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  • LA RELAZIONE TRA MITOCONDRI E MICROBIOTA INTESTINALE

    La relazione tra i mitocondri e il microbiota intestinale è un’interazione bidirezionale e fondamentale per la salute cellulare e sistemica. I metaboliti prodotti dai batteri intestinali influenzano direttamente la funzione mitocondriale e, allo stesso modo, la salute dei mitocondri può influenzare la composizione del microbiota (https://www.nature.com/articles/ncomms13419). Tale relazione sembra manifestarsi anche con chiara evidenza nel corso di attività fisica (sportiva o altro: si veda https://www.frontiersin.org/journals/physiology/articles/10.3389/fphys.2017.00319/full)

    Il microbiota intestinale influenza in modo diretto i mitocondri e la loro funzione

    Il microbiota intestinale produce una vasta gamma di metaboliti che vengono assorbiti e agiscono come molecole segnale o fonti di energia per le cellule dell’ospite, influenzando in particolare i mitocondri. Ma quali sono i metaboliti prodotti dal microbiota intestinale?

    1. Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA): Sono i mediatori più noti. Prodotti dalla fermentazione delle fibre alimentari non digeribili, gli SCFA (come butirrato, propionato e acetato) hanno un impatto diretto.
    2. Il butirrato è la principale fonte di energia per le cellule epiteliali del colon (colonociti). Stimola la biogenesi mitocondriale (la creazione di nuovi mitocondri) e ne ottimizza la funzione, riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione.
    3. Gli SCFA possono anche regolare la trascrizione genica di fattori cruciali per la funzione mitocondriale in diversi tessuti (es. muscolo, tessuto adiposo, fegato).
    4. Acidi Biliari Secondari: Derivati dalla modificazione degli acidi biliari primari da parte del microbiota. Questi acidi biliari fungono da segnali che possono modulare il metabolismo dell’ospite, influenzando potenzialmente anche i mitocondri.
    5. Altri Metaboliti: Alcuni composti prodotti dal microbiota possono avere effetti negativi se in eccesso, come il solfuro di idrogeno, che ad alte concentrazioni può inibire la funzione mitocondriale e danneggiare la barriera intestinale.

    I mitocondri possono influenzare direttamente il microbiota intestinale

    La funzione mitocondriale dell’ospite, in particolare nelle cellule epiteliali intestinali (enterociti) e nelle cellule immunitarie, è cruciale e può influenzare l’ambiente intestinale e, di conseguenza, la composizione del microbiota (la disbiosi).

    Mitocondri sani negli enterociti sono essenziali per l’integrità della barriera intestinale. Quando i mitocondri sono disfunzionali, può esserci un aumento dello stress ossidativo e un danno alla barriera, portando alla cosiddetta “permeabilità intestinale” (leaky gut). Questa alterazione permette il passaggio di molecole batteriche e metaboliti infiammatori, innescando l’infiammazione e alterando l’ambiente per il microbiota, favorendo la disbiosi (uno squilibrio microbico).

    I mitocondri svolgono un ruolo chiave nella risposta immunitaria delle cellule. La disfunzione mitocondriale può portare a una risposta infiammatoria eccessiva che, a sua volta, influenza la selezione e la crescita delle specie microbiche nell’intestino.

    Molteplici studi hanno suggerito che le mutazioni nel mtDNA (l’unità di energia delle cellule) possono essere collegate a specifici cambiamenti nella composizione del microbiota, indicando un’influenza diretta della genetica mitocondriale sulla popolazione batterica.

    La relazione tra microbiota intestinale e mitocondri crea un’alleanza cruciale

    Questa interazione costituisce un vero e proprio asse bidirezionale (“asse mitocondrio-microbiota”) che è essenziale per il mantenimento dell’omeostasi sistemica. La disfunzione in quest’asse è stata implicata nello sviluppo di diverse patologie, tra cui alterazioni metaboliche (come resistenza all’insulina e obesità), malattie infiammatorie intestinali e malattie neurodegenerative (come per la malattia di Alzheimer, attraverso l’asse intestino-cervello).

    Un microbiota sano supporta i mitocondri producendo “carburante” e molecole protettive, e a sua volta, mitocondri sani garantiscono un ambiente intestinale ottimale e non infiammato che mantiene il microbiota in equilibrio.

