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  • I DISTURBI GASTROINTESTINALI NELLA PSICOSOMATICA

    In psicosomatica, l’apparato gastrointestinale è considerato il “secondo cervello” (sistema nervoso enterico). Non è solo una metafora: l’intestino e il cervello comunicano costantemente attraverso l’asse intestino-cervello, rendendo il sistema digerente il palcoscenico principale dove vengono messe in scena le emozioni che non riusciamo a “digerire” a livello conscio.

    Esiste una connessione biochimica e neurologica bidirezionale. Lo stress attiva il sistema nervoso simpatico, che rallenta la digestione o ne altera la motilità, causando dolore e infiammazione.

    In psicosomatica, ogni segmento dell’apparato digerente corrisponde a una fase dell’elaborazione di un’esperienza poichè lo stomaco deve “accogliere” il cibo e “aggredirlo” con gli acidi per scomporlo. I disturbi che posso interessare lo stomaco sono molteplici e includono gastrite, iperacidità, nausea e vomito. Gastrite e Iperacidità rappresentano spesso una rabbia inespressa, un “bruciore” per un’ingiustizia subita o il senso di non riuscire a mandare giù un boccone amaro (un evento, una persona, una critica) mentre la nausea e il vomito esprimono il rifiuto netto di una situazione. “Non ne voglio sapere, lo espello”.

    Anche l’intestino rappresenta poi un mondo a parte: l‘Intestino Tenue è il laboratorio dove avviene la separazione tra ciò che è utile e ciò che è scarto, e le difficoltà di assorbimento possono indicare una tendenza a essere troppo analitici o critici, perdendosi nei dettagli della vita senza riuscire a trarne nutrimento vitale. Il Colon invece ha a che fare con “il trattenere e il lasciare andare“.

    L’intestino crasso infine è legato alla capacità di abbandonare il passato. La stipsi (Stitichezza) è simbolicamente il trattenere e può indicare avarizia (non solo economica, ma emotiva), paura di perdere il controllo o difficoltà a separarsi da vecchi schemi mentali e ricordi. La colite e la diarrea rappresentano il bisogno di liberarsi in fretta di qualcosa di percepito come pericoloso o inaccettabile. Spesso legata all’ansia da prestazione: “Voglio che finisca presto”. La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS) è forse il disturbo psicosomatico per eccellenza. Si manifesta spesso in persone molto responsabili e perfezioniste che tendono a controllare eccessivamente le proprie emozioni e che vivono un conflitto tra il desiderio di compiacere gli altri e il bisogno di ribellarsi. L’intestino “irritato” riflette un’irritabilità emotiva che non trova sfogo a parole o con le azioni.

    Come intervenire oltre il Sintomo

    Sebbene la dieta e i farmaci (come procinetici o antispastici) siano fondamentali per gestire il dolore acuto, l’approccio psicosomatico suggerisce di ascoltare il corpo (per esempio chiedersi “Cosa sta succedendo nella mia vita che non riesco a digerire?” proprio quando compare il dolore), gestire lo stress (attraverso tecniche di rilassamento, mindfulness o training autogeno aiutano a de-tendere la muscolatura liscia viscerale) e la psicoterapia (utile per identificare i “bocconi amari” che abbiamo inghiottito senza reagire).

      Quando il “secondo cervello” è in fiamme, l’obiettivo è disinnescare la risposta di allarme del sistema nervoso che tiene contratti i muscoli involontari dell’addome.

      Ecco tre tecniche efficaci per allentare la tensione psicosomatica:

      1. Respirazione Diaframmatica (Il “Massaggio Interno”)

      È lo strumento più potente per stimolare il nervo vago, che è il freno naturale dello stress. Sdraiati o siediti comodamente si mette una mano sul petto e l’altra sulla pancia (sopra l’ombelico) e si esegue un semplice esercizio si ispira lentamente con il naso facendo gonfiare solo la pancia (la mano sul petto deve restare ferma) e si espira con la bocca socchiusa lasciando che la pancia si sgonfi dolcemente. Questo movimento esegue un massaggio meccanico sugli organi interni e segnala al cervello che il “pericolo” è passato, riducendo l’acidità e i crampi.

