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  • IL GINESTRINO NEL CONTROLLO DELLO STRESS

    Il ginestrino (Lotus corniculatus) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Sebbene sia spesso considerata una pianta foraggera, la fitoterapia moderna ne apprezza le proprietà sedative e ansiolitiche, agendo in modo mirato sul sistema nervoso centrale (SNC).

    Ecco la spiegazione scientifica del suo meccanismo d’azione contro lo stress:


    1. Il Profilo Fitochimico

    L’efficacia del ginestrino non è legata a un singolo componente, ma a un “fitocomplesso” (un insieme di sostanze che lavorano in sinergia). I protagonisti sono:

    • Flavonoidi: Come la quercetina e il kaempferolo, noti per le proprietà antiossidanti e neuroprotettive.
    • Glicosidi Cianogenetici: Presenti in tracce minime (che non rendono la pianta tossica ai dosaggi terapeutici), esercitano un’azione blandamente sedativa.
    • Tannini e Saponine: Contribuiscono alla stabilità biochimica degli estratti.

    2. Meccanismo d’Azione sul Sistema Nervoso

    Il ginestrino agisce principalmente attraverso due vie:

    • Modulazione del Sistema GABAergico: Si ritiene che alcuni flavonoidi presenti nella pianta possano interagire con i recettori del GABA (acido gamma-amminobutirrico), il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello. Aumentando l’efficacia del GABA, il ginestrino aiuta a “frenare” l’iperattività neuronale tipica degli stati d’ansia.
    • Regolazione dell’Asse HPA: Lo stress cronico attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, portando a un eccesso di cortisolo. I principi attivi del ginestrino aiutano a mitigare questa risposta, riducendo la percezione fisica dello stress (tachicardia, contratture muscolari).

    Il GABA (acido gamma-amminobutirrico) è il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale dei mammiferi. Se il tuo cervello fosse una macchina, il glutammato (un altro neurotrasmettitore) sarebbe l’acceleratore, mentre il GABA sarebbe il pedale del freno.

    Senza una quantità adeguata di GABA, i neuroni sparerebbero impulsi troppo frequentemente e in modo disordinato, portando a ansia, insonnia e attacchi di panico.


    1. Sintesi e Struttura Chimica

    Il GABA è un amminoacido non proteogenico (non serve per costruire proteine) sintetizzato a partire dal glutammato (che è, ironicamente, il principale eccitatorio).

    La reazione chimica è mediata dall’enzima GAD (glutammato decarbossilasi) con l’aiuto della vitamina B6:

    2. Come funziona? (Il meccanismo “Serratura e Chiave”)

    Il GABA agisce legandosi a recettori specifici sulla superficie dei neuroni. Esistono due tipi principali:

    • GABA-A (Recettori Ionotropici): Sono i più veloci. Quando il GABA si lega a loro, apre un canale che permette l’ingresso di ioni Cloro ($Cl^-$), che hanno carica negativa, all’interno del neurone.
    • GABA-B (Recettori Metabotropici): Agiscono più lentamente, attivando proteine interne che portano all’uscita di potassio o alla chiusura di canali calcio.

    Il risultato finale? La carica negativa interna del neurone aumenta (iperpolarizzazione), rendendo molto più difficile per quel neurone “eccitarsi” e trasmettere un segnale. Il sistema si calma.


    3. Gli effetti sul corpo e sulla mente

    Il GABA non serve “solo” per la calma; è fondamentale per l’equilibrio biologico:

    • Riduzione dell’ansia: Inibisce i circuiti della paura nell’amigdala.
    • Qualità del sonno: Durante la notte, i livelli di GABA aumentano per permettere al cervello di entrare nelle fasi profonde del sonno.
    • Controllo motorio: Regola il tono muscolare. Bassi livelli di GABA sono associati a spasmi e tremori.
    • Focus mentale: Sembra paradossale, ma “frenando” i rumori di fondo (pensieri intrusivi), il GABA permette una concentrazione più pulita.