  • MEDICINA E PSICOLOGIA DELLO STILE DI VITA: COSA SONO E PERCHE’ CI POSSONO CAMBIARE LA VITA

    La Medicina dello Stile di Vita (o Lifestyle Medicine) è una disciplina medica basata sull’evidenza scientifica che si concentra sull’uso terapeutico di interventi sullo stile di vita per prevenire, trattare e persino invertire la progressione delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT).

    La Lifestyle Medicine è definita come una specialità medica che utilizza approcci terapeutici fondati su prove di efficacia. Essa riconosce che la maggior parte delle MCNT, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e alcuni tipi di cancro, sono strettamente correlate a fattori di rischio modificabili legati allo stile di vita.

    1) Approccio Eziologico: Si distingue dalla medicina tradizionale focalizzata primariamente sulla gestione dei sintomi (farmacologia o chirurgia) perché mira a trattare le cause profonde (eziologiche) della malattia cronica, che spesso risiedono in comportamenti e abitudini poco salutari;

    2) Interdisciplinarietà: Si muove in un campo interdisciplinare che include medicina interna, nutrizione, psicologia, neuroscienze, sociologia e sanità pubblica;

    3) Obiettivo Fisiopatologico: Gli interventi mirano a correggere la fisiopatologia sottostante comune a molte MCNT, come l’infiammazione sistemica di basso grado, la disfunzione endoteliale e la resistenza all’insulina, che sono fortemente influenzate da fattori ambientali e comportamentali (epigenetica). Secondo organizzazioni come l’American College of Lifestyle Medicine (ACLM), questa disciplina si basa su sei aree chiave di intervento, i cosiddetti “sei pilastri”, tutti supportati da una solida evidenza scientifica per la prevenzione e il trattamento delle MCNT:

    Alimentazione a Base Vegetale (Whole-Food, Plant-Based Diet)

    Si promuove un’alimentazione ricca di alimenti vegetali integrali (frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi), limitando il consumo di cibi ultra-processati, zuccheri aggiunti, grassi saturi e carni rosse/lavorate. Studi dimostrano che questo modello nutrizionale può migliorare l’assetto lipidico, ridurre la pressione sanguigna, ottimizzare i livelli di glucosio e ridurre l’infiammazione.

    Attività Fisica Regolare

    Si raccomanda l’aderenza alle linee guida internazionali (es. OMS), che prevedono almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica a intensità moderata o 75 minuti a intensità vigorosa, oltre ad esercizi di rafforzamento muscolare. L’esercizio fisico migliora la salute cardiovascolare, aumenta la sensibilità all’insulina, favorisce la gestione del peso e ha effetti positivi sul tono dell’umore.

    Gestione dello Stress

    Utilizzo di tecniche come la mindfulness, la meditazione, lo yoga o la respirazione consapevole per affrontare lo stress cronico, che è associato a patologie come ipertensione, depressione e indebolimento immunitario.

    La gestione efficace dello stress riduce il rilascio di ormoni dello stress (es. cortisolo) che contribuiscono all’infiammazione e al danno vascolare.

    Sonno Adeguato:

    Assicurarsi un sonno ristoratore, tipicamente tra le 7 e le 9 ore a notte per gli adulti, e mantenere un ritmo circadiano regolare. La deprivazione cronica di sonno è correlata a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, influenzando negativamente gli ormoni regolatori dell’appetito e del metabolismo.

     Evitamento di Sostanze Rischiose:

    Cessazione dell’uso di tabacco e limitazione o eliminazione dell’uso di alcol, droghe ricreative e uso improprio di farmaci. Queste sostanze sono noti fattori di rischio per molte MCNT e forme di cancro.

    Connessioni Sociali Positive:

    Mantenimento e coltivazione di relazioni interpersonali forti e supporto sociale. L’isolamento sociale è un fattore di rischio significativo per la mortalità precoce e per lo sviluppo di malattie croniche e depressione.

    Nella Lifestyle Medicine, il ruolo del professionista sanitario è quello di un coach e un partner terapeutico, non solo di un prescrittore. Vengono utilizzate tecniche come il Colloquio Motivazionale (Motivational Interviewing) per facilitare e sostenere il paziente nel percorso di cambiamento dei propri comportamenti a lungo termine, riconoscendo l’importanza dell’autoefficacia e della responsabilità personale nella gestione della propria salute.

