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  • ESISTE UNA RELAZIONE TRA INVECCHIAMENTO E FELICITA’?

    Esiste una connessione affascinante perché ribalta il concetto comune di dopamina. Spesso la associamo allo “sballo” o all’eccitazione frenetica, ma nel contesto di un invecchiamento di successo, la dopamina è la molecola della motivazione progettuale e della vitalità cognitiva.

    Il legame tra una vita serena e la salute del cervello nel tempo passa proprio attraverso la manutenzione di questo sistema.

    Con il passare degli anni, assistiamo a una fisiologica riduzione dei recettori dopaminergici (circa il 10% per decade dopo i 40 anni). Questo calo può portare ad anedonia (la difficoltà a provare piacere per le piccole cose), ad una riduzione della fluidità mentale (la dopamina è essenziale per la memoria di lavoro) e ad una rigidità fisica e mentale (collegata ad una minor propensione al cambiamento).

    Tuttavia, una felice o quantomeno serena agisce come uno scudo biologico contro questo declino.

    E’ fondamentale distinguere tra piacere edonico (picchi di dopamina) e benessere eudaimonico (un flusso costante)

    Per comprendere correttamente come possiamo costruire una vita piacevole e soddisfacente dobbiamo innanzitutto comprendere la differenza tra il piacere edonico (caratterizzato da picchi di dopamina e derivante da cibo, acquisti compulsivi o social media le cui “spike” infiammano il cervello e, a lungo andare, desensibilizzano i recettori, accelerando l’invecchiamento cerebrale) e il benessere eudaimonico (un flusso costante da cui deriva il dare un senso alla propria vita, dalle relazioni profonde e dall’apprendimento e la cui serenità mantiene i livelli di dopamina stabili, proteggendo la neuroplasticità).

    Con il termine “spike” ci si riferisce solitamente alla proteina Spike del virus SARS-CoV-2 (responsabile del COVID-19) o, in contesti più rari, alle fluttuazioni dell’attività elettrica neuronale. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei dibattiti attuali — sia scientifici che divulgativi — il termine riguarda il legame tra l’infezione virale e i sintomi neurologici.

    Possono sembrare concetti astratti ma in realtà la psicologia ci insegna come un importantissimo neurotrasmettitore, la dopamina, notoriamente coinvolta nei processi psiconeurologici che generano dipendenza, sia legata a doppio filo al piacere edonico.

    Dalla psicologia però apprendiamo anche come esistano delle strategie in grado di favorire di favorire un adeguato equilibrio di dopamina, dando quel tanto di piacere sufficiente a gratificarci senza farci diventare dipendenti da esso.

    Tra queste strategie troviamo la curiosità attiva, le relazioni sociali e attività come la meditazione e la contemplazione.

    La prima (la curiosità Attiva) consiste nell’imparare qualcosa di nuovo (una lingua, uno strumento, un hobby)  e aiuta a”forzare” il cervello a rilasciare dopamina in modo costruttivo, creando nuove sinapsi che compensano il declino cognitivo.

    La seconda (le relazioni Sociali) favoriscono in modo oramai largamente comprovato la riduzione dell’infiammazione: la solitudine è pro-infiammatoria mentre una vita sociale serena stimola non solo l’ossitocina ma mantiene attivo il sistema della ricompensa sociale.

    Infine la terza, la meditazione e la contemplazione riducono il cortisolo e permettono alla dopamina di lavorare meglio. Lo stress cronico, infatti, “sequestra” le risorse dopaminergiche per destinarle alla sopravvivenza (ma generando ansia).

    Una vita serena riduce la neuroinfiammazione, la quale a sua volta preserva i circuiti della dopamina. Quando questi circuiti funzionano, la persona anziana resta motivata a muoversi, mangiare bene e socializzare, rallentando drasticamente il declino cognitivo.

    Non è l’assenza di stimoli a garantire la serenità nell’invecchiamento, ma la scelta di stimoli di “alta qualità” che nutrono la dopamina senza esaurirla.