    4. Il legame con il Ginestrino e i Farmaci

    Molte sostanze agiscono modulando i recettori del GABA:

    • Benzodiazepine: Si legano al recettore GABA-A potenziandone l’effetto (sono modulatori allosterici).
    • Alcol: Mimica l’azione del GABA (ecco perché causa rilassamento iniziale e perdita di coordinazione).
    • Fitoterapici (come il Ginestrino): I flavonoidi del ginestrino agiscono come modulatori dolci, rendendo i recettori del GABA leggermente più sensibili senza creare la dipendenza tipica dei farmaci sintetici.

    Curiosità: Il GABA non attraversa facilmente la barriera emato-encefalica. Per questo integrare direttamente GABA puro spesso è meno efficace rispetto all’uso di piante (come il ginestrino) o precursori che aiutano il cervello a produrlo autonomamente.

    3. Effetti Clinici Specifici

    A differenza di altri sedativi più potenti (come la valeriana), il ginestrino ha un profilo d’azione più “gentile”, rendendolo ideale per:

    1. Distonia Neurovegetativa: Regola i disturbi causati dallo stress che si manifestano sul corpo, come palpitazioni o spasmi gastrici.
    2. Insonnia da “Ruminazione”: È particolarmente efficace per chi non riesce a prender sonno a causa di pensieri ossessivi o ansia da prestazione, poiché favorisce il rilassamento senza causare eccessiva sonnolenza diurna.

    Il ginestrino ha anche dimostrato una potenziale antidepressiva importante (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32178424/)

  • INTESTINO E PSICHE: CHI CONDIZIONA CHI?

    Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (IBD) rappresentano patologie complesse, multifattoriali, caratterizzate da una disregolazione cronica della risposta immunitaria, influenzata da predisposizione genetica, fattori ambientali e, in modo significativo, dal microbiota intestinale. Un’attenzione crescente è stata posta sull’interazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale (SNC) e il sistema nervoso enterico (SNE), definita asse intestino-cervello (Gracie et al., 2018), che modula la risposta infiammatoria e la manifestazione clinica delle IBD. Questo studio si è prefissato l’obiettivo di investigare l’associazione tra la composizione del microbiota intestinale, la presenza di disbiosi e l’entità dei sintomi depressivi, ansiosi, i livelli di stress percepito, la qualità di vita e i sintomi gastrointestinali in pazienti affetti da IBD.

    Un numero sempre maggiore di studi sembra associare psiche e intestino

    È stato condotto uno studio longitudinale su un campione di 50 pazienti adulti affetti da IBD, reclutati presso l’Ambulatorio di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale “S.S. Annunziata” di Chieti. Sono stati inclusi esclusivamente pazienti in fase di quiescenza (attività di malattia clinicamente e biochimicamente in remissione).È stata effettuata la raccolta di campioni fecali per l’analisi e la caratterizzazione molecolare del microbiota intestinale e la valutazione dello stato di disbiosi. Contemporaneamente, sono stati somministrati i seguenti strumenti psicometrici standardizzati per la valutazione dei construct psicologici e clinici:

    Sintomi Gastrointestinali: Gastrointestinal Symptom Rating Scale (GSRS)

    Qualità della Vita correlata alla salute (HRQoL): Inflammatory Bowel Disease Questionnaire (IBDQ)

    Stress Percepito: Perceived Stress Scale (PSS)

    Sintomi di Depressione e Ansia: Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS)

    L’analisi del campione ha rivelato che il 55,75% dei soggetti presentava disbiosi intestinale (alterazione dell’equilibrio microbico) e il 44,25% manifestava una generica alterazione della composizione del microbiota.

    Le analisi di correlazione hanno evidenziato associazioni statisticamente significative tra:

    Elevati livelli di Actinobacteria con una maggiore sintomatologia gastrointestinale (GSRS) ed elevati livelli di Actinobacteria con una scarsa Qualità di Vita (punteggi IBDQ inferiori). Ma è stato anche osservato l’aumento della disbiosi intestinale e un incremento dello stress percepito (PSS) e dei sintomi correlati all’ansia (HADS-A).

    L’analisi di regressione ha dimostrato che lo stress percepito e la sintomatologia ansiosa risultavano essere predittori significativi dello stato di disbiosi intestinale. Specifici taxa batterici, correlati alla Qualità di Vita, mostravano anche una significativa inter-predittività.