    La Lifestyle Medicine rappresenta un cambiamento di paradigma verso un approccio proattivo e preventivo, ponendo lo stile di vita come la “medicina” di base più potente ed economicamente vantaggiosa per la salute globale.

    Ma cosa è e come si relaziona la Psicologia dello Stile di vita con la Medicina dello Stile di Vita?

    Se la Medicina dello Stile di vita si concentra sul cosa (i sei pilastri), la Psicologia dello Stile di Vita si concentra sul come e sul perché i comportamenti vengono adottati, mantenuti o cambiati.

    Non esiste un’unica disciplina chiamata formalmente “Psicologia dello Stile di Vita” quanto un’area di indagine multidisciplinare che attinge pesantemente dalla Psicologia della Salute (Health Psychology), dalla Psicologia Comportamentale e dalla Psicologia Sociale, con l’obiettivo di comprendere e influenzare i modelli comportamentali legati al benessere.

    La Psicologia dello Stile di Vita analizza i complessi fattori interni ed esterni che determinano le scelte e le abitudini quotidiane di un individuo e la loro relazione con la salute fisica e mentale.

    In un’ottica psicologica, lo stile di vita è inteso in due modi principali:

    Radice Adleriana (Interna): Risalente ad Alfred Adler, indica il principio unificante che organizza le tendenze, le mete e le aspirazioni di un individuo in un modello unico di azione. In quest’ottica, lo stile di vita riflette i valori, lo stile cognitivo e l’orientamento di base dell’individuo verso sé stesso, gli altri e la società.

    Contesto Comportamentale (Esterna/Sociale): L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce gli stili di vita come modelli di scelte comportamentali dalle alternative disponibili alle persone, in base alle loro circostanze socio-economiche. Questo enfatizza l’interazione tra le scelte individuali e le “opportunità di vita” (life chances) fornite dall’ambiente sociale.

    Lo psicologo dello stile di vita agisce come facilitatore del cambiamento, superando le barriere psicologiche che ostacolano l’adozione di abitudini sane. Per farlo opera sia attraverso una valutazione e comprensione psicologica  e sia attraverso tecniche e strategie di intervento.

    Sotto il primo profilo (valutazione e comprensione psicologica) si opera attraverso tre interventi:

    a) Identificazione delle Barriere: Analizzare i fattori che impediscono il cambiamento (es. mancanza di motivazione, stress cronico, schemi di pensiero disfunzionali, bassa autoefficacia, abitudini consolidate).

    b) Analisi Funzionale: Comprendere le funzioni che il comportamento non salutare svolge per l’individuo (es. mangiare per gestire l’ansia, fumare per sentirsi accettati socialmente) al fine di sostituirlo con meccanismi di coping più adattivi.

    c) Conflitti di Valore: Spesso, il problema non è la mancanza di conoscenza, ma il conflitto tra i valori dichiarati (es. “voglio essere sano”) e i valori messi in pratica (es. la gratificazione immediata).

    Sotto il secondo profilo (tecniche e strategie di intervento) il professionista utilizza tecniche comprovate per sostenere il paziente nel percorso di modifica dello stile di vita. Perché ciò avvenga si inizia con un colloquio Motivazionale (Motivational Interviewing – MI) attraverso un approccio collaborativo e centrato sul cliente per esplorare e risolvere l’ambivalenza al cambiamento. Il colloquio motivazionale aiuta il paziente a esprimere il proprio linguaggio di cambiamento e a rafforzare la motivazione intrinseca.

    La terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) / Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno (ACT) aiuta a identificare e modificare i pensieri e le credenze che sabotano lo stile di vita (es. “Se salto un giorno, è inutile continuare”) nonché a promuovere l’accettazione dei disagi legati al cambiamento e l’impegno verso azioni che siano coerenti con i propri valori fondamentali.

    Utile anche insegnare a fissare obiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti, Temporizzabili attraverso  tecniche di Self-Regulation e Goal Setting  finalizzate a monitorare i progressi (self-monitoring) e a sviluppare strategie per affrontare le ricadute.

    La Psicologia dello Stile di Vita è l’ingrediente cruciale per trasformare la conoscenza medica dei sei pilastri in azione concreta e sostenibile a lungo termine, agendo sulle componenti psicologiche che guidano ogni singola scelta quotidiana.