      2. Esercizio di “Rilascio del Boccone” (Visualizzazione)

      Utile quando si avverte lo stomaco chiuso o “un nodo” dovuto a un evento specifico. Si chiudono gli occhi e si individuano il punto esatto della tensione (es. bocca dello stomaco). Si visualizza quella tensione come un oggetto fisico (un sasso, un nodo, una morsa) e mentre si espira, si immagina che quell’oggetto si sciolga o che lo si stia finalmente “sputando” o lasciando andare. Infine si accompagna il gesto con l’affermazione mentale: “Non ho bisogno di trattenere questo peso, posso lasciarlo scorrere”.

      3. Automassaggio Viscerale Dolce

      Se senti l’intestino contratto (stipsi o colite), lo si può aiutare manualmente seguendo un percorso fisiologico usando un olio caldo (mandorle o lavanda) eseguendo dei piccoli cerchi in senso orario partendo in basso a destra (vicino all’anca), salendo verso le costole, attraversando l’addome e scendendo a sinistra. Il senso orario è fondamentale poichè segue il transito intestinale e aiuta a “sbloccare” il ristagno energetico e fisico.

      Un piccolo trucco per la quotidianità

      Spesso i disturbi psicosomatici peggiorano perché “mangiamo le nostre emozioni”. Prova a fare questo test: la prossima volta che sei a tavola e senti tensione, fermati un istante e chiediti: “Sto mangiando perché ho fame o sto cercando di soffocare un pensiero?”. Se è la seconda, fai tre respiri profondi prima di continuare.

      Il reflusso gastroesofageo, in psicosomatica, rappresenta uno dei segnali più chiari di un conflitto tra ciò che accogliamo e ciò che vorremmo respingere. Se lo stomaco è il luogo della “digestione” degli eventi, l’esofago è il canale di passaggio: il reflusso è, letteralmente, un’inversione di marcia biologica.

      Ecco l’analisi dettagliata del significato profondo di questo disturbo:

      1. Il “Boccone Amaro” che risale

      A differenza della gastrite (che è rabbia che brucia dentro), il reflusso indica qualcosa che è già stato “inghiottito” ma che il nostro sistema profondo rifiuta di elaborare. Esso rappresenta una situazione, una frase o una persona che abbiamo accettato per dovere o per educazione, ma che in realtà ci “disgusta” o ci risulta inaccettabile. L’acido che sale verso l’alto è il tentativo simbolico di riportare fuori ciò che non doveva entrare.

      2. La Sfida all’Autorità e il “Mandare giù”

      Il reflusso colpisce spesso chi vive una discrepanza tra il proprio ruolo sociale/professionale e i propri desideri reali. Spesso si manifesta in chi deve “mandare giù” direttive, critiche o atteggiamenti di un superiore o di un partner dominante senza poter replicare. È la protesta silenziosa. Non potendo urlare o rispondere verbalmente (l’esofago è vicino alle corde vocali), l’organismo usa l’acido per “esprimersi”.

      3. L’Incapacità di Dire di No

      Chi soffre di reflusso spesso ha difficoltà a porre dei confini. In psicosomatica, la valvola (il cardias) che non chiude bene simboleggia una difficoltà nel mettere un limite tra l’esterno e l’interno. “Sono così aperto e disponibile che lascio entrare tutto, anche ciò che mi fa male, e ora il mio corpo sta cercando di rimediare al mio eccesso di accondiscendenza”.


      4. Differenze di Sfumatura

      • Bruciore retrosternale (dietro il petto): È vicino al cuore. Indica spesso un dolore affettivo “acido”, una delusione amorosa o familiare che non riusciamo a digerire.
      • Rigurgito acido in bocca: Indica che il conflitto è arrivato al limite della parola. Sei quasi pronto a dire quello che pensi, ma l’emozione rimane bloccata a metà strada, irritando i tessuti.

      Cosa suggerisce la Psicosomatica per guarire?

      Imparare a filtrare: Non accettare tutto passivamente. Chiediti: “Questa situazione mi appartiene davvero o la sto subendo?”.