    I risultati ottenuti indicano che le alterazioni nella composizione del microbiota intestinale e la presenza di disbiosi non erano primariamente influenzate dall’attività della malattia (essendo il campione in fase di remissione), ma mostravano una forte associazione con la sintomatologia psicologica (ansia e stress percepito).

    Queste evidenze supportano la rilevanza clinica dell’asse intestino-cervello nelle IBD in fase di quiescenza. La consapevolezza di questa interconnessione psiconeuroendocrinoimmunologica apre la strada a nuove strategie terapeutiche multimodali che integrino l’approccio gastroenterologico con interventi mirati alla salute mentale (es. gestione dello stress, psicoterapia) e alla modulazione del microbiota, per ottimizzare il benessere complessivo del paziente.

    Le alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi) non sono solo una conseguenza diretta dell’attività infiammatoria della malattia (IBD), ma sono strettamente e indipendentemente associate alla sintomatologia psicologica, in particolare ansia e stress percepito.

    Oltre a questo studio molti altri dati suggeriscono un’associazione causale o bidirezionale in cui la disbiosi e i cambiamenti specifici nella composizione batterica possono avere un impatto diretto sul benessere mentale. Lo stress percepito e i sintomi ansiosi sono stati identificati come predittori significativi dell’entità della disbiosi intestinale, evidenziando una forte influenza dello stato mentale sulla salute microbica. La comunicazione tra intestino e cervello avviene attraverso diversi canali:

    1)     I batteri intestinali producono e modulano i livelli di neurotrasmettitori (come il GABA e la serotonina, che influenzano l’umore e l’ansia) e di acidi grassi a catena corta (SCFA come butirrato), i quali agiscono come segnali che raggiungono il cervello.

    2)     La disbiosi può aumentare la permeabilità della barriera intestinale (“leaky gut”), portando a un aumento della traslocazione batterica o dei loro prodotti. Questo innesca un’infiammazione sistemica di basso grado, la quale è strettamente correlata all’eziologia della depressione e dell’ansia.

    3)     Il Nervo Vago fornisce una connessione diretta e rapida, consentendo ai segnali enterici di influenzare direttamente l’attività cerebrale.

    La comprensione di questa relazione bidirezionale è cruciale perché apre la strada a nuove strategie di intervento note come terapie psicobiotici attraverso un approccio Olistico.

    Si tratta di promuovere un benessere ottimale e in molti casi anche la guarigione considerando la salute intestinale (tramite dieta, probiotici/prebiotici, trapianto di microbiota fecale) insieme agli aspetti psicologici (terapie per stress e ansia) e trattando la salute fisica e mentale come un unico processo.

         Fonte:

    1. Zito, L. (2025). Interazione tra il microbiota intestinale ei fattori psicologici in pazienti affetti da Inflammatory Bowel Disease in remissione; https://tesidottorato.depositolegale.it/handle/20.500.14242/190296

    2)   Burgio, E. B. E. Disturbi psicologici e malattie autoimmuni? La causa è nell’intestino;

    3)   MARASCO, M. L’asse microbiota-intestino-cervello: il ruolo di questa interazione nei disturbi psichiatrici, neurodegenerativi e del neurosviluppo. https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/29030

    4) MENCHINI, L. (2021). ASSE INTESTINO-CERVELLO: CAUSE ED EFFETTI DELLA DISBIOSI NELL’INSORGENZA DI MALATTIE NEURODEGENERATIVE, DISTURBI DELLA PSICHE E POSSIBILI INTERVENTI NUTRACEUTICI. https://etd.adm.unipi.it/t/etd-05052021-115424/

  • TRATTAMENTO FITOTERAPICO DELL’ANSIA: ESISTE UN’ALTERNATIVA AI FARMACI?

    Un’alternativa forse no, ma una proposta interessante forse si.

    Una recente ricerca si è concentrata sulla criticità nell’attuale gestione farmacologica dell’ansia. I farmaci ansiolitici moderni (come le benzodiazepine o alcuni antidepressivi) spesso mostrano limiti di efficacia (non tutti i pazienti rispondono in modo adeguato al trattamento) e problemi di sicurezza (oltre al rischio di dipendenza, soprattutto con le benzodiazepine, posso dare sedazione, alterazioni cognitive e altri effetti collaterali che compromettono la qualità di vita. In questo contesto, la fitoterapia (l’uso di estratti vegetali) è vista come un’importante risorsa per il miglioramento della gestione terapeutica dell’ansia, offrendo potenziali benefici con un profilo di sicurezza percepito come migliore.

