporale dell’attribuzione causale. Di fronte a un fallimento, il cervello valuta se la causa agirà anche in futuro. Il pessimista formula un’attribuzione stabile (permanente): proietta la causa all’infinito nel tempo (“Sarà sempre così”). L’ottimista formula un’attribuzione instabile (temporanea): circoscrive la causa a una finestra temporale limitata (“È successo questa volta”). Scientificamente, la percezione di permanenza spegne la motivazione e induce la rinuncia (l’impotenza appresa). Se la causa è permanente, il cervello calcola che qualsiasi sforzo futuro produrrà lo stesso esito negativo, quindi economizza le energie smettendo di tentare. Al contrario, l’attribuzione temporanea mantiene intatta l’aspettativa di successo futuro.

    3. Pervasività (Global vs. Specific Attribution)

    Questa dimensione riguarda l’estensione spaziale o categoriale dell’evento, ovvero la tendenza del cervello a generalizzare. Questo processo si basa sul bias cognitivo della ipergeneralizzazione. Il pessimista effettua un’attribuzione globale: un fallimento in un’area specifica (es. un rifiuto sentimentale) viene esteso dal cervello a tutte le altre aree biologiche e sociali (es. “La mia intera vita è un fallimento, non valgo niente nemmeno sul lavoro”). L’ottimista effettua un’attribuzione specifica: confina l’evento negativo all’interno del suo perimetro originario (“Non sono piaciuto a questa persona, ma le mie amicizie e la mia carriera sono solide”). La pervasività determina la capacità del cervello di contenere il danno. L’ottimizzazione specifica agisce come una barriera tagliafuoco: l’area colpita soffre, ma il resto del sistema psicologico della persona rimane funzionale e sicuro.

    Per comprendere appieno la teoria scientifica di Seligman, bisogna notare che lo stile esplicativo funziona in modo perfettamente speculare di fronte agli eventi positivi. È qui che si misura la salute cognitiva di una persona:

    Per cambiare il proprio stile esplicativo e “imparare” l’ottimismo, Seligman ha preso in prestito la terapia cognitivo-comportamentale e ha strutturato il modello ABCDE. È un esercizio di scrittura mentale da fare quando ci capita qualcosa di storto:

    • A (Adversity – L’avversità): Identifica il fatto oggettivo. (Es: Il mio capo ha criticato duramente la mia presentazione).
    • B (Belief – La convinzione): Nota i pensieri pessimistici automatici che scattano nella tua testa. (Es: Non valgo niente, mi licenzierà).
    • C (Consequences – Le conseguenze): Guarda come ti fa sentire quella convinzione. (Es: Mi sento demotivato, triste e ho voglia di mollare tutto).
    • D (Disputation – La discussione): Questo è il passaggio chiave. Metti in discussione la tua convinzione iniziale come se fossi un avvocato difensore. Cerca le prove contrarie. (Es: Aspetta, in passato ha elogiato tre miei lavori. Oggi era molto stressato per il budget e la critica era su dati specifici, non su di me come persona).
    • E (Energization – La rivitalizzazione): Nota come cambia il tuo stato d’animo dopo aver smontato il pensiero tossico. (Es: Mi sento più sollevato e pronto a correggere le slide per domani).

    Seligman non dice di ignorare i problemi o di raccontarsi bugie felici. L’ottimismo appreso è un bagno di realtà contro i drammi ingiustificati che la nostra mente crea in automatico.

    A Seligman dobbiamo molto…… anche se purtroppo molti psicologi oggi lo hanno dimenticato……

  • LA CAPACITA’ DI PERSEGUIRE I NOSTRI OBIETTIVI: E’ TALENTO O C’E’ DELL’ALTRO?

    Molti anni or sono, quando ancora mi occupavo di naturopatia e iridologia psicosomatica, decisi di passare una settimana di vacanze con Luca Speciani e Pietro Trabucchi per apprendere da loro le basi di quello che sarebbe stato il mio futuro professionale.

    Ricordo ancora con grande emozione le giornate passate tra qualche allenamento a Brusson in Valle d’Aosta e l’aula nella quale si tenevano le lezioni di nutrizione secondo i principi della dieta gift (allora agli inizi) e di motivazione alla sopportazione della fatica.