    Scegliere l’attività dotata di senso (quella che i greci chiamavano Eudaimonia) rispetto al semplice riposo è la chiave biologica per un invecchiamento di successo. Dal punto di vista neuroscientifico, questa scelta cambia completamente il panorama biochimico del cervello.

    Quando ci dedichiamo a qualcosa che riteniamo significativo, non attiviamo solo picchi temporanei di dopamina, ma sosteniamo una produzione tonica (costante) di neurotrasmettitori riducendo l’infiammazione e favorendo la creazione di quella che in neurologia viene denominata “riserva cognitiva”.

    Esistono studi di psiconeuroimmunologia che dimostrano come le persone con un forte “scopo nella vita” (purpose in life) abbiano livelli più bassi di interleuchina-6 (un marcatore dell’infiammazione) nel sangue.

    L’impegno in attività complesse e significative crea una rete di emergenza neurale. Se una “strada” del cervello si logora per l’età, il senso del dovere o della passione spinge il cervello a trovare percorsi alternativi.

    Dopamina e “Ikigai” ovvero l’arte di darsi uno scopo nella vita

    In Giappone, il concetto di Ikigai (la ragione per alzarsi al mattino) è considerato uno dei segreti della longevità delle zone blu (come Okinawa).

    Il meccanismo biochimico si realizza in tre passaggi: obiettivo, azione e realizzazione. Per far ciò occorre stabilire un piccolo traguardo (es. curare l’orto, scrivere una memoria, fare volontariato) rilascia dopamina durante l’anticipazione, e in seguito farlo seguire da un’azione (poiché il movimento e l’impegno riducono la neuroinfiammazione legata alla sedentarietà mentale). La conseguente realizzazione rilascia serotonina e ossitocina (se l’attività è sociale), che calmano l’amigdala e proteggono l’ippocampo (la sede della memoria).

    L’attività dotata di senso ideale è quella che pone in uno stato di “flusso” la mente: una sfida che non sia né troppo facile (noia) né troppo difficile (ansia), come per esempio il giardinaggio (per chi ama la natura) o il tutoraggio per chi ha esperienza o perfino l’apprendimento di una tecnica artigianale.

    La vera serenità nell’invecchiamento non è l’assenza di movimento, ma il movimento con direzione. Mentre il riposo passivo può talvolta scivolare nell’anedonia (perdita di interesse), l’attività dotata di senso mantiene il sistema dopaminergico “oliato” e pronto all’uso.

    Le persone che sentono di avere uno scopo vivono, in media, 7 anni più a lungo di chi non lo sente: è la prova che la mente guida letteralmente la biologia. La longevità e la salute sono innanzitutto una “questione di testa”.

  • COS’E’ LA NEUROGENESI E COME STIMOLARLA

    Il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) è una proteina che agisce come un potentissimo nutriente per i tuoi neuroni.

    Senza BDNF i neuroni appassiscono, le connessioni si indeboliscono e il giardino diventa arido (difficoltà di apprendimento, depressione, declino cognitivo) ma con con molto BDNF: I neuroni creano nuovi rami, le radici si fortificano e il giardino prospera. Ma quali sono le 3 funzioni chiave del BDN?


    Possiamo davvero creare nuovi neuroni?

    Fino a pochi decenni fa si pensava che nascessimo con un numero fisso di neuroni destinati solo a diminuire. Oggi sappiamo che non è così.

    La neurogenesi avviene principalmente in una zona specifica: l’Ippocampo (la sede della memoria e della regolazione emotiva). Le cellule staminali neurali si dividono e si trasformano in neuroni funzionali,ma non basta “creare” il neurone: esso deve sopravvivere e integrarsi nei circuiti esistenti. Senza stimoli (o senza BDNF), il nuovo neurone muore in pochi giorni. Esistono vari modi efficaci per aumentare la produzione di questo “fertilizzante” naturale di cui uno davvero molto potente: l’esercizio Fisico ovvero il re dello stimolo!

