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  • PSICOSOMATICA DELL’APPARATO GASTROINTESTINALE

    Quando stomaco e intestino non si comportano bene

    Il legame tra psiche e intestino non è solo una suggestione romantica o un modo di dire (“avere fegato”, “sentire le farfalle nello stomaco”): è una realtà biologica solidissima.

    In psicosomatica, l’intestino è considerato il nostro “secondo cervello”. Esiste infatti un asse bidirezionale (asse intestino-cervello) che collega il sistema nervoso centrale con il sistema nervoso enterico attraverso il nervo vago e segnali biochimici.

    Ma quali sono le emozioni “che parlano” attraverso la pancia?

    L’intestino ha il compito di assimilare ciò che ci nutre e lasciare andare ciò che è tossico o superfluo. In chiave psicosomatica, i problemi intestinali spesso riflettono difficoltà nel gestire questi processi emotivi. Per esempio le difficoltà adigerireun evento, come un torto subito, una notizia improvvisa o una situazione lavorativa pesante Oppure trattenere il controllo o la paura e la insicurezza.

    Sotto il primo aspetto chi soffre di stipsi spesso ha difficoltà a lasciar andare il passato, le emozioni o il controllo sulla propria vita, mentre sotto il secondo si possono presentare disturbi come la colite o la diarrea che possono rappresentare il desiderio inconscio di “espellere” rapidamente una situazione che ci spaventa o che non ci sentiamo in grado di gestire.

    La ricerca scientifica ha confermato che stress, ansia e depressione possono alterare la motilità intestinale e la sensibilità viscerale, ma non è “tutto nella tua testa”. La connessione è chimica poiché la serotonina (l’ormone del buon umore) è prodotta per circa il 95% è prodotta nell’intestino. Se l’intestino è in fiamme, anche l’umore ne risente, e viceversa. Ma anche il microbiota intestinale gioca un ruolo di primo piano. Lo stress altera la flora batterica intestinale e un microbiota alterato (disbiosi) invia segnali di allarme al cervello, creando un circolo vizioso di ansia e malessere fisico.

    La psicosomatica non esclude però la medicina tradizionale. È fondamentale indagare prima le cause organiche (intolleranze, infiammazioni, patologie) con un medico, per poi integrare il percorso con un lavoro sull’ascolto delle proprie emozioni. Spesso, quando l’intestino “urla”, ci sta chiedendo di rallentare o di prestare attenzione a qualcosa che stiamo ignorando a livello conscio. Anche in questi casi la psicosomatica si può utilmente alleare con la fitoterapia. Sotto quest’ultimo aspetto gli studi non mancano sulla Pistacia lentiscus (conosciuta anche come Mastice di Chios o Lentisco): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7003480/).