    Una sera venne inviato Bruno Brunot, un atleta dalle straordinarie capacità sportive che ci raccontò la sua esperienza sull’everest dove corse SENZA OSSIGENO ad una quota che, per la maggior parte delle persone, la vita è quasi insopportabile.

    Tornai a casa riflettendo su quanto appreso nel corso di quei giorni, pieno di libri, idee e una motivazione potente, che poi andò a scemare nelle settimane e nei mesi successivi tornando alla mia vita quotidiana.

    Qualche anno dopo, poco prima di iniziare ad affrontare i miei studi di psicologia, ricevetti un inviato a Mantova per partecipare ad una conferenza insieme a Gregorio Paltrinieri, il leggendario nuotatore che tanto lustro ha dato al nostro paese. Mentre attendevo di salire sul palco con lui gli feci qualche domanda, e mi disse alcune cose che ancora ricordo perché non solo mi colpirono molto, ma anche perché mi ricordarono immediatamente quanto Bruno Brunot, Luca Speciani e Pietro Trabucchi mi dissero in occasione della mia oramai già lontana vacanza. Tutti avevano una caratteristica comune: l’automotivazione.

    L’automotivazione in psicologia è la capacità di un individuo di attivare, dirigere e sostenere autonomamente le proprie risorse cognitive, emotive e comportamentali verso il raggiungimento di obiettivi significativi, anche in assenza di stimoli o ricompense esterne immediate. In sostanza, è la spinta interiore che alimenta il comportamento e la perseveranza.

    L’automotivazione è strettamente legata al concetto di motivazione intrinseca, che si verifica quando l’azione è intrapresa per il piacere e la soddisfazione derivanti dall’attività stessa, e non per ottenere ricompense esterne (motivazione estrinseca), come premi, lodi o per evitare punizioni. La fonte della spinta è interna (interesse, sfida, piacere, realizzazione personale, come per studiare per la gioia di imparare una materia affascinante). L’automotivazione è una competenza complessa che include diversi elementi psicologici:

    1.Definizione degli Obiettivi: Avere obiettivi chiari, stimolanti e percepiti come significativi

      2. Autoefficacia: La convinzione nelle proprie capacità di organizzare ed eseguire le azioni necessarie per gestire le situazioni e raggiungere gli obiettivi;

      3. Gestione Emotiva: La capacità di regolare le proprie emozioni per mantenere la concentrazione e l’impegno nonostante gli ostacoli o i fallimenti (resilienza e ottimismo). Proprio su questo le parole di Gregorio Paltrinieri mi furono illuminanti quando mi disse che non temeva gli avversari perché era sicuro di riuscire a batterli;

      4. Volontà e Autocontrollo: La capacità di persistere nell’azione e ritardare la gratificazione, superando le distrazioni o i momenti di difficoltà.

      Una delle teorie più influenti sull’automotivazione è la Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan, che afferma che il massimo dell’automotivazione (e del benessere) si ottiene attraverso la soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali e universali: a) Sentirsi liberi e artefici delle proprie scelte e azioni (autonomia); b) Sentirsi efficaci e capaci di completare i compiti con successo (competenza); 3)Sentirsi connessi e avere relazioni significative con gli altri (relazione). Soddisfare questi bisogni rafforza la motivazione intrinseca, che è il cuore dell’automotivazione. Ma come sviluppare e rafforzare l’automotivazione?Nonostante siano stati scritti montagne di libri sull’argomento alcuni punti sono oramai riconosciuti come fondamentali. E’ assolutamente necessario fissare obiettivi efficaci assicurandosi che essi siano specifici, misurabili, raggiungibili definiti nel tempo e rilevanti. Ricordare questo applicandolo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana può cambiare lentamente ma progressivamente e invariabilmente il nostro destino. Siamo anche ciò che ogni giorno facciamo.

      Fonti:

      1. https://medicinadisegnale.it/professionisti/dott-luca-speciani/
      2. https://www.pietrotrabucchi.it/