    L’ansia è descritta come una condizione psicofisica complessa che si attiva in risposta a stimoli stressanti che sonno dare:

    Manifestazioni Psicologiche: Sentimenti di apprensione, incertezza, paura e allarme.

    Sintomi Fisici (Somatici): Tali manifestazioni sono spesso accompagnate da una risposta neurovegetativa che include tachicardia, sudorazione, tremori e tensione muscolare.

    Disturbi d’Ansia Comuni: Il testo menziona i principali disturbi (Disturbo d’Ansia Sociale, Disturbo d’Ansia Generalizzato, Attacchi di Panico, Agorafobia), sottolineando la loro elevata prevalenza globale (7.3%), che ha subito un forte aumento (fino al 25%) durante la pandemia da COVID-19, evidenziando l’influenza dei fattori ambientali e di stress collettivo.

    L’ansia è un fenomeno che coinvolge meccanismi e circuiti neuronali complessi tra cui aree Cerebrali Chiave nelle quali vengono identificate come fondamentali la talamo e l’amigdala. L’amigdala, in particolare, è il centro nevralgico della paura e dell’elaborazione emotiva.

    Lo stress e l’ansia alterano significativamente l’equilibrio dei neurotrasmettitori nel Sistema Nervoso Centrale (SNC) tra i quali noradrenalina, serotonina, dopamina e, crucialmente, il sistema GABAergico. Un ruolo chiave sotto quest’ultimo aspetto l’Acido Gamma-Amminobutirrico (GABA) è il principale neurotrasmettitore inibitorio del SNC. L’ansia è associata a una riduzione dell’inibizione GABAergica, portando a un’eccessiva eccitazione neuronale e al rilascio di sostanze ansiogene. Molti ansiolitici mirano ad aumentare la funzione inibitoria del GABA.

    La ricerca stabilisce un precedente fitoterapico, citando piante i cui meccanismi d’azione sono già noti. Tra esse compaiono la passiflora incarnata L. e Melissa officinalis L che hanno dimostrato di modulare la trasmissione GABAergica, conferendo un effetto ansiolitico simile a quello di molti farmaci, la lavandula angustifolia P.Mill. (soprattutto l’olio Essenziale il cui effetto ansiolitico è attribuito a meccanismi multipli, tra cui:

    Blocco dei canali del calcio (specifici) nel SNC: Contribuisce a ridurre l’eccitabilità neuronale.

    Interazione con il trasportatore della serotonina (SERT): Meccanismo che modula i livelli di serotonina a livello sinaptico.

    Ma una estratto davvero soprendente è quella di Withania somnifera (nota anche come Ashwagandha). Si tratta di una pianta fondamentale della medicina Ayurvedica (India) classificata come adattogeno, ovvero una sostanza che migliora la capacità del corpo di resistere e adattarsi allo stress (omeostasi) e riduce i danni indotti da agenti stressanti. Questo estratto vegetale ha dimostrato di aiutare a moderare la risposta ormonale allo stress (cortisolo), migliorando l’omeostasi e contribuisce all’effetto sedativo e ansiolitico aumentando l’inibizione nel SNC.

    Anche magnolia officinalis una pianta della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha dimostrato attività ansiolitica. Vanta studi sia preclinici (in laboratorio e su modelli animali) che clinici che ne confermano l’attività ansiolitica attraverso due meccanismi chiave:

    Trasmissione GABAergica: Condivide con altre piante la modulazione del GABA, potenziandone l’effetto inibitorio.

    Azione Cannabimimetica: Questa è un’azione distintiva. Significa che i suoi composti (come l’honokiolo e il magnololo) possono interagire con il sistema endocannabinoide del corpo, un importante regolatore dell’umore, dell’ansia e del dolore.

    Pensare di sostituire i farmaci prescritti dal medico è sicuramente un rischio e non va fatto. Ma ragionare insieme al poprio medico potrebbe essere auspicabile…… i dati ci sono.

    Fonte: CEOLONI, M. Withania somnifera e Magnolia officinalis: due piante potenzialmente utili nel trattamento dell’ansia.