
Per ottenere benefici stabili a livello psicologico attraverso un approccio integrato (sedute psicologiche, alimentazione corretta e attività fisica ) è importante passare da indicazioni generiche a vere e proprie prescrizioni del movimento e dell’attività fisica.
Occorre cioè un approfondimento focalizzato sulla prescrizione clinica (F.I.T.T.) e sulla comparazione biochimica tra le diverse modalità di esercizio, utilizzando il formalismo necessario per definire i carichi di lavoro.
La trasformazione dell’attività fisica in “farmaco” richiede la definizione di un dosaggio preciso. Nella letteratura psichiatrica, il modello F.I.T.T. (Frequency, Intensity, Time, Type) viene declinato come segue per il trattamento dei disturbi dell’umore: 3-5 sessioni settimanali per dare continuità sono fondamentali per mantenere stabili i livelli di BDNF circolante. Inoltre è stato osservato come per l’effetto antidepressivo, l’intensità deve oscillare tra il 60% e l’80% della Frequenza Cardiaca Massima ($FC_{max}$), calcolabile approssimativamente come:
$$FC_{max} \approx 220 – \text{età}$$.
Anche il tempo e il tipo di attività sono molto importanti: sessioni di 30-45 minuti vanno bene mentre oltre i 60 minuti, in soggetti non allenati, l’eccessivo rilascio di cortisolo potrebbe antagonizzare i benefici neurotrofici. La scelta tra protocolli aerobici (AT), anaerobici di resistenza (RT) o combinati è poi da valutare caso per caso da professionisti adeguatamente preparati. L’attività fisica agisce come un catalizzatore per i trattamenti standard (SSRI/SNRI). La ricerca indica che l’esercizio fisico aumenta la permeabilità della barriera emato-encefalica e la sensibilità dei recettori post-sinaptici. In particolare, il rapporto tra volume di esercizio ($V$) e risposta terapeutica può essere modellato come una funzione a “U invertita”, dove il beneficio massimo si ottiene in un range di intensità moderata; carichi eccessivi (overtraining) possono indurre stati di neuroinfiammazione paradossa:
$$B_{f} = \int_{t_0}^{t_n} (P_{syn} \cdot E_{i}) \, dt – C_{all}$$
Dove:
- $B_{f}$: Beneficio fisiologico totale.
- $P_{syn}$: Plasticità sinaptica indotta.
- $E_{i}$: Intensità dell’esercizio.
- $C_{all}$: Carico allostatico (stress biologico).
La conclusione clinica è che la prescrizione non deve essere statica: il clinico deve monitorare la aderenza terapeutica e la risposta soggettiva, variando il tipo di attività in base alla fase della patologia (es. aerobica in fase acuta ansiosa per lo “scarico” neurologico, resistenza in fase di recupero depressivo per la ricostruzione dell’identità corporea). Associare una adeguata attività fisica ad un supporto psicologico (laddove indicato) può aiutare a condurre una vita più lunga e salutare.