      1. Esprimere l’acidità: Trova un modo sano per far uscire la rabbia o il dissenso. Se non puoi parlare direttamente alla persona interessata, scrivi una lettera (anche senza spedirla) o fai attività fisica intensa.
      2. Il momento del pasto: Il reflusso peggiora se mangi con l’ansia. Trasforma il pasto in un rito in cui “accogli” solo cose buone, isolandoti dalle preoccupazioni lavorative.

      In psicosomatica, l’atto di masticare questa resina dura che si scioglie lentamente ha un valore simbolico fortissimo: aiuta a “masticare e sminuzzare” i problemi che ci sembrano troppo duri da digerire.

      Esiste poi una resina utilissima per i problemi gastrointestinali che ci può essere molto utile: la mastica di chios. Ma cos’è esattamente la mastica di chios?

      Si tratta di una resina naturale prodotta esclusivamente dall’albero del lentisco (Pistacia lentiscus) nell’isola greca di Chios. Dal 2014 è protetta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Non è solo tradizione: la scienza conferma proprietà straordinarie:

      • Antisettico naturale: È l’unico rimedio naturale con efficacia provata contro l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile di molte gastriti e ulcere.
      • Antinfiammatorio: Riduce l’infiammazione del tratto gastrointestinale (ottima per colite e morbo di Crohn in fase lieve come confermato in una recente ricerca: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37569412).
      • Protettivo gastrico: Forma una sorta di pellicola sulle pareti dello stomaco, proteggendole dall’acidità eccessiva (reflusso).
      • Igiene orale: Combatte la placca e l’alitosi (spesso legata a cattiva digestione:https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37147480/).

      Esistono tre modi principali per assumerla, a seconda del tuo obiettivo:

      FormatoUtilizzo idealeCome si usa
      Lacrime (Resina grezza)Riflessologia orale e gastriteSi mastica come una gomma (senza deglutirla subito). All’inizio è dura, poi diventa elastica.
      PolvereUlcere e reflussoSi scioglie mezzo cucchiaino in un bicchiere d’acqua (o yogurt) al mattino a digiuno.
      CapsuleTrattamento d’urto (H. Pylori)Seguire il dosaggio dell’erborista (solitamente 500mg-1g al giorno).

      Se il tuo disturbo è psicosomatico, ti consiglio la resina grezza (le lacrime).

      Masticare la Mastiha richiede tempo e pazienza. In psicosomatica, questo esercizio aiuta a:

      1. Scaricare la tensione mandibolare: Molte persone che soffrono di stomaco soffrono anche di bruxismo (serrano i denti per la rabbia).
      2. Rallentare: Non puoi masticare la Mastiha di fretta. Ti costringe a un ritmo più lento, preparando lo stomaco all’accoglienza.

      La trovi nelle migliori erboristerie o nei negozi di prodotti biologici/greci. Assicurati che sia la “Chios Mastiha originale” (PDO – Denominazione di Origine Protetta) per evitare resine comuni di pino che non hanno gli stessi effetti terapeutici.

      Piccola dritta: Se la mastichi, all’inizio sentirai un sapore di pino e terra molto intenso, quasi amaro. È normale! Dopo pochi minuti diventa più neutro e rinfrescante.

      1. La Tisana “Balsamo di Chios”

      Se hai a disposizione la polvere di Mastiha, puoi preparare una bevanda lenitiva perfetta per i momenti di forte stress gastrico o reflusso.

      Ingredienti:

      • 1 tazza d’acqua (circa 200ml)
      • 1/2 cucchiaino di polvere di Mastiha (circa 1g)
      • 1 cucchiaino di semi di finocchio (per il gonfiore)
      • Un pizzico di zenzero fresco (opzionale, per la nausea)

      Preparazione:

      1. Porta l’acqua a ebollizione con i semi di finocchio e lo zenzero.
      2. Lascia in infusione per 5-7 minuti e poi filtra.
      3. Importante: Aggiungi la polvere di Mastiha solo quando l’acqua è tiepida (non bollente), per non alterare i suoi oli essenziali.
      4. Mescola bene finché non si scioglie parzialmente (tende a precipitare sul fondo, quindi continua a mescolare mentre bevi).

      Mentre la assumi, prova a visualizzare la resina che scende e “sigilla” le pareti dello stomaco, proprio come fa sull’albero per proteggerlo dalle ferite della corteccia. È un esercizio di autocura molto potente.