    L’attività aerobica è lo stimolo più potente conosciuto per il BDNF: corsa, nuoto o camminata veloce per almeno 30-40 minuti possono essere un potente fertilizzante per stimolare il nostro cervello. Quando i muscoli lavorano, rilasciano una proteina chiamata Irisina, che viaggia fino al cervello e ordina di produrre più BDNF.

    Anche l’alimentazione e il digiuno Intermittente possono aiutare il cervello

    Il cervello produce più BDNF quando “ha fame” (una risposta evolutiva per renderci più intelligenti nella ricerca del cibo). Il digiuno Intermittente (16/8) favorisce la produzione di corpi chetonici che stimolano l’espressione del gene del BDNF e i polifenoli e Omega-3 (mirtilli, cioccolato fondente (>85%), curcuma e pesce grasso sono i migliori alleati.

    Esistono altri straordinari naturali stimolanti di BDNF: il sonno profondo e l’arricchimento ambientale. Per quantro riguarda il sonno profondo va ricordato come la neurogenesi avviene principalmente mentre dormi. Durante il sonno profondo, il cervello attiva il sistema glinfatico (la “pulizia dei rifiuti”) e consolida i nuovi neuroni nati durante il giorno. Per quantro riguarda l’arricchimento ambientale (come imparare cose nuove), va ricordato come il cervello richieda di essere costantemente stimolato.

    Il cervello segue la regola del “Use it or lose it” (usalo o perdilo).

    E’ stato oramai ampiamente dimostrato come studiare una lingua, imparare a suonare uno strumento o viaggiare in posti nuovi “costringa” i nuovi neuroni a integrarsi nei circuiti per non morire.

    In estrema sintesi quindi vediamo con una tabella riassuntiva come stimolare il BDNF in modo naturale e intelligente:


    Tabella Riassuntiva: I Killer vs. Gli Alleati

    Fattori che DISTRUGGONO il BDNFFattori che AUMENTANO il BDNF
    Stress cronico (Cortisolo alto)Esercizio aerobico costante
    Zuccheri raffinati e grassi transDigiuno intermittente / Restrizione calorica
    Isolamento socialeApprendimento continuo (sfide cognitive)
    Privazione del sonnoEsposizione al sole (Vitamina D)

    Un consiglio pratico

    Se vuoi un “picco” immediato di BDNF, la combinazione vincente è: Attività fisica intensa seguita da una doccia fredda e poi una sessione di studio o lettura. L’esercizio prepara il terreno, il freddo dà la scossa e lo studio dice ai nuovi neuroni dove posizionarsi.

  • IL SISTEMA LIMBICO: COSA E’ E COM’E’ FATTO

    Il Sistema Limbico è un complesso di strutture cerebrali interconnesse, situate al di sotto della corteccia cerebrale (nel “limbo” o confine tra telencefalo e diencefalo). Non è una singola entità anatomica, ma piuttosto una rete neurale fondamentale che integra le funzioni cognitive superiori della corteccia con le risposte emotive e istintive del tronco encefalico. È il principale centro del cervello per la regolazione delle emozioni, la memoria, la motivazione e il comportamento correlato alla sopravvivenza.

    Le funzioni del sistema limbico possono essere riassunte nel suo ruolo di ponte tra il mondo interno (istinti, bisogni, stati viscerali) e il mondo esterno (percezione e cognizione).
    1. Emozioni e Sopravvivenza
    Il sistema limbico, in particolare l’Amigdala, è il centro di valutazione emotiva degli stimoli.
    Paura e Rischio: L’amigdala è cruciale per l’apprendimento della paura (condizionamento alla paura) e per l’attivazione della risposta di lotta o fuga attraverso le sue proiezioni all’ipotalamo e al tronco encefalico. Questa risposta è rapida e precede spesso l’elaborazione razionale della corteccia (la cosiddetta “via bassa” emotiva).
    Regolazione Emotiva: Le sue connessioni con la Corteccia Prefrontale sono essenziali per modulare e controllare le risposte emotive istintive, permettendo la presa di decisioni sociali e comportamenti adeguati al contesto.
    L’Ippocampo svolge un ruolo insostituibile nella memoria dichiarativa (la memoria di eventi e fatti che possiamo consapevolmente richiamare).
    Consolidamento: Riceve informazioni multisensoriali e, tramite meccanismi di plasticità sinaptica (come il Potenziamento a Lungo Termine, o Long-Term Potentiation – LTP), contribuisce a trasformare i ricordi a breve termine in memorie a lungo termine, che vengono poi archiviate nella neocorteccia.
    Memoria Emotiva vs. Fattuale: Mentre l’Ippocampo ricorda il contesto e i fatti di un evento, l’Amigdala ne registra il “sapore” emozionale. Ad esempio, l’Ippocampo ricorda dove e quando hai incontrato un cane, l’Amigdala ricorda la paura provata durante quell’incontro.
    3. Motivazione e Ricompensa
    Il sistema limbico è intrinsecamente legato al circuito mesolimbico della ricompensa, basato sul neurotrasmettitore dopamina.
    Il Nucleo Accumbens e le sue connessioni con l’Area Tegmentale Ventrale (ATV) e la corteccia prefrontale mediano i sentimenti di gratificazionepiacere e motivazione. Questo sistema guida i comportamenti diretti al raggiungimento di obiettivi essenziali per la sopravvivenza (come alimentazione, sesso, interazioni sociali).
    Il sistema limbico stabilisce complessi circuiti di comunicazione, il più noto dei quali è il Circuito di Papez, che descrive il flusso di informazioni tra l’ippocampo, i corpi mammillari, il nucleo anteriore del talamo e il giro del cingolo, ponendo una base per l’integrazione di memoria ed emozione.
     La corteccia cerebrale è lo strato più esterno e ripiegato degli emisferi cerebrali, cruciale per le funzioni mentali superiori. La corteccia cerebrale è costituita da sostanza grigia ed è formata da neuroni, glia e fibre nervose.
    La sua superficie è fortemente ripiegata in giri (le creste) e solchi o scissure (gli avvallamenti), un adattamento evolutivo per aumentare notevolmente la superficie funzionale (circa un quarto di metro quadrato) all’interno del cranio.
    Suddivisione Laminare (Neocorteccia): La porzione più recente e vasta della corteccia (neocorteccia o isocorteccia) è organizzata in sei strati (o lamine) distinti, ognuno con una specifica composizione cellulare e ruolo funzionale (dallo strato I, molecolare, allo strato VI, delle cellule fusiformi).
    Lobi: La corteccia è suddivisa macroscopicamente in quattro lobi principali per ciascun emisfero, prendendo il nome dalle ossa craniche che li ricoprono:
    Lobo Frontale: La parte anteriore.
    Lobo Parietale: La parte superiore, dietro il lobo frontale.
    Lobo Temporale: La parte inferiore, sotto il lobo frontale e parietale.
    Lobo Occipitale: La parte posteriore.

    Funzioni della Corteccia Cerebrale
    La corteccia cerebrale è il centro di controllo delle funzioni cognitive complesse e delle interazioni con l’ambiente. Le funzioni sono in gran parte mappate in aree specifiche, che possono essere raggruppate in aree sensitive, motorie e associative.
    Aree Sensitive
    Ricevono e processano le informazioni sensoriali (percezione cosciente).
    Corteccia Somatosensoriale (Lobo Parietale): Elabora le informazioni tattili, dolorifiche, termiche e pressorie.
    Corteccia Visiva (Lobo Occipitale): Elabora gli stimoli visivi (forma, colore, movimento, profondità).
    Corteccia Uditiva (Lobo Temporale): Elabora la percezione dei suoni.
    Corteccia Olfattiva e Gustativa: Elaborano rispettivamente l’olfatto e il gusto.
    Aree Motorie
    Pianificano e controllano i movimenti volontari.
    Corteccia Motoria Primaria (Lobo Frontale): Invia i comandi diretti per l’esecuzione dei movimenti volontari.
    Corteccia Premotoria e Area Motoria Supplementare (Lobo Frontale): Coinvolte nella preparazione e sequenza dei movimenti.